BANCHE, PATUELLI LANCIA L’ALLARME/ Il Presidente ABI: “Rischio Argentina per l’Italia. E sui crac bancari…”

- Bruno Zampetti

Banche, Patuelli (Abi) parla dei rischi che l’Italia corre e segnala la necessità per il nostro Paese di impegnarsi di più in Europa per non finire come l’Argentina.

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Antonio Patuelli (Lapresse)

Non è passato certo inosservato l’intervento odierno di Antonio Patuelli, numero uno dell’ABI che di fronte all’assemblea plenaria dell’associazione da lui presieduta ha lanciato l’allarme in merito alle politiche che il nostro Paese dovrebbe perseguire al fine di scongiurare il rischio di fare la fine dell’Argentina. Secondo Patuelli, infatti, quella di abbracciare il destino dell’Unione Europea è “una scelta strategica, impegnando più l’Italia nelle responsabilità comuni” ed evitando a suo dire di finire nei gorghi di un nazionalismo che avrebbe conseguenze disastrose. Tuttavia, è un altro il punto del suo intervento che farà discutere, ovvero quello in cui ha parlato delle recenti crisi bancarie denunciano un “clima giacobino” nonostante ha precisato che tocca voltare pagina chiarendo però le varie responsabilità: “Le banche sane sono moralmente parte civile” ha aggiunto il Presidente dell’ABI, dal momento che le prime avrebbero subito i danni delle crisi bancarie di altre ma ha concluso poi rivolgendosi alla platea con un appello ad avere fiducia e rispetto nella magistratura, “attendendo il più presto possibile le conclusioni dei vari processi”. (Agg. di R. G. Flore)

L’INTERVENTO DI IGNAZIO VISCO

Entrando nei dettagli, Patuelli ha fatto il punto sulle banche italiane, spiegando che stanno facendo grandi sforzi e progressi per la ripresa, rafforzando le loro solidità patrimoniali con 70 miliardi di aumenti di capitale:  “Le sofferenze, al netto degli accantonamenti, sono ridotte a circa 50 miliardi rispetto ai 90 del 2015, mentre i crediti deteriorati sono 135 miliardi rispetto ai 200 di giugno 2015”. Per Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia invece le riforme in Italia e in Europa hanno perso slancio a causa dei timori sui costi e i dubbi sui benefici che maturano lentamente e con tempi relativamente lunghi (Agg. Paolo Vites)

PATUELLI (ABI): RISCHIO ARGENTINA PER L’ITALIA

Si è tenuta oggi l’assemblea annuale dell’Associazione bancaria italiana, che ha rieletto Presidente Antonio Patuelli, il quale ha snocciolato una serie di dati importanti, come quello sul costo per i salvataggi e per i fondi europei e nazionali di garanzia, pari a 12 miliardi di euro, sostenuto dal sistema bancario italiano, che sta anche riuscendo a ridurre lo stock di crediti deteriorati che negli ultimi anni hanno creato non pochi problemi, compreso l’intervento pubblico per Montepaschi. Le sofferenze bancarie, al netto degli accantonamenti, sono scese ora a 50 miliardi di euro. Patuelli ha anche avvertito dei rischi che l’Italia corre con le “tentazioni” anti-europeiste. “La scelta strategica deve essere di partecipare maggiormente all’Unione europea impegnando di più l’Italia nelle responsabilità comuni, anche con un portafoglio economico nella prossima Commissione Europea. Altrimenti l’economia italiana potrebbe finire nei gorghi di un nazionalismo mediterraneo molto simile a quelli sudamericani”. Il Presidente dell’Abi ha fatto esplicito riferimento all’Argentina, ricordando che poche settimane fa i tassi avevano raggiunto il 40%.

LA RICHIESTA ALL’EUROPA

Patuelli ha anche ricordato che l’aumento dello spread ha un impatto che si fa sentire “su Stato, banche, imprese e famiglie rallentando la ripresa”. Il Presidente dell’Abi avanza comunque delle richieste anche all’Europa, soprattutto in termini di regole sulle banche. Da tempo si parla infatti della possibilità che venga richiesta una riserva patrimoniale aggiuntiva come garanzia dei titoli di stato detenuti in portafoglio. Patuelli ha chiesto di evitare di prendere una misura simile, perché “i conflitti fra gli Stati in questi campi metterebbero in difficoltà gli stati che hanno più debiti”. Ovviamente anche l’Italia ne patirebbe le conseguenze, considerando che le banche sono tra i più importanti detentori di Bot e Btp. È facile immaginare cosa potrebbe accadere se gli istituti di credito italiani si trovassero “costretti” ad alleggerire le loro posizioni sui titoli di stato per non dover aumentare le riserve oltre certi limiti.

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