IL CASO/ La vittoria di Eni in Libia e il doppio gioco di Macron con la Russia

Eni ha avviato un’importante partnership in Libia. Questo nonostante l’attivismo francese che passa anche dal doppio gioco che porta avanti Emmanuel Macron. PAOLO ANNONI

07.07.2018 - Paolo Annoni
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Emmanuel Macron (LaPresse)

Eni ieri ha comunicato di avere avviato, in partnership con la società libica Noc, la produzione dal primo pozzo del progetto offshore Bahr Essalam Fase 2. Si tratta del più grande giacimento di gas offshore in Libia. Dopo la guerra del 2011 e la caduta di Gheddafi non era scontato che Eni, presente dal 1959, operasse ancora nel Paese. Secondo quel noto antieuropeista di Prodi, “la guerra in Libia l’ha fatta la Francia. Noi ci siamo incredibilmente accodati, non ho mai visto qualcuno fare un guerra contro i propri interessi. La Francia in questi anni ha gestito le cose in Libia con iniziative assolutamente proprie non curandosi degli interessi generali”. Il fatto che l’Italia nel 2011 fosse politicamente ed economicamente a terra, aggiungiamo noi, ha dato l’occasione per una guerra che non aveva niente a che fare con la pace. Secondo Roberto Napoletano, “i cari alleati non si sono dati pace fino a quando nella guerra contro Gheddafi i terminali della compagnia petrolifera italiana fossero inseriti tra gli obiettivi da bombardare. Ne sanno qualcosa l’ex ministro degli Esteri Frattini e l’allora capo di stato maggiore Camporini”.

Possiamo anche riprendere una mail indirizzata a Hillary Clinton (mittente Sidney Blumenthal) del 16 settembre 2011 in cui il segretario di Stato americano viene informato di una visita di Sarkozy e Cameron a Tripoli per incontrare il nuovo governo libico. I due “intendono mettere pressione sui leader del nuovo governo per il supporto alla ribellione contro Gheddafi e si attendono un riconoscimento tangibile nella forma di contratti favorevoli per le società energetiche francesi e inglesi che intendono avere un ruolo chiave nella industria petrolifera libica”. Il ruolo chiave nell’industria petrolifera libica l’ha sempre avuto Eni e l’Italia. Questo per dire che di umanitario in quella guerra non c’era niente.

L’attivismo della Francia in Libia in concorrenza aperta con l’Italia continua anche oggi con il super-europeista Macron che organizza convegni a Parigi di cui in Italia non si parla quasi e che hanno lo stesso scopo della guerra del 2011, e cioè quello di scalzare l’Eni o comunque consentire alle “aziende energetiche francesi” di avere un ruolo maggiore in Libia a tutto danno dell’Italia. In teoria l’Italia sarebbe europea, ma fa niente. Facciamo finta tra l’altro di non sapere che la gelosia della Francia in Niger, dove l’esercito italiano non può mettere piede, non abbia nulla a che fare con le miniere di uranio, tutte gestite dai francesi in cambio di pochi soldi, con modi molto opachi (si potrebbe persino contemplare la remotissima ipotesi di casi di “corruzione internazionale”) e, pare, con danni ambientali colossali. L’uranio con cui si alimenta l’energia nucleare che conta per più del 70% della produzione di elettricità francese.

Ma le cose più interessanti, riguardo a petrolio e Francia, non finiscono qua. La stampa italiana ha ignorato quasi completamente la visita di Macron a Putin di fine maggio con al seguito rappresentanti di Total. Siamo certi che hanno parlato di pace nel mondo e Macron ha solo provato a convincere quel lupo cattivo di Putin a diventare buono. Non sia mai che qualcuno si azzardi a dare conto, per esempio, degli accordi tra Total e la russa Novatek, sul progetto Arctic 2 per sviluppare le risorse di gas della Russia. I tentativi italiani di ammorbidire le sanzioni contro la Russia da queste parti vengono usati per demonizzare chi li propone come “servo di Putin”, ma se la Francia si adopera con il suo campione nazionale Total per sviluppare il gas russo va tutto bene.

L’abbandono precipitoso da parte dell’Italia del progetto South Stream per rispettare alla lettere le richieste europee sulle sanzioni alla Russia ci è costato tanto e non parliamo solo di soldi. Negli stessi mesi la Germania, “fregandosene”, portava avanti il Nord Stream 2 per portare gas russo in Europa. In America si parlerebbe di “double standard”. La stessa idea, per esempio, per cui nessuno chiede conto a Macron delle notizie riportate da Oxfam secondo cui la polizia francese “tagliava le suole alle scarpe agli immigrati che tentavano di entrare in Francia prima di rispedirli in Italia” oppure “toglieva le sim dei telefonini” persino ai bambini figli dei migranti. Questo a metà giugno, più o meno negli stessi giorni in cui si accusava il governo italiano per la linea dura contro le Ong.

Se Eni torna in Libia o ci è rimasta è una cosa positiva per l’Italia, che altrimenti rischia di passare gli inverni al freddo. Sarebbe il caso di fare sistema su questo e su molte altre partite, magari senza badare troppo alle lamentele di chi si indigna invocando la superiore moralità di chi fa le stesse cose, in realtà peggiori, ma ha un passaporto diverso.

P.S.: Sempre alla voce Libia/Francia è interessante l’ipotesi che si trova in un memo a Hillary Clinton sulla volontà della Francia di stoppare a tutti i costi la creazione di una valuta africana alternativa al franco francese a opera di Gheddafi. Il memo è questo. Per molti l’uso del franco francese in Africa fa molto bene alla Francia e molto male ai Paesi africani.

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