IL CASO/ Oltre Genova, le emergenze da risolvere per l’Italia dei trasporti

Al Meeting di Rimini si è parlato dei problemi avvertiti nel mondo dei trasporti e della logistica in Italia. Oltre che di quanto appena accaduto a Genova. SERGIO LUCIANO

20.08.2018 - Sergio Luciano
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Il porto di Genova (LaPresse)

Sarà forse una brutta scorciatoia, sarà – nella migliore delle ipotesi – il classico “male minore”: eppure commissariare sembra l’unico modo, oggi in Italia, per aggirare i mille ostacoli della burocrazia e dell’iper-regolamentazione che paralizzano tutto, e per far accadere le cose necessarie. Nel settore delle opere pubbliche, in particolare. E proprio il commissariamento è anche la soluzione estrema evocata ieri al Meeting di Rimini alla tavola rotonda intitolata “I nodi delle reti”, che vedeva schierati sul palco tre protagonisti del mondo della logistica direttamente coinvolti nelle ripercussioni economiche e produttive della tragedia di Genova che, a parte l’insanabile dolore per l’enorme perdita di vite umane, ha già creato un problema gravosissimo da gestire, la ripresa della normale attività economica sul territorio: Paolo Emilio Signorini, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, Gilberto Danesi, amministratore delegato PSA Italia e managing director di Voltri Terminal Europa Spa, e Marcello Di Caterina, direttore generale dell’Associazione logistica per l’intermodalità sostenibile, moderati da Emmanuele Forlani, Consigliere della Fondazione Meeting.

È mai possibile – è la provocazione di Forlani – che sempre più spesso o si commissaria o tutto si blocca, in Italia? Facciamo l’Expo, e dobbiamo commissariare; arriva il terremoto, idem; c’è un disastro come quello di Genova, già si dice: commissariamo.

“Per me è facile rispondere di sì: vorrei un commissario per ogni cosa, e con poteri speciali. Come imprenditore devo portare a casa soldi, fare investimenti, dare benessere, dare sicurezza”, risponde Danesi, che alludendo all’ex ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, seduto in prima fila ad ascoltare, aggiunge: “Quando il ministro, qui, intervenne per risolvere personalmente un assurdo problema burocratico che mandava in giro a vuoto la nostra azienda da cinque anni, ci permise di fare 200 milioni di investimenti!”. E qui Danesi si concentra sulla tragedia del ponte Morandi: “Ormai, purtroppo, i lutti ci sono stati. Abbiamo però bisogno di un nuovo ponte, va fatto, subito. Se serve un commissario, ben venga. Attenzione, perché se non si reagisce con efficienza e rapidità l’immagine dell’Italia del mondo ne risente, sta diventando quella del Paese inaffidabile. Ve lo dico: per il mio gruppo, che fa affari a Cuba, Colombia, Indonesia e Vietnam, l’Italia è già vista come un Paese poco affidabile, meno di questi che vi ho detto… Eppure avremmo tanti soldi da investire, in Italia!”.

È una questione di competitività del Sistema-Paese, sottolinea Signorini, che investe la capacità italiana di stare sul mercato e creare ricchezza o essere marginalizzata: “Il messaggio più pacato che mi sento di dare in queste giornate così convulse è che dobbiamo assolutamente preservare e incrementare la nostra competitività sistemica”, spiega il presidente dell’Autorità portuale, “mentre oggi noi italiani siamo, e siamo considerati, bravi nel piccolo e nel medio-piccolo, ma non altrettanto nel competere a livello sistemico mondiale, dove altri paesi come Germania e Cina sono più avanti di noi”.

Naturalmente se c’è un settore in cui l’efficienza di un sistema-Paese deve potersi integrare con quella dei Paesi confinanti, questo è il settore della logistica. Lo ha ben ricordato Marcello Di Caterina: “Il sistema-Italia potrebbe e dovrebbe funzionare meglio, ma il sistema Europa? Tutti pacchetti sulla mobilità nell’Unione europea, in fase di approvazione, sono tornati in Commissione bocciati dalle discordie tra i sindacati dei Paesi dell’Est e dell’Ovest, divisi sulla visione da calare nelle nuove regole. È mai possibile, ad esempio, che oggi un semirimorchio che parta dall’Italia con 44 tonnellate di carico sia obbligato ad alleggerirsi prima di varcare il confine spagnolo, perché in Spagna il limite è di 41 tonnellate? Cosa ci vuole a cambiare una norma del genere per omogeneizzare i trasporti?”

Questa omogeneità di norme e fluidità di processi è un po’ l’anima dell’intermodalità, la dimensione dei trasporti moderni, che devono ottimizzare l’impiego dei vari vettori – gomma, ferro e mare – per economizzare i costi economici e ambientali, in un’ottica di sostenibilità: “L’intermodalità è fondamentale per il Paese”, sottolinea Danesi: “Se non creiamo un sistema intermodale, non saremo mai competitivi. Il nostro gruppo sta investendo moltissimo in questo senso, proprio in queste settimane stiamo investendo a Vancouver e in Cina… Noi siamo pronti a giocare il nostro ruolo, ma se l’Italia vuole giocare il suo potenziale ruolo di porto-cardine del Mediterraneo deve colmare il suo enorme gap infrastrutturale, un gap apertosi nel corso di decine d’anni”. E ancora, tornando sul dramma di Genova: “Sono sicuro che alla fine riusciremo ad attutire al massimo l’impatto economico di questo disastro, ma certo le regole dovranno necessariamente cambiare, per tutti: non si può pensare di portare e ritirare i bambini da scuola in macchina, occorreranno gli scuolabus, le strade a Genova sono poche e già col ponte s’ingolfavano… Tutti dovremo cambiare le nostre abitudini. Anche per questo penso occorra un commissario con poteri speciali”.

Però impartire direttive non basta se non cambia, contemporaneamente, lo spirito che anima le varie componenti del Paese: “Mi torna in mente il discorso di Marchionne in Bocconi”, rievoca Signorini, “in cui lui disse che, rispetto ad alcune grandissime anomalie che vedeva nel nostro Paese, ‘la maggioranza della classe dirigente non parla’. Ecco: c’è invece bisogno, c’è fame di una classe dirigente che sia capace di mandare avanti il Paese con procedure, strumenti, misure, forme di cooperazione più semplici, con un patto tra le parti sociali di reciproca fiducia, un patto del lavoro, degli investimenti. Basta con i mille interessi particolari in danno di altri. Senza una sorta di armistizio nazionale sull’economia, temo che continuerà questa deriva tra chi propone norme e regole sempre più invasive e paralizzanti e chi continua ad agire al di fuori dalla legalità”.

Proprio la necessità del “fare sistema” nei trasporti e nella logistica ha portato alla nascita dell’Alis, l’Associazione diretta da Di Caterina, ex parlamentare e capo della segreteria particolare dell’allora ministro dei Trasporti Lupi: “Nasciamo proprio dalla necessità di un gruppo di imprenditori che hanno visto il sistema della rappresentanza associativa perdere forza di ascolto presso le istituzioni. E dall’idea di mettere insieme il mondo dell’intermodalità, creare un punto di ascolto unitario e di rappresentanza sistemica per tutte le aziende che vivono lo stesso tipo di attività: il mondo del mare, conla necessaria sensibilizzazione per le autostrade del mare; il mondo del trasporto su strada, in generale la plurimodalità, il traffico ro-ro, quello in cui i Tir compiono su strada solo l’ultimo miglio e coprono il grosso delle percorrenze a bordo delle navi, un settore in forte espansione, tanto che nel 2017 le nostre imprese hanno creato 1500 nuovi posti di lavoro rispetto al 2016. Ecco: l’Alis mette al centro l’impresa del mondo intermodale, cercando di stimolare le istituzioni a stare vicino a questa modalità innovativa di concepire il trasporto”.

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