ACCORDO UE-GIAPPONE/ Cosa cambia con la risposta a Trump di Juncker e Abe

- Fabio Accinelli

Giappone e Unione europea hanno raggiunto un importante accordo commerciale che rappresenta una risposta al protezionismo portato avanti da Trump. FABIO ACCINELLI

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Shinzo Abe (LaPresse)

È delle scorse ore fa la prima risposta a Trump dell’Europa e del Giappone, i quali non hanno perso tempo per “urlare” agli Stati Uniti che il protezionismo non regge. Si tratta di un accordo bifase: da una parte commerciale e dall’altra strategico. A Tokyo il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, e il Presidente del consiglio giapponese, Shinzo Abe, hanno sottoscritto l’accordo maggiore mai firmato di libero scambio. Di fatto trattasi di un accordo commerciale estremamente ampio e ambizioso tra due delle più grandi economie nel mondo e con esso è stato esternato un messaggio potente contro il protezionismo. Si sono voluti così acclarare i valori fondamentali della democrazia liberale, dei diritti umani, della possibilità di commerciare in piena autonomia e sicurezza nel mondo, il tutto in uno stato di diritto. 

Il punto economico dell’accordo stima il suo attuarsi in un campo di 600 milioni di persone, con una valenza di 58 miliardi di euro in beni e di 28 miliardi di euro in servizi. Il Giappone sopprimerà dazi doganali sul 94% dei beni importati dall’Ue, includendo l’80% di prodotti ittici e agricoli e consequenzialmente prezzi più economici per manufatti agricoli quali vino, formaggi e carne di maiale. In cambio l’Ue cancellerà imposte sul 99% delle merci giapponesi e soprattutto applicherà una maggiore apertura per il mercato automobilistico per i prossimi 8 anni e sugli apparecchi televisivi per i prossimi 6 anni. 

Tale accordo dovrà essere ratificato dai parlamenti europeo e giapponese prima dell’entrata in vigore nel marzo del 2019, in concomitanza con l’applicazione della Brexit e quindi l’abbandono dell’Ue da parte del Regno Unito. Il minimo comune denominatore tra le due parti, come detto, è stato proporre un forte segnale contro le misure protezionistiche, ciò con la volontà diretta e ferma di lavorare in comune accordo e in sintonia per arrivare ad abbattere tutte le barriere tariffarie tra i due blocchi e quindi incrementando le economie interne in direzione dell’export. Con la firma dell’accordo, il Giappone e l’Ue hanno concordato di riconoscere i sistemi di protezione dei dati come “equivalenti”. 

L’obiettivo è colmare la distanza tra le normative in materia di protezione dei dati: una  “decisione di adeguatezza” reciproca  che garantisca standard elevati di protezione degli stessi, che di fatto sono il carburante dell’economia globale. Questo accordo ne permetterà la circolazione sicura tra i nostri paesi avvantaggiando sia l’economia che il cittadino. Tokyo ha concordato di innalzare gli standard di sicurezza portandoli ai livelli europei, per cui sarà ampliata la definizione di dati sensibili, rafforzando la protezione di dati dal Giappone verso un Paese terzo, rendendo più semplificato l’esercizio dei diritti di accesso e rettifica. Tali flussi riguardano l’insieme di informazioni generate in “rete”, ossia dati relativi agli acquisti sui siti di e-commerce o sulle transazioni finanziarie effettuate on-line, relativi alla geo-localizzazione e provenienti da social network.  

La semplificazione di accesso alle informazioni e quindi ai dati consentirà alle piccole imprese di trarre maggior beneficio da questo accordo in cui sia l’Ue che il Giappone si impegnano a creare un sito web specifico per offrire a queste aziende informazioni utili per accedere ai loro mercati e a predisporre  punti di contatto appositi (incaricati di gestire le questioni sollevate in tal campo e di affrontare i temi di rilievo in altri ambiti dell’accordo). 

Un ultimo accenno va posto sul “governo societario”, dove per la prima volta in un accordo sarà previsto un capo specifico che si basa sui principi del G20/Ocse in materia e che rispecchia le norme e le miglior pratiche dell’Ue e del Giappone in questo campo: entrambi si impegnano ad aderire a obiettivi e principi fondamentali quali la trasparenza e la pubblicazione di informazioni sulle società quotate in borsa; la responsabilità degli amministratori nei confronti degli azionisti; l’esercizio dei diritti degli azionisti e l’equità nelle operazioni di acquisizione.

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