SPILLO/ La guerra all’Italia (e all’Eni) per gas e petrolio si fa anche coi migranti…

L’Italia, con Eni, ha buoni rapporti energetici con Libia ed Egitto. Ma il nostro Paese è anche messo sotto pressione dalla spinta di migranti. Due temi collegati per PAOLO ANNONI

11.07.2018 - Paolo Annoni
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LaPresse

Dall’altra parte del Mediterraneo continuano a succedere cose interessanti che vale la pena avere presente. La guerra fatta in Libia dai francesi, con l’aiuto degli inglesi e il silenzio assenso degli americani, ha da un lato messo in difficoltà la politica energetica italiana e il suo campione nazionale e dall’altro ha contribuito a un’esplosione del fenomeno migratorio. A est della Libia, in Egitto, si è scoperto, con il contributo decisivo dell’Eni, il più grande giacimento di gas del mediterraneo, Zohr, che consente agli egiziani di essere indipendenti con ripercussioni decisive sia economiche che geopolitiche. Oggi continuano a succedere “cose interessanti”.

Non crediamo di scandalizzare nessuno se diciamo che per il petrolio e il gas sono state fatte e ancora si fanno guerre e che la lista di chi le ha fatte è molto lunga e include diverse democrazie del primo mondo. Fornire gas a Paesi con decine di milioni di abitanti è un “business” colossale e sposta gli equilibri geopolitici. Quando un Paese dipende dalle forniture di uno Stato estero per far funzionare le proprie fabbriche, per far andare le lavatrici o per accendere il riscaldamento a gennaio ci sono alcune conseguenze abbastanza evidenti; per esempio, ci si sente meno “liberi” nelle relazioni internazionali oppure si è più “proattivi” nel rapporto con i Paesi fornitori.

Nelle ultime settimane fonti autorevoli del governo egiziano hanno dato conto di una nuova e considerevole scoperta di gas dell’Eni in Egitto. Si parla di dimensioni superiori a quelle di Zohr. Non sappiamo se sia vero, ma se lo fosse staremmo parlando di una scoperta che sposta gli equilibri geo-politici dell’area rafforzando l’Egitto (100 milioni scarsi di abitanti), come esportatore di gas, e danneggiando chi oggi produce e vende. Una scoperta che cambia gli equilibri geopolitici e sposta molte decine di miliardi di dollari ovviamente “disturba” molti interessi o rapporti politici consolidati. C’è sicuramente qualcuno che non è contento. L’Italia è contenta perché si ritrova, naturalmente, a essere un partner importante del governo egiziano con tutti i benefici economici e geopolitici che ne derivano.

La partita per la Libia e le sue risorse aperta con la guerra che ha abbattuto Gheddafi è ancora in corso. Per l’Italia la Libia è un importante partner energetico e geopolitico. Qualsiasi volontà italiana di controllare o incidere sui flussi in entrata non può non prescindere da un rapporto con la Libia o dall’esistenza di un governo più o meno funzionante e tendenzialmente amico. Sappiamo che questo rapporto interessa ad altre potenze europee per gli stessi motivi per cui interessa all’Italia. Controllare la Libia significa, tra l’altro, poter “ricattare” l’Italia.

Sono tutte considerazioni di buon senso che incidono su molti rapporti geopolitici. Le sanzioni all’Iran colpiscono il suo petrolio, esattamente come i tentativi di “addomesticare” la Russia passano, ovviamente, dal suo gas, ecc. L’Italia ha un ruolo non marginale sia in Egitto, soprattutto dopo Zohr e ancora di più se la collaborazione energetica dovesse continuare, e in Libia dove l’Italia ha tutto il vantaggio a rimanere con le sue imprese e con cui ha ogni interesse a dialogare per gestire il flusso dei migranti e non farsi travolgere. In particolare, in Libia l’Italia è riuscita incredibilmente a mantenere un ruolo dopo la guerra del 2011.

Ci domandiamo se questo “protagonismo” possa dare fastidio a qualcuno oggi. La risposta è ovviamente positiva. È più difficile capire come questo “protagonismo” possa essere ostacolato. Rompere la collaborazione o gli accordi tra Italia e Libia sui migranti, così come si sono evoluti sia nel 2017 che nel 2018, potrebbe essere un modo, non fosse altro per le conseguenze politiche in Italia; destabilizzare i rapporti tra i Paesi anche. Non sappiamo se queste considerazioni abbiano o avranno impatti sulla cronaca di questi giorni o di queste settimane, ma non ci stupiremmo particolarmente. Se qualcuno si attiva per scaricare bombe figuriamoci il resto.

In ogni caso ieri, secondo il resoconto de “la Repubblica”, una nave “che lavora per la Total”, Vos Thalassa, è “intervenuta dopo la segnalazione di soccorso inviata da un barcone in avaria in piene acque libiche Sar” dopo che “le motovedette di Tripoli, stando alle prime ricostruzioni, erano state già allertate ed erano in procinto di intervenire”. Si è violato un accordo non scritto tra Italia e Libia? È possibile destabilizzare l’Italia usando i migranti? Non lo sapremo mai. Quello che sappiamo è che l’Italia si ritrova per fortuna, bravura o posizione geografica al centro di importanti snodi geopolitici ed economici e che non tutti sono sempre contenti di questo.

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