PAOLO SAVONA, PIANO A DA 50 MILIARDI/ Il ministro ricorda i progressi arrivati con le utopie

- Bruno Zampetti

Paolo Savona parla di un piano A con cui far partire investimenti per circa 50 miliardi di euro. Si potrebbero anche coprire le spese per flat tax e riforma delle pensioni

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Paolo Savona (LaPresse)

Nell’intervista in cui ha parlato del suo piano A con cui reperire 50 miliardi di euro per investimenti che stimolino la crescita economica, Paolo Savona ha anche evidenziato che “i grandi progressi dell’umanità hanno avuto origine da utopie, che furono definite necessarie perché senza di esser non si sarebbero mai raggiunti risultali importanti”. Tra questi, il ministro degli Affari europei ricorda “la soppressione della schiavitù, il riconoscimento del diritto al suffragio universale e della rete di welfare”. Conquiste partite da utopie, con risultati che hanno richiesto anche dei sacrifici. “Quando il popolo si muove ed è disposto a pagare un costo nessun obiettivo è impossibile. Credo nella forza delle idee”, aggiunge Savona. Dal suo punto di vista è poi importante che si amplino i poteri della Banca centrale europea “includendo la piena facoltà di governare il cambio esterno dell’euro e di effettuare interventi da lender of last resort, ossia prestatore di ultima istanza”.

PAOLO SAVONA: IL PIANO A CONVIENE ANCHE ALL’UE

Il piano A di Paolo Savona, che consentirebbe di sbloccare investimenti per 50 miliardi di euro, sarebbe gradito anche a Giovanni Tria. Lo ha spiegato lo stesso ministro per gli Affari europei nell’intervista rilasciata a La Verità, aggiungendo però che il suo collega di governo ha una solo un’obiezione riguardante la cadenza temporale dell’operazione. Che tuttavia permetterebbe di avere un maggior gettito fiscale con cui coprire la quota delle spese correnti previste per la flat tax, il reddito di cittadinanza e la riforma delle pensioni con il superamento della Legge Fornero. Savona ha anche fatto presente che la Commissione europea avrebbe tutto l’interesse a far sì che il suo piano A sia realizzabile. Questo perché, ha detto, “occorre che l’Ue riconquisti la fiducia dell’opinione pubblica, non solo italiana, prima delle prossime elezioni europee, la cui data incombe”. Il voto, infatti, è previsto nella primavera del 2019.

PAOLO SAVONA, PIANO A DA 50 MILIARDI

Dopo aver evocato un piano B riguardante l’appartenenza dell’Italia all’euro, nel caso si verifichi un evento straordinario e imprevedibile, un “cigno nero”, Paolo Savona spiega come l’Italia può reperire 50 miliardi di euro, per finanziare un piano di investimenti che aiuti lo sviluppo, attraverso quello che ribattezza come “piano A”. Il ministro per gli Affari europei, intervistato da La Verità, evidenzia infatti che l’Italia ha un forte avanzo di parte corrente della bilancia estera. Una cifra che non può essere spesa “per l’incontro tra i vincoli di bilancio e di debito dei Trattati europei. Questo nonostante abbiamo ancora una disoccupazione nell’ordine del 10% della forza lavoro e rischi crescenti di povertà per larghe fasce di popolazione”. Savona spiega che tale avanzo è pari al 2,7% del Pil, ovvero a 50 miliardi di euro circa, “esattamente ciò che manca alla domanda interna”.

GLI EFFETTI SUL CONTRATTO DI GOVERNO

Secondo Savona, se la Commissione europea accettasse, o meglio ancora se fosse lei a proporre, un piano di investimenti pari a questi 50 miliardi di euro, “la crescita del Pil che ne risulterebbe può consentire un gettito fiscale capace di coprire allo stesso tempo la quota parte delle spese correnti implicite nelle proposte di flat tax, salario di cittadinanza e revisione della Legge Fornero senza aumentare né il disavanzo pubblico, né il rapporto debito pubblico/Pil su base annua”. Dunque con questi 50 miliardi si potrebbero di fatto sia realizzare degli investimenti che porterebbero importanti benefici, sia garantire le coperture per gli interventi che Lega e Movimento 5 Stelle hanno inserito nel contratto di Governo. Il ministro fa anche notare che si tratterebbe di proporre alla Commissione europea un qualcosa che era già emerso con il piano Juncker: una politica della domanda centrata sugli investimenti.

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