Banche, 383 comuni senza sportelli/ I dati della Cisl e i primi rimborsi ai risparmiatori azzerati

- Bruno Zampetti

In Italia ci sono 383 comuni che sono rimasti senza banche. È quanto viene messo in luce da una ricerca condotta dall’Ufficio studi della First-Cisl sugli sportelli chiusi

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(LaPresse)

Ben 383 comuni sono rimasti senza uno sportello bancario: è quanto ha messo in luce un rapporto dell’Ufficio studi First-Cisl, nel quale tra l’altro si evidenzia come il grosso dei tagli alle filiali sia avvenuto lo scorso anno. Complice, aggiungiamo noi, anche le situazioni critiche di alcune banche, che hanno anche in taluni casi lasciato i risparmiatori alle prese con ingenti perdite. Fortunatamente qualcuno di loro è riuscito a recuperare qualcosa. Primadanoi.it riporta infatti la notizia del riconoscimento del rimborso di oltre 972.000 euro ottenuto da un imprenditore che aveva sottoscritto obbligazione subordinate di Banca Marche per due milioni di euro in diverse tranche. L’uomo è riuscito a dimostrare che la sua profilatura era stata cambiata nell’arco di poco tempo dalla banca: da poco esperto di finanza e poco propenso al rischio era diventato invece esperto e propenso, nonostante avesse la licenza media. L’Anac ha quindi riconosciuto un rimborso, ma non integrale (visto che in quanto imprenditore aveva gli strumenti per comprendere il rischio degli investimenti), che dovrà essere versato dal Fondo interbancario di tutela dei depositi.

BANCHE, DATI FIRST-CISL: 383 COMUNI SENZA SPORTELLI

In Italia ci sono 383 comuni che sono rimasti senza banche. È quanto messo in luce da una ricerca condotta dall’Ufficio studi della First-Cisl. “Rispetto a sette anni fa, in Italia ci sono 6.289 sportelli bancari in meno, il personale di rete è sceso di 26.249 addetti e ben 383 comuni sono rimasti totalmente privi di banche”, è uno dati messi in rilievo da Giulio Romani, Segretario generale del sindacato. Che poi evidenzia come questa situazione sia spesso giustificata dai manager che guidano le banche con l’avanzata del digitale. “Ma è un pretesto”, aggiunge Romani, “perché il ritmo delle chiusure dalla fine del 2010 è stata del 18,7% contro un calo di accessi alle agenzie solo del 7,5%”. Dal suo punto di vista, le banche in realtà mirano solo a tagliare i costi, eliminando quindi le filiali. “Così è inutile sperare nella ripresa dell’economia, urge una riforma socialmente utile del sistema bancario e l’occasione per avviarla è il prossimo rinnovo dei contratti nazionali”, aggiunge Romani.

IL TAGLIO PIÙ FORTE NEL 2017

I comuni con almeno una filiale bancaria erano 5.906 a fine 2010 e sono scesi a 5.523 alla fine dello scorso anno. Tuttavia quel che più colpisce, come mette in evidenza il responsabile dell’Ufficio Studi di First-Cisl, Riccardo Colombani, “è che più di un quarto delle filiali perse negli ultimi sette anni è stato chiuso nel solo 2017. A fine 2010 c’erano 33.663 agenzie bancarie, il 31 dicembre scorso erano scese a 27.374 e ben 1.653 chiusure si sono concentrate nel 2017. In un solo anno siamo scesi da 48 a 45 filiali ogni 100 mila abitanti”. La cosa più preoccupante è che proseguendo di questo passo “in una quindicina d’anni non ci sarebbe più alcuna presenza fisica delle banche sul territorio”. Colombani spiega anche che “in alcuni casi le chiusure sono incomprensibili: per esempio, dall’anno scorso Calice al Cornoviglio, in Liguria, è priva del servizio bancario nonostante la zona, la Val di Vara, sia diventata celebre come la vallata del biologico”.

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