SPY FINANZA/ Banche, pensioni e risparmi: l’Italia è pronta da “spolpare”

- Mauro Bottarelli

In Italia è in atto uno scontro sotterraneo pronto a portare come risultato finale un conto salato da pagare per gli italiani. Come del resto avvenuto già in passato. MAURO BOTTARELLI

moneta_denaro_soldi_contanti_lapresse_2017
Lapresse

Qualcuno sta giocando con il fuoco. E qualcun’altro, sporco. In un caso come nell’altro, uno scontro fra poteri come quello, in maniera più o meno sotterranea, in corso nel nostro Paese non ha molti precedenti. Volendo proprio tracciarne uno, viene in mente la guerra fra amministrazione Trump e Deep State su alcuni capitoli qualificanti della politica estera, vedi ad esempio il casuale ritorno in campo del procuratore Mueller alla vigilia dell’incontro di oggi fra Donald Trump e Vladimir Putin, dove in ballo c’è soprattutto la questione strategica del futuro della Siria. Intesa come fine dell’influenza iraniana nella regione, obiettivo chiaro e dichiarato di Usa e Israele, con la Russia formalmente d’accordo, ma comunque pronta ad alzare la posta, visto che è di venerdì la notizia – non smentita – dell’intenzione di Mosca di investire circa 50 miliardi di dollari nelll’industria petrolifera iraniana, il tutto alla faccia delle sanzioni Usa contro Teheran che proprio Trump ha ribadito non prevederanno deroghe per le aziende europee, quando il ministro degli Esteri francese ha posto la questione al vertice Nato. 

Insomma, Mosca se ne frega di cosa farà la piccola Europa che invece di trattarla da interlocutore, si limita a obbedire ai desiderata di Washington, sanzioni in testa: questa è la più grande idiozia e il più grande errore politico di quella che possiamo definire era Merkel, molto peggio della decisione del 2015 di aprire indiscriminatamente le frontiere, prodromo al caos destabilizzante che le istituzioni europee stanno vivendo oggi. Insomma, la situazione italiana è seria. Molto seria, ancorché possa apparire farsesca, alla luce dell’accusa di complotto da parte del Mef lanciata da Luigi Di Maio relativamente al “Decreto dignità” e al famoso calcolo in base al quale questo comporterebbe la perdita di 8mila posti di lavoro. 

Al Mef hanno ovviamente smentito, citando come fonte di quel numero – a loro dire presente fin dall’inizio nel decreto – addirittura l’Inps dell’onnipresente e politicamente schieratissimo Tito Boeri, non esattamente una garanzia di equidistanza rispetto alle politiche di questo governo. Il quale, come sapete, non mi entusiasma, ma, verrebbe da chiedere al Mef: siamo di fronte al più plastico dei casi di excusatio non petita? Ma qui andiamo oltre, qui siamo al palese boicottaggio. Con puzza di bruciato e intelligenza con il nemico in sottofondo. Come definire, altrimenti, la notizia rilanciata da La Repubblica sabato, in base alla quale alcuni ambienti francesi avrebbero recapitato sul tavolo di Emmanuel Macron un “dossier anti-Salvini” di 36 pagine, nel quale si paventa la messa a rischio addirittura dell’accordo miliardario fra Fincantieri e Stx, proprio come ritorsione verso il ministro dell’Interno e la sua politica dichiaratamente contraria agli interessi d’Oltralpe? 

Certo, Salvini di suo poteva evitare di dire pubblicamente che ieri sarebbe andato a Mosca a tifare Croazia e gufare la Francia perché non sopportava l’idea di Macron festeggiante, visto che è il vice-premier e il ministro dell’Interno di un Paese fondatore e non un ultras da bar all’angolo, ma restano un fatto e un dubbio: se il numero da catena di montaggio delle Legion d’Onore concessa a personaggi di varia estrazione del nostro Paese parla la lingua di una lobby filo-parigina molto forte, quello in base al quale un ex premier italiano da anni ormai viva a insegni proprio nella capitale francese, più volte intervistato e interpellato dai media d’Oltralpe sui destini dell’Italia, apre qualche dubbio di poco piacevole fattura sull’eventuale presenza di quinte colonne – ancorché a fin di bene, nella loro intenzione almeno – pronte a fare di tutto per bloccare e far cadere il governo in carica. E, magari, per consumare un’antica vendetta interna al partito di riferimento, giunta ormai al proverbiale livello di raffreddamento necessario per goderla al meglio. 

C’è poi la questione dell’intervento del Quirinale nella questione Diciotti, una mossa tanto legittima – c’era infatti in ballo il rispetto di norme europee – quanto esemplificativa di un clima chiaro. Da un lato, il Quirinale non ci ha pensato due volte a scavalcare il Viminale, interpellando direttamente il primo ministro e dall’altro, abbiamo avuto l’ennesima, plastica rappresentazione proprio di un governo senza guida e indirizzo politici, se non quelli di Di Maio e Salvini, i quali però non sono formalmente titolati dello scranno di palazzo Chigi. La “vittoria” di ieri sulla nave con 450 clandestini entrata in acqua italiane e a cui è stato garantito trasbordo al largo di Linosa, con Francia e Malta pronte a prendere in carico 100 migranti? La classica vittoria di Pirro, temo. Anzi, fumo negli occhi strategico. Anche perché, se il calendario non cambierà, il 19 Matteo Salvini rivedrà gli omologhi di Germania e Austria e allora lì si capirà meglio se dietro il neonato “asse dei volonterosi” ci sarà anche arrosto, oltre che fumo, stante la dimostrazione avuta l’altro giorno del fatto che l’accordo con la Libia è tutt’altro che ferreo, almeno in fatto di prevenzione delle partenze. 

Prima parlavo di vittoria di Pirro. E proprio relativamente a un episodio ascrivibile a questa categoria, a mio avviso, emerge tutta la gravita di quanto stiamo vivendo, il potenziale destabilizzante di questa guerra per procura in atto nel Paese. Prendete, la questione ricalcolo (e non taglio) dei vitalizi. So anch’io che è una stupidata, un atto meramente simbolico. Ma con un rischio connesso non da poco. Questo Paese spende 70 miliardi l’anno solo di servizio del debito e nel 2016 ha festeggiato come la vittoria ai Mondiali l’essere sceso a quota 66 miliardi grazie al risparmio garantito proprio dalla politica della Bce. Di più, solo in spese militari spendiamo 64 milioni al giorno: stando all’ultimo diktat, Donald Trump vorrebbe addirittura arrivare al 4% del Pil per l’adesione alla Nato, quando oggi siamo all’1,15%. Bene, il ricalco dei vitalizi alla Camera garantirà un risparmio per le casse dello Stato di circa 40 milioni l’anno: nulla, una goccia nell’Oceano, l’argent de poche. Con l’aggravante, però, di aver creato un precedente pericoloso, in vista di futuri governi tecnici o addirittura Troike di vario genere in arrivo (e non manca molto, fidatevi): aver scoperchiato il vaso di Pandora del ricalcolo di un diritto acquisito, quindi potenzialmente aver spalancato la strada – in prima istanza – a un possibile intervento su pensioni frutto di pre-pensionamenti o “scivoli”, “scalini” e “scaloni” di vario genere, più o meno imposti dall’Europa, che contemplassero anni di contributi figurativi o accompagnamenti alla pensione tramite Cig, più o meno straordinaria o ancora chi ha riscattato, per raggiungere gli anni necessari, il servizio militare o gli studi universitari o l’apprendistato. Quando c’è da fare cassa, va bene tutto. 

E quella vittoria tanto simbolica da essere, di fatto, quasi totalmente di Pirro festeggiata l’altro giorno in Piazza Montecitorio e sui social, rischia di trasformarsi in un involontario (almeno spero) assist al tagliatore di teste che verrà. Perché verrà, statene certi. E non tanto per l’Europa che è tornata con forza a chiederci una manovra correttiva o per il debito pubblico che venerdì ha toccato un nuovo record assoluto o per le bollinature mancanti sui provvedimenti della flat tax o del reddito di cittadinanza. No, la questione è differente: qui sta per saltare il banco e nessuno, dico nessuno, sa come uscirne. Servirà, quindi un casus belli di quelli veramente credibili stavolta, non la Grecia di turno, la quale è stata utilizzata come esperimento sociale e come salvataggio backdoor delle incaute banche francesi e tedesche troppo esposte: qui serve il timore dell’esplosione stessa dell’eurozona. Serve che i cittadini tedeschi temano di non rivedere più i soldi in eccesso che la Bundesbank fornisce a Target2, serve che i francesi vedano a rischio la tenuta delle loro banche stracariche di Btp, serve che gli spagnoli si alzino al mattino guardando come prima cosa il livello di rischio contagio dal Portogallo e comincino a chiedere alle banche del Paese di tagliare lo storico cordone ombelicale che le lega a quelle lusitane. Serve aver paura, paura quella vera. 

E a cosa pensate sia servita la visita di Donald Trump a Londra, oltre a fare drizzare i capelli in testa alla Regina Elisabetta, la quale pensava di aver visto di tutto con i bombardamenti della Luftwaffe, ma ha dovuto ricredersi? Un Trump che chiede a Londra l’hard Brexit e una May che, per tutta risposta, minaccia di chiudere i confini a baristi e camerieri italiani, spagnoli e greci cosa ci dicono, se non che è in atto un disperato tentativo di creare un casus belli? E attenzione, l’unico Paese con un debito tanto grande ma anche tanto consolidato e stabile da non prestarsi a troppi rischi connessi, vedi lo scatto delle clausole di default sui cds associati a moltissimi bond, è il nostro. Ed è un Paese dove c’è molto da raschiare via dall’osso, magari non a livello industriale, ma sicuramente bancario e di risparmio privato: conti correnti, immobili di proprietà giunti proprio in questi giorni a una cifra record e soprattutto pensioni. Le quali, ora, sono attaccabili in base al precedente creato proprio dal ricalcolo dei vitalizi: per ora sono quelle dei parlamentari, poi potrebbero essere le fattispecie che ho elencato prima. 

E poi? Magari l’intero comparto retributivo? Oppure quelle di reversibilità delle vedove, le quali in punta di diritto hanno solo sposato chi ha versato i contributi, non li hanno versati loro, quindi ulteriore sforbiciata? Tranquilli, volendo operare senza troppi scrupoli e con la mannaia – per quello serve la paura, l’emergenza epocale, altrimenti ti ritrovi la gente in piazza con i bastoni o, peggio, le BR che tornano in auge – c’è ancora molto da raschiare nel salvadanaio Italia. E temo proprio che questo governo si stia prestando, suo malgrado, a questo gioco, a questa agenda nascosta dei veri poteri forti. I quali non sono la Spectre, né tantomeno personaggi con i cappucci che svolgono strani rituali: sono commissari europei, membri di consigli d’amministrazione bancari o di grandi aziende, intellettuali progressisti, capitani d’industria, leader politici. Tutta gente nota e visibile, la quale sfrutta la stupidità del complottismo per poter operare, paradossalmente, alla luce del sole e anche assumendo le sembianze del salvatore della Patria, del cavaliere bianco che non sono: è un gioco assolutamente parallelo, ma, paradossalmente, anche aperto, chiaro, quasi dichiarato. Lo scontro di potere in atto, ne è il prologo. 

Attenzione all’estate dalle basse difese e dal basso interesse, ancor più basso del solito, per ciò che accade nel mondo e sui mercati: i coup d’Etat non si fanno sotto Natale, si fanno quando la gente è sotto l’ombrellone. E non pensiate a carrarmati per le strade o militari che si impossessano degli studi Rai per lanciare proclami, non pensate alle pagliacciate in stile turco, per capirci. Qui basterà far saltare i nervi al governo, con un lavorio continuo da parte del Deep State nostrano (il quale esiste e non ha nulla da invidiare a quelli esteri) e portarlo all’esasperazione, prodromo del rompete le righe per evitare contraccolpi elettorali alle europee. Poi, ci penseranno la crisi in arrivo e tutto lo sporco messo sotto il tappeto in anni e anni di falsa narrativa della ripresa e delle Banche centrali a fare il resto. 

Ricordate il prelievo notettempo di Amato? Bene, preparatevi. A qualcosa di peggio. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori