SPILLO/ Il “tribunale” per far ripartire l’economia

Se la spesa serve a stimolare la crescita economica, è bene che non ci sia solo una parte della popolazione con le risorse sufficienti a farla, spiega MAURO ARTIBANI

20.05.2018 - Mauro Artibani
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La ricchezza, nel sistema economico, viene generata dalla spesa aggregata. Generata e incassata, viene poi traferita dall’impresa ai soggetti economici mediante il remunero di capitale e lavoro. Ciò detto, ficchiamoci dentro la realtà delle cose. Bene, quando ti ritrovi così: “Secondo la stima preliminare dell’Istat, la povertà assoluta coinvolgerebbe nel 2017 poco meno di 1,8 milioni di famiglie Si tratta di circa 5 milioni di individui, l’8,3% sul totale della popolazione residente”. Mica solo così, pure cosà: l’Italia, dicono da Boston Consulting, conta 307mila famiglie milionarie, pari all’1,2% del totale, che possiedono il 20,9% della ricchezza finanziaria italiana (azioni, obbligazioni, depositi e strumenti di liquidità). Beh, se i modi di quel trasferimento generano tutto questo son cacchi! Sì, se gli uni non possono fare quella spesa e gli altri, magari, ne fanno meno di quel che possono, sono cacchi; per tutti

Fin quando si stava nell’economia della produzione, l’ideologia e la morale cercavano di affibbiare ragioni e torti a questi renitenti. Già, renitenti, quei poveri con i bisogni insoddisfatti e quei ricchi, soddisfatti e con il tasca il resto. In mezzo stanno gli eticisti e la politica a far baccano (il baccano della politica dividerà il mondo in due; tra chi prende le parti del capitale e chi del lavoro) e prender parte. Quando venne il tempo dell’economia dei consumi (ovvero quel sistema produttivo dove l’offerta supera strutturalmente la domanda) fu suonata tutt’un’altra musica: macché poveri e ricchi, macché buoni e cattivi. Se generare ricchezza è la legge, la spesa fatta diventa la regola per distinguere tra ragione o torto.

Sì, quando la spesa si rende indifferibile per fare la crescita economica e non si fa quanta ne occorre, ci si trova di fronte a veri e propri atti delinquenti. Già, quando vedi la crescita trascinarsi su strade zeppe di debito, ti tocca fare i conti: cavolaccio, quei bisognosi non smaltiscono quanto prodotto, non fanno riprodurre; manco partecipano, per quanto possono, al pagamento delle imposte. Stesso delitto per gli affrancati dal bisogno che, con i magazzini pieni, fanno mancare pure la spesa per gli investimenti (la spesa delle imprese volta ad aumentare la produzione).

Dunque, tutti questi “pocodibuono” si sottraggono del fare quel che gli spetta, per obbligo di ruolo: la crescita economica! Tocca alla giurisdizione dell’economia circoscrivere il reato, i rei, le pene e le misure di sicurezza acciocché tutto questo non abbia a ripetersi e, per l’amor di dio, niente questione etica per favore!

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