RIPRESA?/ Il reddito di scopo per trainare l’occupazione

- Mauro Artibani

Per evitare una ripresa senza aumento dell’occupazione bisogna cambiare le regole del sistema economico, in particolare sul reddito, dice MAURO ARTIBANI

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Lapresse

Signori della politica, è tempo di guardare avanti, smesso di menare il can per l’aia, giungere a interrogar la regola per uscire dalla crisi: può esserci ripresa senza lavoro? Già, se occorre reddito per riavviare il ciclo economico, occorre lavoro che retribuisce! Sì, la dottrina economica vincola il reddito all’occupazione, l’occupazione a un lavoro.

Il buon senso ammicca: se lavoro, ottengo un reddito necessario per dare ristoro ai miei bisogni. Senza strafare mi cibo, mi abbiglio, mi curo; ci scappa pure qualche sfizietto, che so, un bel viaggetto oppure un pranzetto dar sor Fischietto. Quando invece il reddito da lavoro non riesce a sostenere la domanda, per smaltire un’offerta andata ben oltre il bisogno e le merci restano invendute: chi vorrà produrre nuove merci? Chi lavorerà per produrle? Quale lavoro produrrà reddito? Avremo ancor meno guadagno insomma; reddito da lavoro indisponibile: ancor più crisi!Un circolo vizioso.

Per uscire dal guado occorre cambiare le regole del gioco. Per farlo occorre sospendere l’efficacia normativa di quella dottrina, giusto il tempo per riflettere. Voilà, sintetica e cangiante, la regola: reddito per creare lavoro. Dove trovare il reddito? Nella non retribuita quotidiana pratica del consumo: dove sennò? Là, dove vengono impiegate le nostre risorse; nell’esercizio della vita spesa a fare la spesa per smaltire la sovrabbondante offerta di prodotto. Quel lavoro, insomma, che retribuisce l’economia. Lavoro che crea lavoro, occupazione; retribuito, reddito che compensa redditi insufficienti. Reddito di scopo, e che scopo: smaltire l’offerta sul mercato. Vi sarà necessità di nuova produzione, nuovo lavoro; nuovo reddito per riavviare il ciclo economico. Reddito erogato magari dagli extra-profittatori di profitto; quei Signori che hanno guadagnato a iosa, che hanno più merci in magazzino di quante se ne possano smerciare e che avranno da sborsare cash a chi vorrà smaltire quell’accumulo.

Ok, si chiama redistribuzione, non per resuscitare furori ideologici, per suscitare invece ragioni economiche per il profitto di tutti, per l’oggi e il domani. Oddio, a esser pignoli ci sarebbe pure un’altra via: l’eccesso di offerta unita all’insufficienza della domanda impalla il mercato? In un mercato efficiente v’è l’occasione per nuova offerta, di domanda però e nuova domanda per quella offerta. L’occasione è ghiotta: i produttori hanno bisogno di acquistare la nostra voglia di consumare, noi consumatori di vendere la voglia di acquistare. Questo il prodotto, le convenienze ci sono, si fa il prezzo. Quel prezzo, il nostro reddito. Reddito scaccia crisi.

Orsù ragazzi, occorre costruire questo nuovo mercato: diamoci da fare!

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