Conti Pubblici, Cottarelli/ Senza Monti e Fornero debito al 145% del Pil: la critica di Rinaldi

Conti pubblici, Cottarelli: “Senza Monti e Fornero debito al 145% del Pil”. Monito dell’Osservatorio sui CPI al Governo M5s-Lega e ai costi del contratto

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Carlo Cottarelli, chi è l'economista convocato da Mattarella

Era praticamente scontato che il dossier dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani, diretto da Carlo Cottarelli, venisse contestato. Di fatto vi si trova una promozione dell’operato del Governo Monti, senza le cui misure, è stato scritto, il debito pubblico italiano sarebbe già sopra quota 140% del Pil. Antonio Maria Rinaldi, sul suo profilo Twitter, non ha perso l’occasione per evidenziare che Cottarelli “si è scordato di dire che in un solo anno di governo Monti il rapporto debito/Pil è passato da 120,70% a 126,40%, il Pil a -2,56% e disoccupazione da 9,30% al 10,80% uccidendo il Paese!”. Per diversi economisti, non solo Rinaldi, quanto fatto dal Governo alle fine del 2011, mediante il cosiddetto decreto Salva-Italia, è stata la prova che l’austerità non porta con sé affatto la crescita, ma anzi la deprime. Vedremo se Cottarelli risponderà alle critiche. (aggiornamento di Bruno Zampetti)

CONTI PUBBLICI, DA COTTARELLI UN MESSAGGIO PER IL GOVERNO

Dall’Osservatorio sui conti pubblici italiani di Carlo Cottarelli arriva un chiaro messaggio al Governo Conte. Senza la tanto vituperata Legge Fornero e le altre misure messe in campo dal Governo Monti, il debito pubblico italiano rispetto al Pil sarebbe già vicino al 145%. Per certi versi questa rappresenta una delle poche promozioni dell’operato del Senatore a vita a palazzo Chigi, dopo anni in cui si è evidenziato come l’austerità imposta dal suo esecutivo abbia fatto male all’economia italiana. Monti, va ricordato, ha introdotto l’Imu, cancellata poi nella scorsa legislatura. Anche sulla riforma delle pensioni si è messa già mano e quindi Cottarelli sembra quindi voler avvertire l’attuale esecutivo dei rischi che si corrono smantellando la Legge Fornero o varando la flat tax, che andrebbe a far diminuire, almeno inizialmente il gettito fiscale. Di certo non mancheranno repliche allo studio di Cottarelli, specie per la sua “promozione” dell’operato di Monti. (aggiornamento di Bruno Zampetti)

CONTI PUBBLICI, COTTARELLI PROMUOVE MONTI

Conti pubblici, Carlo Cottarelli: “Senza Monti e Fornero debito al 145% del Pil”. Messaggio chiaro dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani fondato e diretto dall’ex commissario alla Spending Review. Come sottolineato dai colleghi di Repubblica, nell’ultimo dossier è stato messo in evidenza che senza la stretta fiscale del 2012 del tecnico Mario Monti e degli interventi del ministro Elsa Fornero l’indebitamento dell’Italia sarebbe cresciuto ancora più rapidamente. Negli ultimi giorni Cottarelli, indicato da Sergio Mattarella come capo di un governo balneare prima dell’accordo tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio, è tornato a sottolineare i rischi per i conti pubblici legati all’attuazione del contratto M5s-Lega. Un costo che ammonterebbe a 108-125 miliardi di euro, legati alla flat tax, all’abolizione della Legge Fornero, al redditodi cittadinanza e alle altre riforme in programma.

CONTI PUBBLICI, IL MONITO DI CARLO COTTARELLI

Il dossier dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani, intitolato “L’andamento del debito dopo la stretta fiscale del 2012, mette in evidenza che “il riferimento all’epoca del governo Monti, anche se può sembrare obsoleto, è utile per comprendere la situazione attuale”. Cottarelli, come riporta Repubblica, ha sottolineato: “Allora ci fu una decisa stretta fiscale con la legge Fornero, la reintroduzione dell’Imu, l’aumento dell’Iva, dell’Ires e delle accise su benzina e alcolici. Si disse: sono misure recessive. Però senza quella stretta il rapporto fra debito e Pil sarebbe aumentato ancora più rapidamente e oggi sarebbe fra il 142 e il 145 per cento, con conseguenze drammatiche per l’Italia. Lo spread sarebbe molto più alto, il credito bancario più difficile, l’isolamento internazionale del Paese ancora peggiore, i rapporti con la Bce compromessi”. Un monito ben preciso, con l’economista che ha sottolineato che “non si è mai verificata in nessun Paese” l’ipotesi che misure espansionistiche influiscano favorevolmente sul rapporto con il debito agendo sul denominatore, alzando dunque il Pil.

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