Tim, Elliott batte Vivendi e conquista il Cda/ Ultime notizie: titolo vola in Borsa, Fulvio Conti presidente?

- Bruno Zampetti

Assemblea Tim, Elliott e Vivendi sono arrivate allo scontro decisivo per Telecom Italia con la votazione del nuovo cda. Il ruolo della Cassa depositi e prestiti

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(LaPresse)

La vittoria del fondo Elliott nell’assemblea dei soci Tim (quindici poltrone in Consiglio di Amministrazione sulle 15 disponibili e il 49,84% del capitale) sta avendo importanti ripercussioni e ha dato il “la” a una serie di reazioni, in primis quella del Ministro per lo Sviluppo Economico dimissionario, Carlo Calenda. E la notizia del giorno pare davvero aver rivitalizzato il titolo italiano in Borsa dato che a Piazza Affari dopo un calo dello 0,8% ha avuto un rialzo dell’1% fino a un massimo di +1,72% nel corso del pomeriggio. Per quanto riguarda invece la governance, si moltiplicano le voci di una possibile nomina a presidente di Fulvio Conti, l’unico dei nomi nella lista di Elliott che è presente in assemblea: l’ex amministratore delegato di Enel pare essere infatti in pole position come presidente della nuova Telecom e per questo motivo ora c’è attesa per il CdA che si riunirà lunedì prossimo, quando verrà nominato l’ad (ovvero Amos Genish) e appunto il prossimo presidente. (agg. R. G. Flore)

CALENDA, “ORA MONITOREREMO CON ATTENZIONE”

Il fondo Elliott vince la sfida contro Vivendi nell’assemblea Tim: la sua lista è stata più votata di quella dell’azionista di controllo. Dieci dei 15 consiglieri saranno scelti nella lista di Elliott, solo cinque spettano invece a Vivendi. La votazione è stata accolta dai piccoli azionisti con un applauso: si sono infatti apertamente schierati con il fondo Usa. Positiva anche la reazione del ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda: «Performance in borsa a parte, importante che diventi una vera public company, che i conflitti di interesse con gli azionisti non la danneggino più e che si acceleri su separazione rete. Monitoreremo con attenzione». Decisivo il sostegno della Casa Depositi e Prestiti alla cordata americana. Scatto in Borsa di Telecom: dopo il balzo per la vittoria della lista del fondo Elliott, il titolo è apparso nervoso in Piazza Affari. Balzato all’improvviso da un calo dello 0,85 ad un rialzo dell’1%, ha poi segnato una flessione dello 0,2% a 0,83 euro per poi riprendersi di nuovo e salire dello 0,9%. Il titolo dell’azionista francese non si è mosso: che continua a guadagnare oltre l’1% sulla piazza di Parigi. (agg. di Silvana Palazzo)

VIVENDI, “VIGILEREMO SUL PIANO”

Per la composizione del cda di Telecom vince la lista di Elliot: il fondo ha ottenuto il 49,84% dei voti dell’assemblea, mentre la lista di Vivendi ha incassato il 47,18% dei voti. Ribaltone in Tim: perde Vincent Bolloré, vince Paul Singer. Attraverso una nota, Vivendi ha subito chiarito che «vigileremo perché Genish riceva garanzie sul piano» industriale 2018-2020 affinché «possa essere realizzato nella sua interezza e nella sua coerenza». Vivendi, primo azionista di Telecom, ha confermato l’impegno di lungo periodo, quindi intende prendere tutte le misure per proteggere il valore di Telecom ed evitarne lo smantellamento. Elliott, invece, sempre attraverso una nota, parla di vittoria di tutti gli azionisti e di un nuovo capitolo che si apre, oltre a confermare il supporto ad Amos Genish che appare come la figura a cui sarà affidato l’equilibrio tra le due anime del cda. Il fondo americano ha ricordato anche i suoi cavalli di battaglia, affermando che questo è il momento di un dialogo costruttivo su dividendo, rete e conversione risparmio. Il nuovo cda si riunirà lunedì a Roma per decidere le cariche sociali. (agg. di Silvana Palazzo)

ELLIOTT VINCE CONTRO VIVENDI E OTTIENE 10 POSTI NEL CDA

Elliott ha ottenuto dieci consiglieri su quindici nel nuovo cda di Telecom Italia, vincendo quindi la battaglia contro Vivendi. La lista del fondo Usa ha ottenuto il 49,84% dei voti del capitale presente, mentre la lista francese il 47,18%. Lo 0,6% del capitale si è astenuto, mentre il 2,38% ha espresso voto contrario. Considerando che poco prima della votazione il capitale presente in assemblea è salito al 67,15% e che Vivendi ha poco meno del 24% di Tim, significa che i francesi hanno comunque avuto l’appoggio di un 7% circa di capitale. Dunque non tutti gli altri soci si sono “coalizzati” al fianco di Elliott contro Vivendi. Secondo quanto si apprende dalla agenzie di stampa, dopo la comunicazione dell’esito della votazione, sono scattatati applausi e festeggiamenti da parte di chi ha sostenuto Elliott. Franco Bernabé è quindi intervenuto ricordando che “non siamo allo stadio. Non siamo alla curva sud”.

ASSEMBLEA TIM AL VIA CON IL 66,78% DEL CAPITALE

A Rozzano ha preso il via l’assemblea degli azionisti di Telecom Italia, in cui si vedrà l’esito dello scontro tra il Fondo Elliott e Vivendi. Come da previsioni, è presente il 66,78% del capitale. Sarà interessante vedere con chi si schiereranno i soci presenti nella votazione per il rinnovo del consiglio di amministrazione. Vivendi propone una lista con Amos Genish, Arnaud de Puyfontaine, Franco Bernabè, Marella Moretti, Frederic Crepin, Anna Jones, Camilla Antonini, Stephane Roussell, Michele Valensise e Giuseppina Capaldo. Elliott, invece, presenta Fulvio Conti, Alfredo Altavilla, Massimo Ferrari, Luigi Gubitosi, Paola Giannotti, Paola Bonomo, Maria Elena Cappello, Lucia Morselli, Dante Roscini e Rocco Sabelli. Franco Lombardi, Presidente di Asati, l’associazione dei piccoli azionisti di Tim, ha fatto sapere che sosterrà Elliott, augurandosi che resti almeno per tre anni nell’azionariato. Lombardi ha anche espresso fiducia nei riguardi di Amos Genish.

ASSEMBLEA TIM AL VIA, LO SCONTRO TRA ELLIOTT E VIVENDI

Elliott e Vivendi sono arrivate al momento dello scontro decisivo nell’assemblea dei soci di Telecom Italia, che dovrà eleggere il nuovo consiglio di amministrazione. Non sono mancati nei giorni scorsi dei piccoli “colpi di scena”, come quando il fondo americano ha detto di voler appoggiare il piano di Amos Genish, amministratore delegato dimissionario di Tim. Secondo le previsioni, l’assemblea di oggi registrerà un’importante presenza dei soci, con circa due terzi del capitale al voto, anche tramite delega. Si tratta di un dato superiore di circa dieci punti percentuali in più rispetto a quella che è la media di presenza nelle assemblee di Telecom Italia. Del resto l’appuntamento è atteso da diverse settimane, da quando cioè il Fondo Elliott ha deciso di scendere in campo convinto che l’azienda abbia un valore superiore rispetto a quello di Borsa attuale, ma debba scontare una gestione di Vivendi tesa a curare i propri interessi piuttosto che quelli dei soci.

TIM, LO SCONTRO TRA ELLIOTT E VIVENDI

Una mossa, quella di Elliott, che ha portato anche la Cassa depositi e prestiti, controllata dal Tesoro italiano, ad acquistare un pacchetto di azioni di Telecom Italia, vicino al 5%. Considerando che Vivendi possiede poco meno del 24% e che Elliott supera di poco il 9%, sarà importante la posizione che prenderanno gli altri soci nell’assemblea di oggi. Si dà infatti per scontato che Cdp sosterrà Elliott, così come alcuni fondi internazionali, tra cui Blackrock. Sarà interessante vedere quale posizione prenderanno i soci italiani. Ai francesi, del resto, basterebbe avere un altro 10% di voti per riuscire a spuntarla, ma c’è da dire che non sarà affatto un compito facile, visti anche i nomi che Elliott presenta nella sua lista di candidati per il cda.

TIM, IL NUOVO CDA E LO SCORPORO DELLA RETE

Sarà dunque una sfida all’ultimo voto che dovrebbe portare alla formazione di un board con meno membri espressione di Vivendi. Un cda che dovrà presto affrontare, con tutta probabilità, il tema dello scorporo della rete, che sembra essere il tema principale sui cui Elliott ha puntato in queste settimane per spiegare come Telecom Italia possa creare più valore per i suoi azionisti. La stessa Cassa depositi e prestiti, essendo anche socio, insieme a Enel, di Open Fiber guarda con interesse a questo tema, perché potrebbe anche nascere un’unica società per la rete di telecomunicazioni sul modello di Terna e Snam. Un’azienda che potrebbe avere un’importante partecipazione pubblica, dando quindi anche rassicurazioni sul fatto che un asset strategico non finirebbe sotto il controllo straniero.

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