FINANZA/ La strada per “liberarsi” dalla guerra tra Usa e Germania

- Mauro Artibani

La Germania ha deciso di puntare sulla domanda altrui per crescere. Come risposta si minacciano dazi. Deve esserci una via d’uscita da questa situazione. MAURO ARTIBANI

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Angela Merkel (Lapresse)

Perché tanto debito in giro per il mondo? Beh, mi prendo la briga di provare a indovinare: quando la capacità produttiva accumulata dalle imprese supera i vantaggi generati dagli aumenti di produttività, la relazione virtuosa, che aveva consentito di legare gli aumenti di reddito a questa produttività, si interrompe; l’equilibrio salta. Già, se tu che lavori hai finito per produrre troppo, hai lavorato male, ti riduco il salario! Bene, cosa fare quando sul mercato ci sta, giust’appunto, troppa offerta e poca capacità di spesa per acquistarla?

Beh, una cosa viene fatta: finisce Bretton Woods nel ‘71; viene eliminata la convertibilità tra dollaro e oro. Se il denaro che remunera il lavoro, insomma, non basta a fare tutta la spesa necessaria per fare la crescita possibile, lo Stato ne stampa nuovo di zecca; si prende a debito, si rimpingua il portafoglio: buono per fare proprio quella spesa. Et voilà il gioco è fatto! Sì, in questo giochino sta il fatto: il debito globale ammonta – secondo gli ultimi dati rilasciati dall’Istitute of International Finance e aggiornati al terzo trimestre del 2017 – alla cifra monstre di 233mila miliardi di dollari che sta ficcato in un mondo che genera un Pil di 77mila miliardi. Bella no?

Dunque, che il massimo della ricchezza venga generata quando tutti i beni prodotti possono venire acquistati non è questione teorica; forse l’evidenza empirica lo lascia intravvedere, mentre invece il vecchio caro “buon senso” lo certifica. Quando, pur di poter certificare questa crescita economica, si sia dovuto ricorrere al debito lo si è visto; ancor più lo si è fatto. Bene, in Germania a questo andazzo non ci stanno più. Il nuovo ministro delle Finanze Spd Olaf Scholz ha illustrato i programmi di bilancio della Grosse Koalition da poco insediatasi. Avanti tutta con l’austerità. Obiettivo: riduzione del rapporto tra debito e pil al 53% entro la fine della legislatura. Non pago annuncia piani di bilancio che vedranno gli investimenti pubblici calare da 37,0 miliardi di euro nel 2018 a 33,5 miliardi nel 2022.

Già, al buon senso si ammicca; come dar torto d’altronde alle arcifamose virtù teutoniche? Virtuosi insomma in un mondo di viziosi che, per poter fare quella spesa, si è indebitato a oltranza. Virtù che si riverbera su tutto quel che fanno: a marzo il loro surplus della bilancia commerciale si è attestato a 22 miliardi di euro. Mica poco se nel mondo su 198 paesi la bilancia delle partite correnti, come stima la Cia World Factbook, pone Germania al primo posto: +295.999.995.904 dollari. Gulp, gli Usa all’ultimo con -461.999.996.928. Già la Germania ha scelto di fare affidamento sulla domanda d’altri piuttosto che quella domestica per garantirsi la piena occupazione.

Negli ultimi decenni il loro modello ha puntato sul contenimento dei prezzi, sull’aumento della produttività e della produzione, sulla moderazione salariale – la percentuale del reddito nazionale destinato alla manodopera è diminuita dal 65% al 60% – sulla flessibilità interna del lavoro (riforme Schroder e Hartz) e sulla riconversione tecnologica ad elevato valore aggiunto.

Ehi Signori: siete bravi così però…. i conti non tornano se, per farli tornare, dovete continuare a trarre profitto da quei virtuosi spendaccioni, con il vizio del debito, che con la spesa fanno pure la vostra crescita. Tutto questo finirà per fornire credito, seppur non ragione, ai dazi di Trump [1] che, facendo fuori le auto tedesche per migliorare la competitività delle aziende Usa consente loro di tornare sul mercato. Già, ma così si taglia ancor più quel potere d’acquisto, già in calo dagli anni ‘30 (stime Fed di Saint Louis), che finirà per far mancare la domanda pure a quelle merci teutoniche senza dazio.

A questo punto una domanda rimbomba: ha, il virtuoso modello teutonico, la compatibilità per essere esportato in tutto il mondo? Bene, mentre prima di rispondere ci si può sollazzare in congetture accademiche, una risposta la si deve: a occhio e croce ne dubito, ma… perché lo si possa esportare occorre prima che la ricchezza, generata dalla spesa, venga allocata per remunerare proprio quelli che, con quella spesa, remunerano tutti, in tutto il mondo. Giust’appunto, il modo per fare altra spesa…. senza dazi, senza debito! Prosit.

[1] Trump con un tweet, lo lascia immaginare: ”Ci sarà presto una grande notizia per i nostri grandi operai americani del settore automobilistico. Dopo molti decenni in cui avete perso i vostri posti di lavoro a favore di altri Paesi, avete aspettato abbastanza!”.

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