SPILLO/ Se anche la Merkel diventa sovranista contro la Via della Seta

La Germania alza le difese contro i tentativi di acquisizione di aziende da parte di gruppi non europei: la Merkel si allinea ai desideri della grande industria nazionale. NICOLA BERTI

08.08.2018 - Nicola Berti
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Angela Merkel (Lapresse)

Angela Merkel – in silenzio da settimane – starebbe preparando una svolta sovranista in economia. Lo si è appreso ieri da un’intervista rilasciata dal ministro dell’economia Peter Altmaier (membro della Cdu, il partito della cancelliera) a Die Welt, quotidiano del gruppo Springer, tradizionalmente vicino alle posizioni moderate e conservatrici della grande industria. Entro fine anno potrebbe venire abbassata dal 25% al 15% la soglia di acquisizione di partecipazioni in aziende tedesche su di cui il governo ha potere di veto, sotto due condizioni: che l’acquirente non sia un soggetto dotato di passaporto di un Paese-membro della Ue e che l’operazione metta in discussione “l’ordine pubblico e la sicurezza nazionale” in Germania.

“Vogliamo poter controllare più da vicino società nel settore della difesa, delle infrastrutture civili e dell’information technology legato alla sicurezza”, ha detto Altmaier. Vi sono pochi dubbi che il “barbaro alle porte” da cui Berlino vuole difendersi è la Cina. Giusto il mese scorso il governo Merkel ha fatto intervenire la KfW (la “Cassa depositi e prestiti” tedesca), facendole acquisire preventivamente il 20% di 50Hertz, un gestore di reti elettriche ad alto voltaggio, messo nel mirino da uno dei tanti fondi d’investimento para-statali di Pechino. Di un anno fa è il tentativo della holding Hna di scalare la pur acciaccata Deutsche Bank, di cui la Cina ha rilevato fino al 10%, low-cost in Borsa, ricevendo tuttavia sempre reazioni ostili da parte del board della Deutsche e dal governo.

La mossa in via di maturazione è naturalmente ricca di implicazioni non scontate, sia all’interno del sistema-Germania, sia sul più vasto scacchiere geopolitico. È evidente, anzitutto, che Merkel IV – a capo di una “piccola coalizione” con Spd – è sempre più ostaggio della Deutschland AG: il mondo di grandi gruppi industriali, bancari, assicurativi ed editoriali che l’ha a lungo sostenuta, ma che nutre ora dubbi crescenti sulla forza e sulla lealtà della cancelliera venuta dall’Est (la recente crisi intestina fra Cdu e Csu bavarese sui migranti ne è stata segnale forte). Il caso Volkswagen e ora il probabile caso Deutsche (dagli Usa sarebbero in arrivo sanzioni miliardarie alla banca, dopo quelle alla casa auto) hanno visto una Merkel indubbiamente debole nel difendere l’Azienda-Germania (così come nell’ostinata fermezza sulle sanzioni alla Russia) e tale fragilità è ora aggravata dall’aperta ostilità personale del presidente americano Donald Trump.  Sorprende quindi fino a un certo punto che – siglata una tregua improvvisata a livello Ue nella guerra dei dazi con Washington – Merkel sembri ora allinearsi al neo-protezionismo americano contro il medesimo “nemico” cinese.

La Germania sembra dunque aver scelto gli Usa come punto d’appoggio in un risiko geo-politico caratterizzato dalla pressione eurasiatica di Russia e Cina: anche se è la Via della Seta disegnata dal leader Xi Jinping a preoccupare di più. È presto per capire quali ripercussioni vi saranno sull’Unione europea da un riposizionamento “sovranista” di Berlino. Certamente avranno meno argomenti, in Italia, coloro che si oppongono all’intervento della Cdp in Alitalia o in Ilva. E il Presidente italiano della Bce, Mario Draghi, avrà sempre meno ascoltatori quando denuncia i rischi della de-globalizzazione economica.

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