Imprenditore offre lavoro a 1100 euro, ma nessuno risponde/ I giovani cercano impiego, ma…

- Niccolò Magnani

Imprenditore offre lavoro a 1100 euro ma nessuno risponde: “i giovani dicono che è troppo lontano da casa, o che hanno il corso di nuoto che interferisce”. I problemi e la crisi di oggi

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Lapresse

Si torna a riflettere sul lavoro giovanile dopo che un noto imprenditore ha sottolineato come alla sua proposta di un lavoro a 1100 euro al mese non ha trovato nessuno disposto a proporsi. Da una parte c’è chi è convinto che i ragazzi non abbiano grande voglia di lavorare, troppo presi da altre cose e forse anche dal benessere garantito dai genitori. Altri invece sottolineano come non ci sia la giusta mentalità per affrontare diversi compiti, con la forza mentale che non viene costruita nel modo giusto. Resta il fatto che l’Italia è uno dei paesi europei dove i giovani fanno più fatica a trovare lavoro, ma anche dove preferiscono rimanere a casa piuttosto che provare un’esperienza all’estero o in un’altra città. L’emergenza lavoro sta colpendo anche loro, ma questa notizia dell’imprenditore che fa fatica a trovare un impiegato a cui dare 1100 euro al mese sembra davvero molto difficile da concepire. (agg. di Matteo Fantozzi)

LA COLPA È DI…

Nella giornata di oggi si è discusso molto delle parole di un imprenditore che ha sottolineato come abbia cercato di offrire un lavoro da 1100 euro al mese senza trovare risposte. Ha specificato che i giovani rifiutano perché lo considerano troppo lontano o mettono tra le priorità lo sport. Tra i motivi di questo rifiuto l’imprenditore in questione ha voluto sottolineare come spesso la colpa sia delle famiglie che sono iper protettive e mettono i bastoni tra le ruote nella crescita dei giovani. In effetti se andiamo a vedere in giro per il mondo l’età media in cui i ragazzi decidono di iniziare a lavorare e andare a vivere da soli è molto più bassa rispetto a quella dell’Italia dove sempre più giovani superati i trent’anni fanno ancora lavori part time e decidono di rimanere a casa con i genitori per risparmiare le spese legate alla casa. Ci sarà una soluzione per questo? Certo generalizzare è sempre sbagliato, ma una strada è stata comunque tracciata dall’imprenditore. (agg. di Matteo Fantozzi)

“I GIOVANI DICONO CHE È TROPPO LONTANO DA CASA…”

1100 euro e un posto di lavoro sicuro ormai non fanno più gola: negli anni della crisi e del mercato del lavoro sempre più “precarizzato” – dopo tante fanfare suonate da Di Maio e il M5s in campagna elettorale e ora nel Decreto Dignità – e poi in tanti non “colgono l’occasione di lavoro” per svariati e non sempre di prim’ordine motivi. Il caso esplode qualche giorno fa a Roma, nella Capitale, dove un imprenditore – Leonardo Leone Solla – da mesi pubblica incessantemente offerte di lavoro su diversi giornali della Capitale. Ma le risposte finora giunte sono pari a.. zero: «Storico Ristorante zona Marconi/Portuense Roma cerca cassiera con esperienza nel settore, disponibilità orari serali e festivi. Inviare cv con foto a: cassiere.ristoranti@gmail.com», è solo uno degli annunci lanciati dall’imprenditore titolare di una catena di centri benessere, ristoranti e attività varie che operano nel turismo finanche all’intrattenimento. All’Askanews però riporta di tutta la delusione per non vedere alcuna risposta ai propri annunci, seppur in periodo di crisi: «L’aspetto che mi sorprende sono le motivazione con le quali le persone rifiutano le nostre offerte professionali. ‘Non posso accettare il lavoro perché è troppo lontano da casa’, è una delle tante risposte che ho ricevuto. Ma a quanto pare, solo per fare un esempio, i 1.100 euro al mese previsti per fare la cassiera sembrano non far ‘gola’ a nessuno».

IL CASO ROMANO E IL “BISOGNO” DI EDUCAZIONE

Secondo il manager, i candidati sembrano voler dettare loro le regole del gioco oltre che comporre gli orari del proprio impiego: manca quella “educazione”, quel senso di umiltà che per un giovane che inizia a buttarsi nel mondo del lavoro di oggi è ancora essenziale. «Qualcuno, addirittura, dopo aver superato la preselezione iniziale, non si presenta alla giornata di ‘prova’. Sono molti anni che pubblico annunci e, nell’80% dei casi, non riesco a trovare il personale richiesto. Di curricula ne ricevo moltissimi ma il loro numero è inversamente proporzionale al reale interesse delle persone. C’è anche chi vorrebbe venire al lavoro non prima delle ore 9.00 di mattina, chi si rifiuta di lavorare nei giorni festivi o il mercoledì pomeriggio perché ha il corso di nuoto», accusa ancora Leone Solla denunciando una situazione tutt’altro che presente nei soli confini della Capitale. «I giovani per esperienza personale faticano a svegliarsi presto la mattina. Molta della responsabilità è data anche dalle famiglie iperprotettive e dagli imprenditori ‘vecchio stampo’ che non sanno motivare i ragazzi. Non a caso, da quest’anno, sto girando l’Italia come ‘formatore’. Il mio desiderio è quello di aiutarli, fornendogli maggiori strumenti per affrontare il mercato lavorativo». Al posto della “dignità” – che in quanto tale diviene un elemento culturale, personale, esistenziale prima ancora che professionale o peggio “politico” come il Decreto legge nel nuovo Governo “impone” – forse servirebbe una sana “cultura dell’educazione” al lavoro e al rispetto: non solo delle regole, in quanto tali, ma della dignità stessa che il lavoro richiede ad ogni uomo e donna che iniziano un percorso professionale nel pur complesso mare magnum della situazione Italia di oggi.

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