ALITALIA/ La lezione (a lieto fine) del salvataggio impossibile di Aerolineas Argentinas

- Guido Gazzoli

Come la nostra compagnia, anche la società aerea argentina perdeva milioni di dollari al giorno. Ma dal 2019 inizierà a guadagnare. Come spiega l’ad Mario Dell’Acqua. GUIDO GAZZOLI

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Lapresse

Il calvario di Alitalia dura dal 1998, da quando, su pressioni lobbistiche di una Ue che già lasciava intravedere giochi di potere molto poco europei, un prestito elargito dallo Stato a condizioni bancarie venne valutato come “aiuto di Stato”, sebbene nazioni come Francia e Spagna avessero concesso prestiti simili a tassi inferiori senza ricevere sanzioni.

A quel punto iniziò la crisi di una società che, con l’alleanza con Klm abortita proprio a causa di questa decisione, stava costruendo la più grande compagnia aerea europea. Senza poter acquistare nuovi aerei, aprire nuove rotte e sopratutto applicare tariffe concorrenziali, veniva decretata la fine di Alitalia. L’aspetto strano di questa vicenda è che, anni dopo, il ricorso presentato dall’ex amministratore delegato Domenico Cempella ebbe successo e la Ue avrebbe dovuto ridare ad Alitalia circa 300 milioni di euro, mai arrivati .

Da quel giorno si sono succedute due privatizzazioni fallimentari (quella berlusconiana dei “capitani coraggiosi” e quella renziana di Etihad), ma prima di esse Alitalia perdeva due milioni di euro al giorno.

Un’altra compagnia aerea ebbe una storia uguale. Aerolineas Argentinas venne privatizzata da Iberia nel 1991, per poi raggiungere il fallimento tecnico e, su decisione del re di Spagna, Juan Carlos di Borbone, a causa delle massicce proteste anti-spagnole proprio in nome di Aerolineas, venne affidata al gruppo turistico Marsans, che però la portò a un altro fallimento. A quel punto – siamo nel 2009 – l’allora presidente dell’Argentina, Cristina Fernandez de Kirchner, la rinazionalizzò, innescando però un processo alquanto negativo, trasformandola, attraverso giganteschi finanziamenti spesso occulti, in una compagnia che arrivò a perdere due milioni di dollari al giorno, tutti ripianati dallo Stato.

Insomma, una storia parallela ad Alitalia, ma in questo caso a lieto fine, perché nel 2015, Mauricio Macri, eletto presidente dell’Argentina, nomina una manager, Isela Costantini, che dopo i successi ottenuti alla General Motors affronta l’impresa Aerolineas.Dopo un solo anno, le perdite vengono dimezzate.

Per ragioni tuttora oscure, viene rimpiazzata lo scorso anno dal manager di origini piemontesi Mario Dell’Acqua, che continua sulla via intrapresa dalla Costantini, tanto che – come ci spiega nell’intervista qui sotto riprodotta – a partire dal prossimo anno Aerolineas Argentinas inizierà a guadagnare e lo Stato non dovrà più mettere un centesimo nella – finalmente – ritrovata compagnia di bandiera nazionale.

Una lezione che in Italia molti dovrebbero imparare, soprattutto una classe politica responsabile della distruzione di Alitalia.

 



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