FLAT TAX/ Nicola Rossi: “Si può fare senza mettere a rischio i conti dello stato”

Non potendo realizzare la flat tax, circolano ipotesi di intervento sulle aliquote centrali. Ma per NICOLA ROSSI questi aggiustamenti non giovano all’economia nè ai contribuenti

13.07.2018 - int. Nicola Rossi
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Giovanni Tria (LaPresse)

La flat tax è un obiettivo che nel 2018 non sarà centrato. E allora, per non tradire tutte le promesse del governo giallo-verde, i tecnici del Tesoro sono impegnati a trovare misure alternative. Una sorta di “flat tax di Serie B” per accontentare il ceto medio, specie quello produttivo e leghista del Nord? Due le ipotesi in campo: la prima prevede di tagliare l’aliquota dal 38% al 35% alla platea di contribuenti (8,2 milioni) che hanno redditi lordi annui tra 28mila e 55mila euro. Costo dell’operazione: circa 3 miliardi. La seconda ipotesi, invece, è quella di ridurre da 5 a 4 le aliquote fiscali, accorpando due scaglioni (i contribuenti con redditi tra 28mila e 55mila euro e quelli tra 55 e 75mila euro, una platea, quest’ultima, di 862mila soggetti), introducendo una nuova aliquota unica, sforbiciata al 36%. Copertura prevista: 4 miliardi. Una sorta di “antipasto” della flat tax a due aliquote. Sono ipotesi praticabili ed efficaci, cioè in grado di dare un po’ di sollievo al ceto medio? “Secondo me – risponde Nicola Rossi, economista, presidente dell’Istituto Bruno Leoni e autore del libro Flat tax. Aliquota unica e minimo vitale per un fisco semplice ed equo – si corre il rischio di ripetere lo stesso errore che si è fatto con il bonus di 80 euro”.

Perché?

Sono interventi a margine, che non sortiscono effetti né dal punto di vista macroeconomico né come incentivi o sollievo ai singoli contribuenti. Stiamo parlando di toppe apposte su un vestito così pieno di buchi che non può più essere rattoppato.

Lei sta parlando dell’attuale e insostenibile sistema fiscale italiano. Che cosa sarebbe meglio fare, allora?

Bisogna mettere mano, già entro settembre, a un disegno di riforma complessivo del nostro sistema fiscale, da attuare ovviamente per stadi. Non possiamo andare avanti a ritocchi, il cui esito finale è ignoto.

Ma costa davvero così poco ridurre le aliquote da 5 a 4?

I tecnici delle Finanze sono i più titolati per compiere questo tipo di valutazione e io mi fido ciecamente dei loro calcoli. I conti sono senz’altro fatti bene, ma non è questo il problema. Ripeto: con questo tipo di interventi parziali, di aggiustamenti minimali al nostro sistema fiscale siamo in totale continuità con il passato. Ma quel che è stato fatto negli ultimi quattro anni dovrebbe averci insegnato che, così facendo, abbiamo consegnato un Paese molto fragile.

Il ministro Tria ha ricordato che i saldi di bilancio non si toccano, ma flat tax e reddito di cittadinanza procederanno insieme…

Giusto. Flat tax e reddito di cittadinanza sono due pezzi di riforma che devono procedere insieme, perché riguardano i rapporti di dare e avere tra Stato e contribuenti. E fa bene il ministro Tria a parlare di gradualità. L’importante, però, è che tutto venga inserito in un progetto complessivo: quale sistema fiscale e assistenziale vogliamo predisporre nei prossimi due-tre-quattro anni? Quella che manca è la visione. I proclami da campagna elettorale sono ben altra cosa per la loro assoluta vaghezza.

Sul fisco è stato attivato un tavolo di lavoro. Su quali punti dovrebbe iniziare a intervenire per correggere le storture del nostro sistema?

Non c’è nulla da correggere, bisogna rifondare tutto, andando decisi in direzione della flat tax, che poi sia fatta con una o due aliquote non è questione su cui valga la pena stracciarsi le vesti. Bisogna rivedere a fondo anche le spese fiscali e la relazione tra le diverse tipologie di redditi.

È un lavoro lungo, difficile portarlo a termine entro settembre, anche in vista della legge di Bilancio, non crede?

Non è un lavoro lungo, abbiamo davanti due o tre mesi e si può fare. Anche perché non si parte da zero, ci sono già ipotesi, studi e lavori disponibili, su cui ragionare.

Avendo poche risorse, visti gli ormai noti vincoli di bilancio e considerato che l’economia sta rallentando, non conviene puntare le fiches sugli investimenti prima che su riforme onerose come la flat tax?

Sono due cose diverse. Le spese per investimenti ci sono già, non è questione di fondi, ma di procedure. Abbiamo, cioè, procedure e lungaggini burocratiche che ci portano a non spendere soldi già disponibili. L’abbattimento della pressione fiscale è un obiettivo non più differibile.

Ma la flat tax arriverà entro la fine della legislatura?

Secondo me, l’obiettivo della flat tax è più che fattibile. Certo, si tratta di studiare bene aliquote, deduzioni, esenzioni per gli incapienti. E la flat tax si può fare senza mettere a repentaglio i conti dello Stato.

(Marco Biscella)

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