SPILLO/ Via i monopoli sindacali: la sfida di Assolombarda a Lega e M5s (e a Confindustria)

- Nicola Berti

Fra le pieghe dell’ultimo “libro bianco sul lavoro” presentato da Assolombarda c’è il superamento dell’articolo 39 della Costituzione, oltre il Jobs Act. NICOLA BERTI

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Il tavolo dei negoziati di governo fra Lega e M5s (Foto dal web)

Il prossimo ministro del Lavoro – forse lo stesso Luigi Di Maio – si ritroverà subito sul tavolo una singolare proposta di riforma costituzionale: quella dell’articolo 39, ancora non attuato dopo 70 anni nella previsione di registrazione per le organizzazioni sindacali e per i contratti collettivi stipulati. Una scossa che andrebbe oltre il semplice sviluppo del Jobs Act, ha lasciato chiaramente intendere il presidente di Assolombarda Carlo Bonomi, che ha presentato pochi giorni fa il libro bianco “Il futuro del lavoro”.

Il rapporto – redatto con l’aiuto della Fondazione Adapt – è stato lanciato alla vigilia dell’assemblea annuale di Confindustria, in programma dopodomani. Gli industriali di Milano, Monza e Lodi sono la maggiore comunità territoriale italiana,  su posizioni critiche verso la leadership di Vincenzo Boccia, che sta doppiando il primo mandato biennale in Viale dell’Astronomia. Non ha quindi sorpreso che Bonomi abbia riproposto in termini problematici la questione della rappresentanza e della contrattazione due mesi dopo dopo che Confindustria e Cgil-Cisl-Uil hanno siglato un’intesa-quadro a Palazzo Chigi sull’evoluzione delle relazoni fra parti sociali. Il “patto della fabbrica” è stato tuttavia firmato “in articolo mortis” a cavallo del voto del 4 marzo, che ha travolto il governo Gentiloni e il suo tentativo di recuperare un po’ di concertazione, dopo la rottamazione dei corpi intermedi perseguita da Matteo Renzi. Per questo Bonomi ha indicato come “punto di ripartenza” non un Jobs Act ancora in gran parte da realizzare, ma il suo predecessore: Il Libro Bianco presentato nel 2001 a Milano da Marco Biagi, base politica e tecnica per la riforma Sacconi, nonché causa dell’assassinio dell’economista da parte delle Br.

È in quella riforma – varata appena dopo la seconda affermazione elettorale del centrodestra i giverni Prodi-D’Alema-Amato – che Assolombarda rivede in prospettiva una molla di cambiamanto reale nelle dinamiche del mercato del lavoro: un tentativo riuscito di scongelare Pil e occupazione attraverso la flessibilizzazione della contrattazione, allora imprigionata ancora nei tabù del dopo-autunno caldo 1969. Oggi, dice il rapporto, c’è sicuramente bisogno di attenzioni specifiche alle infinite sfide del nuovo lavoro e dei nuovi lavoro: dallo smart working digitale all’utilizzo strategico della sicurezza sul lavoro. Ma l’Azienda-Italia deve avere il coraggio di rimettere in discussione anche il monopolio di fatto delle relazioni sindacali e dei modelli di contrattazione: anche a costo di togliere le garanzie di fatto di cui hanno goduto Cgil, Cisl e Uil, oggi sempre più rappresentanti di pensionati piuttosto che di lavoratori attivi; e ormai obsolete come cinghie di trasmissione  politico-sindacali di partiti che non esistono più da tempo.

È presto per capire se l’iniziativa di Assolombarda (che ha già preannunciato per l’autunno una replica sul piano fiscale) sia più una provocazione o più una mano tesa al governo che nasce oggi: formato da due nuovi partiti, l’uno forte dei consensi di chi non ha lavoro, non importa se giovane o vecchio, se localizzato a no al Sud; l’altro fortemente sostenuto dai nuovi ceti produttivi, localizzati al Nord ma non solo. Sono mondi che vogliono e devono incontrarsi sul mercato del lavoro. Lega e M5S – incontrandosi fra mille fatiche sul piano politico – sanno di dover dare risposte a quei loro elettori. Vedremo se fra di esse vi sarà spazio anche per forme di “distruzione creatrice” delle relazioni sindacali. Lanciate comunque dagli industriali di Milano.

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