Etichette alimentari/ Scatta l’obbligo di indicare lo stabilimento di produzione. Le attenzioni degli italiani

- Bruno Zampetti

Nuova etichetta di identificazione in arrivo per i cibi in Italia. Sui prodotti alimentari si dovrà indicare lo stabilimento di provenienza. I pareri di Coldiretti e Unc

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Scatta oggi l’obbligo di indicazione, sulle etichette dei cibi, dello stabilimento di produzione o trasformazione, in ossequio alle disposizioni del decreto legislativo del 15 settembre scorso. Proprio pochi giorni fa l’Osservatorio Ixè aveva condotto un’indagine per Citterio, evidenziando come il 95% degli italiani legga le etichette dei prodotti alimentari, anche se nel 61% queste risultano poco chiare o comprensibili. Oltre alla data di scadenza (75%), le informazione cui si presta più attenzione sono gli ingredienti (61%), l’origine delle materie prime (53%), i conservanti e coloranti (52%), le condizioni di conservazione (49%), il valore energetico (36%), la quantità di acidi grassi saturi e sodio (34%). Adnkronos riporta le parole di Margherita Sartorio di Ixè, secondo cui negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione “al cibo, alla salubrità e al benessere, congiunta ad una ricerca costante di rassicurazione su ciò che si porta a tavola”, L’indicazione obbligatoria dello stabilimento di produzione o trasformazione dovrebbe contribuire ad aumentare la consapevolezza su quel che si sta effettivamente acquistando.

ETICHETTE CIBI, NUOVO OBBLIGO DI INDICAZIONE

Nuova etichetta di identificazione in arrivo per i cibi in Italia. Da domani scatta infatti l’obbligo di indicare, sulla confezione degli alimenti, la sede e l’indirizzo dello stabilimento di produzione o di confezionamento. Tutto questo per rispondere alle disposizioni del decreto legislativo del 15 settembre scorso. Non si tratta a tutti gli effetti di una novità. Un po’ perché su diversi alimenti in vendita è già da tempo indicato lo stabilimento di produzione, un po’ perché, come ricorda la Coldiretti, l’obbligo di indicazione era sancito già dalla legge italiana, ma era stato poi abrogato con il riordino della normativa europea in materia di etichettatura alimentare. La legge prevede sanzioni da 2.000 a 15.000 euro in caso di inadempimento e anche nel caso l’azienda  produttrice abbia più stabilimenti, ma non indichi qual è quello di effettiva provenienza del prodotto.

ETICHETTE ALIMENTARI, OBBLIGO DI INDICARE STABILIMENTO DI PRODUZIONE

Non c’è dubbio che in tema di etichettatura alimentare il Governo abbia compiuto un’importante opera, anche per quel che riguarda l’indicazione di provenienza di latte, pomodoro e grano, in modo che i consumatori siano consapevoli di quando comprano effettivamente latticini, conserve, pasta e quant’altro provenienti effettivamente dall’Italia. Per Coldiretti va però al più presto prevista l’indicazione obbligatoria in etichetta per tutti gli alimenti anche dell’origine degli ingredienti. Questo perché i consumatori non sempre sono coscienti che stanno acquistando prodotti a base di carne non allevata in Italia o di frutta (anche abbondantemente presente sul nostro territorio, come le arance) proveniente dall’estero. Anche perché non mancano etichette di aziende italiane che non sono sufficientemente chiare nel far capire ai consumatori che non stanno comprando prodotti “made in Italy”.

I VANTAGGI PER I CONSUMATORI

Massimiliano Dona, Presidente dell’Unione nazionale consumatori, già a ottobre, quando era stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto legislativo, aveva espresso un parere positivo sull’obbligo di indicazione in etichetta dello stabilimento di produzione o trasformazione per i prodotti alimentari. Esso consente infatti di capire se un prodotto tipico è stato realizzato o meno nel territorio più “consono” oppure di capire se due prodotti di marchio diverso siano stati realizzati in realtà nello stesso stabilimento e quindi siano “identici”. “Infine, aspetto da non trascurare, dal punto di vista sanitario, la disponibilità immediata dell’informazione della sede dello stabilimento nei casi di allerta, consente alle autorità di ricostruire la filiera e accorciare notevolmente i tempi di indagine in caso di emergenze, così riducendone anche l’impatto mediatico”, segnalava Dona.

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