INCHIESTA ALITALIA/ Altro che risparmi, la compagnia costa più che con Etihad

Sono arrivati dei dati interessanti relativi ad Alitalia. Elaborandoli e confrontandoli con il passato rivelano una realtà poco piacevole, spiega UGO ARRIGO

01.05.2018 - Ugo Arrigo
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Lapresse

Nell’intero anno 2017 Alitalia, in gestione commissariale per otto mesi su dodici, ha registrato una perdita industriale superiore ai 500 milioni di euro, molto più elevata dei 337 milioni del 2016 e dei 149 del 2015. La perdita netta d’esercizio non è nota, ma è stimabile in prossimità dei 600 milioni di euro, in ogni caso superiore a 550. Anche in questo caso si tratta di un valore più elevato sia dei 492 milioni di perdita consolidata, dichiarata dai vecchi amministratori di Etihad nella “Relazione illustrativa” allegata alla richiesta di amministrazione straordinaria del 2 maggio 2017, sia dei 199 milioni di perdita consolidata riportata nel bilancio ufficiale del 2015, l’ultimo documento contabile ufficialmente disponibile.

I dati di sintesi della gestione economica del 2017 non sono stati pubblicati, ma risultano facilmente ricostruibili ricomponendo i dati frammentari comunicati dai commissari straordinari in due differenti occasioni. La prima di esse è stata un’audizione parlamentare a novembre 2017 a seguito della quale è stato pubblicato un comunicato stampa con i dati di sintesi del conto economico per i cinque mesi compresi tra giugno e ottobre dello scorso anno. I dati dell’intero periodo coperto dalla gestione commissariale, dunque gli otto mesi compresi tra giugno e dicembre, sono stati in ultimo pubblicati dal Sole 24 Ore del 29 aprile. Questi dati vanno ad aggiungersi a quelli del primo bimestre 2017, riportati nella “Relazione illustrativa” allegata alla richiesta di gestione commissariale. Restano fuori pertanto solo i mesi di marzo e aprile 2017, tuttavia il primo è ricavabile dal dato del primo trimestre 2017, riportato per raffronto col primo trimestre 2018 sempre nell’articolo del Sole 24 Ore. Per aprile, in mancanza di meglio, sopperiamo con una nostra stima, ipotizzando costi per 285 milioni e ricavi per 220 milioni.

In sintesi, sommando dati ufficiali, dati ufficiosi e stime abbiamo così ricostruito il conto economico dell’esercizio 2017, illustrato nel Grafico 1.

Grafico 1 – Costi e ricavi operativi di Alitalia nel 2017

I costi operativi totali ammontano a poco meno di 3,4 miliardi di euro, mentre i ricavi operativi sfiorano i 2,9 miliardi e il saldo industriale è in conseguenza negativo per mezzo miliardo. Per comprendere le tendenze in atto occorre confrontare questi numeri con quelli dei due precedenti esercizi, relativi alla gestione Etihad. Ricordiamo che mentre i dati del 2015 sono tratti dal bilancio ufficiale, quelli del 2016 sono ufficiosi, in quanto desunti da un documento sottoposto dall’azienda alle organizzazioni sindacali nel marzo 2017.

Grafico 2 – Costi e ricavi operativi di Alitalia nel triennio 2015-17

Come illustrato nel Grafico 2, i costi totali risultano sostanzialmente stazionari nel triennio considerato e nel 2017, per due terzi del tempo gestito dai commissari straordinari, diminuiscono solo di 45 milioni rispetto all’anno precedente (-1,3%). Sempre nel 2017, tuttavia, i passeggeri trasportati da Alitalia sono scesi, secondo le statistiche dell’Enac, a 21,8 milioni dai 23,1 milioni dell’anno precedente, con una riduzione del 5,8%. Un calo analogo si è avuto anche nei voli offerti: -6,6% su base annua a marzo 2017, -4,2% a giugno, -5,8% a settembre e -6,2% a dicembre, secondo le rilevazioni dell’Institut für Flughafenwesen und Luftverkehr. A marzo 2018 i voli offerti da Alitalia risultano in ulteriore calo del 4,5% rispetto al marzo 2017, pertanto la riduzione rispetto a marzo 2016 sale al 10,6%. I costi totali dell’azienda sono tuttavia risultati anelastici rispetto alla riduzione dell’offerta, almeno nel corso dell’esercizio 2017. In assenza della cassa integrazione, attivata dapprima per 1.400 lavoratori a giugno 2017 e successivamente per 1.600 in ottobre, i costi totali di Alitalia sarebbero inoltre risultati più elevati nello scorso anno di almeno 50 milioni. A differenza dei costi totali, che appaiono non comprimibili, i ricavi totali hanno invece subito una riduzione significativa: dopo essere diminuiti di 158 milioni nel 2017 (-4,9%), si sono ulteriormente ridotti per altri 210 milioni circa nel 2017 (-6,8%), un calo che riflette principalmente la riduzione dei passeggeri trasportati.

Si può pertanto pervenire alla sintesi seguente: Alitalia meno vola, meno trasporta, meno incassa e più perde, data la rigidità apparente dei suoi costi totali verso il basso. Per approfondire il tema della rigidità dei costi abbiamo anche provveduto a un’analisi più dettagliata calcolando, per i tutti i periodi per cui ciò era possibile e utilizzando le fonti descritte in precedenza, i costi medi mensili di funzionamento del vettore, distinti per tipologia di voce. I dati sono riportati nella Tabella 1.

Tabella 1 – Costi medi mensili di Alitalia per tipologia di voce

 

Ciò che emerge dalla Tabella 1 è sorprendente: Alitalia sembra generare costi mensili costanti indipendentemente dai periodi, dalle quotazioni petrolifere e dai livelli di offerta. Nel 2015 essa costava 284 milioni al mese, nel 2016 286 milioni, nonostante la caduta dei prezzi petroliferi avvenuta in quell’anno, 291 milioni nei primi due mesi 2017 a gestione Etihad e 289 milioni nel periodo giugno-ottobre 2017 a gestione commissariale. In base a questi dati non si ha traccia degli effetti di politiche di contenimento dei costi che i commissari hanno dichiarato in differenti occasioni di aver avviato.

Resta infine da formulare qualche ipotesi sul risultato netto di Alitalia nel 2017. Nel 2015 il risultato netto consolidato del gruppo Alitalia fu di 50 milioni peggiore del risultato industriale, come riportato nel bilancio ufficiale, mentre nel 2016, incrociando i differenti dati ufficiosi disponibili in assenza del bilancio, esso sembra essere stato di ben 155 milioni più elevato. Nel 2017 appare ragionevole ipotizzare un maggior valore dell’ordine di grandezza dei 100 milioni di euro, considerando che su di esso pesano gli interessi del prestito ponte pubblico per almeno 40 milioni. Pertanto è ragionevole attenderci una perdita netta di circa 600 milioni, quasi due milioni in media al giorno, e in ogni caso compresa tra 550 e 600 milioni.



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