FINANZA/ Il piano di Savona per la rivoluzione dell’Italia

Giovedì si è riunito il Comitato interministeriale per gli Affari europei, presieduto da Paolo Savona, che ha preso un’importante decisione. Ce ne parla GIULIO SAPELLI

07.07.2018 - Giulio Sapelli
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Paolo Savona (Lapresse)

Giovedì si è riunito per la prima volta con il nuovo Governo il Comitato interministeriale per gli Affari europei, istituito con la legge 234/2012. Il professor Paolo Savona, ministro per gli Affari europei, lo presiedeva, alla presenza dei due vicepresidenti del Consiglio, del ministro dell’Economia, e dei ministri delle Politiche agricole, delle Infrastrutture, dei Rapporti col parlamento e la democrazia diretta, della Pubblica amministrazione e, per finire, degli Affari regionali e delle autonomie. Tutto ciò in previsione della riunione in seduta congiunta il 10 luglio delle Commissioni di Camera e Senato delle politiche per l’Unione Europea. 

Un atto di alto valore simbolico e insieme di profondo significato operativo: Governo e Parlamento insieme si apprestano a discutere puntualmente quello che è il punto archetipale che fonda il rapporto tra istituzioni comunitarie e politiche economiche di stabilità e di crescita. Il comunicato emesso contiene un’affermazione importante e veramente inconsueta. Riferendosi a quella connessione, testé citata, così si afferma: “(su tale connessione) occorre operare se si vuole che il mercato comune e l’euro sopravvivano sul piano del consenso politico che trae alimento nella crescita del benessere economico e sociale dei paesi membri”, e si sottolinea fortemente l’importanza di realizzare investimenti pubblici con il duplice scopo di innalzare l’attuale, insoddisfacente, tasso di crescita reale e, in tal modo, avviare la rimozione di quei dualismi di produttività che, si dice, “minano lo sviluppo socio-economico e la stessa efficacia della politica monetaria comune”. 

Si tratta di affermazioni che escono direttamente, per chi ne conosce la prosa, dalla penna del professor Paolo Savona. Il fatto che si scelga una linea tutta contenuti, dall’indubitabile e alto profilo tecnico, per iniziare a discutere delle questioni europee, sconfessa tutte le tesi di coloro che affermano che questo sia un governo populista, ossia che scelga il confronto con i trattati europei, che sono da cambiare, sulla base della demagogia e sull’astratta e altrettanto demagogica richiesta di fuoriuscita dall’euro, uscita che altro non farebbe che colpire, con terribili convulsioni, proprio quei ceti sociali e quegli apparati produttivi che, con i nuovi investimenti, si vorrebbe invece proteggere e rilanciare. 

L’ambizione di Savona è certamente quella di creare una task force operativa di alta qualità tecnica, ma che abbia nel contempo una execution politica e questo non può che essere effettuato se non con il coordinamento dei vari ministeri. In un’Europa in cui il governo Macron è indebolito da uno sfaldamento della sua base parlamentare, che pare progressivo per le proteste che solleva la sua politica sociale e istituzionale, con una Germania in cui l’indebolimento della Merkel è così preclaro da disvelare tutta la debolezza non solo della grande coalizione, ma anche dello storico rapporto tra Cdu e Csu, è importante il proporsi di un’Italia ragionante che tiene il punto sulla necessità di cambiare profondamente la politica economica europea: e questo partendo, più che dalla moneta e dal fisco, dagli investimenti che creino crescita reale. 

Reale perché si dà vita a nuovi stock di capitale fisso, a nuove imprese, a nuove infrastrutture, indirettamente, ma fortemente rivoluzionando la filosofia sin qui seguita della Cassa depositi e prestiti. Protesa, quest’ultima, a divenire un nuovo ospedale di salvataggio di aziende malate, tipo l’Iri degli anni Trenta, invece che l’asse di creazione di un nuovo Stato imprenditore, robusto e sano. 

Orbene, la politica italiana inizia il suo risveglio, inizia a configurare un suo nuovo destino, superando servilismi e subalternità. Tipici della borghesia compradora  e delle sue classi politiche che negli ultimi vent’anni ci hanno mal governato.

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