PROFEZIA CROLLO PONTE MORANDI/ Le parole di Warren Buffett nel 2006

Quanto accaduto a Genova è il segno di quanto le non regole del libero mercato siano dannose per i popoli: l’obiettivo è solo il profitto, dice GIOVANNI PASSALI

25.08.2018 - Giovanni Passali
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Warren Buffett (Lapresse)

Lo ripeto dal 2010, ormai da otto anni: siamo in guerra. Questo è il primo pensiero che mi è venuto in mente quando ho appreso della tragedia del ponte Morandi di Genova. E i morti di Genova sono solo dei morti innocenti, uno degli effetti collaterali, di quelli che ci sono sempre in una guerra. Quale guerra? La guerra dei poteri finanziari, la guerra dei ricchi contro i poveri. Forse qualcuno dei miei lettori penserà che sto esagerando, che forse le mie riflessioni hanno preso una piega troppo marxista o filo comunista. No, io mi riferisco a quanto ha affermato il noto speculatore Warren Buffett in un’intervista al New York Times nel 2006. Allora Buffett affermò letteralmente: “C’è una guerra di classe ed è la mia classe, la classe dei ricchi, ad averla iniziata e la stiamo vincendo”.

Questa è la guerra di cui tutti noi dobbiamo renderci conto. Siamo in guerra, è un dato di fatto. Lo siamo, perché la finanza speculativa usa tutti i modi per avere nuovo denaro da aggredire, da conquistare, a qualsiasi costo, “costi quello che costi”, come ha detto Draghi parlando della difesa dell’euro, ma senza specificare chi avrebbe pagato i “costi” e quale tipo di costi fossero (costo del lavoro, costo della disoccupazione, costo della disperazione, costo della vita morale, costo della vita fisica). Come noto nel caso della società Autostrade, gli investimenti per la manutenzione sono stati radicalmente tagliati, mentre negli stessi anni l’azienda realizzava profitti strabilianti che sono finiti in tasca agli azionisti, cioè al principale azionista, Atlantia, tra i cui principali soci ci sono i celebri fratelli Benetton.

Ora tutti puntano il dito contro i Benetton (che però non sono i soli responsabili) e contro la scelta scellerata di tagliare drasticamente la manutenzione. Ma la vera domanda è un’altra: come è potuto accadere ciò? Chi glie lo ha permesso? Quali sono le regole del settore? La risposta è semplice: non ci sono regole. Per spiegare il punto, provo a fare un paragone semplice ma credo illuminante. Su quel ponte, come su tutte le strade, passavano e passano automobili, che sono abilitate a circolare perché i costruttori e i proprietari sono costretti a rispettare una serie di regole e a pagare i relativi costi. Invece i costruttori di ponti, su cui transitano tanti mezzi tutti assicurati per gli incidenti, non hanno obblighi di assicurazione. Queste sono le regole, o meglio le “non regole”. Sono le regole del “libero mercato” cioè la regola suprema della mancanza di regole, dove vince il più forte del mercato, non il più efficiente o il più produttivo.

Queste regole, queste “non regole” del libero mercato, sono precisamente le regole dei mercati finanziari che sono entrate nel mercato dell’economia reale grazie alle corpose privatizzazioni realizzate in Italia a partire dagli anni ’90, con aziende di Stato che producevano beni importanti o essenziali per l’economia vendute a prezzi stracciati. Tutto questo è stata l’applicazione di quell’ideologia per cui lo Stato è per definizione inefficiente e il libero mercato invece è efficiente.

I grossi problemi di questa ideologia sono due, occorre ricordarlo. Il primo è che il libero mercato non è efficiente, non stabilisce, per la legge della domanda e dell’offerta, il “giusto prezzo”. Infatti capita che nel libero mercato vi siano soggetti molto forti, capaci di modificare il prezzo di un bene o di un prodotto a loro convenienza e a danno di tutti gli altri. Il secondo grosso problema è che vi sono alcuni beni che sono beni sociali e che non possono e non dovrebbero essere soggetti alle leggi del libero mercato, anzi, dovrebbero essere letteralmente fuori dal mercato.

Tutti i beni essenziali allo sviluppo dell’economia (e di altri settori ancora più importanti dell’economia, come la salute, l’istruzione, l’amministrazione della giustizia) dovrebbero essere esclusi dal libero mercato e amministrati dallo Stato o da soggetti che si occupano del bene pubblico. In questa categoria rientrano facilmente i trasporti essenziali, come le autostrade. Il paragone con la Germania è semplice: lì le autostrade sono amministrate dallo Stato e sono prive di tariffe.

Ma la realtà non è tanto diversa in Germania, in fondo. Infatti, si applica la dottrina dell’austerità e si tagliano gli investimenti. Anche in Germania i ponti crollano. E si alzano sempre più spesso le proteste dell’imprenditoria sulla mancanza di investimenti e il progressivo disfacimento delle strutture dei trasporti e delle comunicazioni. Da questo si capisce che il vero nemico dei popoli, il vero nemico della gente comune, quella che ci lascia la vita, è l’ideologia liberista fautrice del libero mercato che arricchisce i ricchi e impoverisce e colpisce i popoli. Un’ideologia che usa le non regole del libero mercato come strumento di guerra, quella guerra di cui parlava, ormai 12 anni fa, Warren Buffett.

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