SPIEGEL vs ITALIA/ Il boomerang dell’ignoranza Made in Germany

- Raffaele Iannuzzi

Il settimanale tedesco Der Spiegel ha attaccato pesantemente l’Italia con un articolo che finisce per diventare un boomerang per la Germania. RAFFAELE IANNUZZI

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Lapresse

Il settimanale tedesco Der Spiegel ha colpito ancora. Sì, stiamo parlando proprio dello stesso magazine che ha sbattuto il “mostro” Italia in prima pagina nella celebre copertina, di cui circola adeguata ricostruzione sul web. In estrema sintesi: l’Italia è un Paese mafioso. Quando si raggiungono simili livelli di becera rozzezza, c’è un intero sistema-Paese, e cultura delle classi dirigenti di complemento, da mettere, stavolta sì ragionevolmente, in discussione. Ma tant’è, sulla Germania e il suo retroterra simbolico-politico bismarckiano ho già scritto su queste colonne, non ho altro di significativo da aggiungere, salvo che i fatti a sostegno di questa ipotesi interpretativa vanno aumentando esponenzialmente: Bismarck fu il cancelliere di ferro sui campi di battaglia e perse il suo sogno imperiale sul terreno della politica. Dopo Kohl, la Germania è il laboratorio del nichilismo di impianto luterano-bismarckiano, con alcune, faticosamente sottaciute ma mai superate, pulsioni razziste, di cui il lettore più colto e avvertito non faticherà a cogliere le radici.

Ciò premesso, alcune considerazioni politico-culturali. Primo: la Germania luterana-bismarckiana di cui sopra, come ogni assetto luterano e intrinsecamente devoto all’ipocrisia della (- die) Schuld, che rimanda alla coppia colpa-debito (Nietzsche docet in materia), nasconde sotto il tappeto le numerose briciole del festino notturno: ne ho già scritto cinque anni, sempre su queste colonne. Il che non giustifica nessuna mancanza da parte dell’Italia, ma dovrebbe suggerire all’accusatore e censore di turno una certa qual pruderie, che francamente non mi pare trapelare dall’imbarazzante articolo del noto magazine teutonico.

Ecco un luminoso esempio di equilibrio argomentativo e pacatezza stilistica da parte dello Spiegel, a firma di Jan Fleischauer: “Come si dovrebbe definire il comportamento di una nazione che prima chiede qualcosa per lasciarsi finanziare il suo proverbiale ‘dolce far niente’, e poi minaccia coloro che dovrebbero pagare se questi insistono sul regolamento dei debiti? Chiedere l’elemosina sarebbe un concetto sbagliato. I mendicanti almeno dicono grazie, quando gli si dà qualcosa. Scrocconi aggressivi si avvicina di più” alla condotta dell’Italia. “In effetti si procede verso il ricatto”, continua Spiegel, affermando che “rispetto all’Italia la Grecia è una bazzecola”. No comment. Quando si arriva a questa acrimonia sconsiderata che vomita accuse e insulti, senza una chiara indicazione argomentativa, è l’imbarazzo a regnare sovrano. Temo che regni sovrano dalle nostre parti, assai meno nella terra della sempre più debole e incapace Merkel.

Secondo: veniamo al punto: di che si tratta? Di cosa ci accusa stavolta la Germania? In ordine: il “dolce far niente” finanziato dalla Germania. Ripeto, già cinque anni fa descrissi la situazione sul “nero” che si produce in Germania: questo funziona perché di marca tedesca? Bene, procediamo innanzi. Si parla di “un ricatto”, ecco il punto più concretamente politico: il governo Lega-Cinque Stelle . Qui è bene fare chiarezza. Fermo restando che chi scrive è contrario, per un ragguardevole numero di ragioni, alla nascita di questo governo e aggiungendo che ciò non abbia nulla a che vedere con la posizione sull’euro dell’economista Paolo Savona, perché su ciò si è fatta becera propaganda, stravolgendo l’impianto argomentativo del suddetto, rimane il fatto sacrosanto che questa sia materia di interesse esclusivamente nazionale. Inoltre, anche in Germania si tematizza la questione euro in maniera assai più critica, ma non ho visto l’eurocrazja gridare allo scandalo.

La Lega di Salvini sta sbagliando tutto e Cinque Stelle non fa altro che confermarmi che il tema non sia il cosiddetto “populismo”, bensì il “plebeismo”, che spaccia Masaniello per statista illuminato e lungimirante. Quindi, la mia difesa culturalmente argomentata della nostra primazia in termini di autodeterminazione non deriva dal sostegno a questa visione anti-europea, che non collima in alcun modo con la mia, vicina a quella del Prof. Antonio Guarino e, a suo tempo, abbozzata dall’ultimo Craxi, esule in quel di Hammamet, ma dall’affermazione di quel principio di fondo – l’autodeterminazione nazionale, politica e istituzionale – e ciò non per confliggere con le libertà altrui. La regola aurea val più di una polemica: non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te.

Se, nella redazione dello Spiegel, faticano a trovare la fonte di questa antica saggezza dei popoli, non mi stupisce, perché deriva innanzitutto dalla recezione della nostra millenaria cultura, e ben prima del cristianesimo (bastavano Cicerone e Seneca). Quindi, cari censori dello Spiegel, a voi la scelta del minus habens culturale, a noi quella, storica, di affrontare le nostre grane. Con tutte le sfumature e le complessità che essa comporta. In ogni caso, ce le smazziamo noi. Et de hoc satis.

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