MANOVRA E POLITICA/ Il trionfo dell’Europa su Lega e M5s

Si avvicina la messa a punto della Legge di bilancio. Con un deficit all’1,6% del Pil, la vittoria dell’Ue su Lega e M5s sarebbe totale, spiega GUSTAVO PIGA

14.09.2018 - int. Gustavo Piga
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Riforma Pensioni 2018, la Quota 100 del Governo Conte (LaPresse)

Pierre Moscovici chiede all’Italia un bilancio credibile, il Movimento 5 Stelle ribadisce l’importanza di inserire nella manovra il reddito di cittadinanza, ma smentisce frizioni con il ministro Tria. Mancano due settimane alla presentazione della nota di aggiornamento del Def e per il momento le indiscrezioni parlano di un deficit/Pil all’1,6%, in accordo con Bruxelles, di una Legge di bilancio contenente misure per cominciare a muovere i primi passi su flat tax, reddito di cittadinanza e riforma delle pensioni. «Se fossero confermate le indiscrezioni circa un deficit all’1,6% del Pil rimarrei basito», ci dice Gustavo Piga, professore di Economia politica all’Università Tor Vergata di Roma.

E se invece si arrivasse al 2-2,2%?

Più ci si avvicina al 3%, meno mi sentirei basito. Sappiamo bene comunque che anche con un deficit al 2% questo Governo non offrirebbe nulla al Paese, nel senso che riuscirebbe a non far aumentare l’Iva, ma non avrebbe risorse per interventi significativi. Rimarrebbe quindi nella storia come il Governo che nel mezzo di una delle più gravi crisi della storia economica del nostro Paese si sarà caratterizzato per non aver alzato l’Iva. Wow, che cambiamento!

Lega e M5s dunque escono sconfitti dall’Europa?

Decisamente. Mi sembra che il trionfo europeo sia totale, il trionfo del Fiscal compact è completo: addirittura nell’anno in cui la Commissione europea è più debole. Di fatto questo Governo è forte con i deboli, lo ha dimostrato con i migranti, ma debole con i forti: è una vergogna.

Da cosa dipende questa situazione?

È una questione di paura e di mancanza di leadership.

È un problema del ministro Tria che non vuole discutere con l’Europa di un deficit più alto?

Il ministro Tria rappresenta l’Europa. Credo che purtroppo si sia scordato della sua bellissima intervista al Sole 24 Ore in cui parlava di investimenti nelle infrastrutture, di spending review, dove mai parlava di deficit, ma di abbattere il debito. Ora invece siamo come nei cinque anni disastrosi di centrosinistra, in cui si parlava solo di deficit e mai di crescita, di sviluppo, di occupazione e di protezione delle fasce deboli.

L’interlocuzione è quindi interna al Governo a Roma e non tra Roma e Bruxelles…

Non c’è interlocuzione: Bruxelles ha parlato e i leader giallo-verdi hanno preso nota. 

Neanche provano a opporsi?

No, stanno scappando, hanno una paura folle di insegnare all’Europa come si crea sviluppo e occupazione.

La loro esperienza di Governo è quindi destinata a fallire.

Non è detto, perché sono dei maghi a conquistare voti prendendosela con i deboli. Questo è un Paese dove se i partiti se la prendono con i deboli aumentano i loro voti e se non fanno la voce grossa coi forti non vengono penalizzati. 

Ma gli italiani non si accorgeranno delle promesse non mantenute?

Voglio sperare che se ne accorgano, come se ne sono accorti con il centrosinistra. Il problema è che non ci si è resi conto che i partiti ora al Governo vendevano solamente fumo e quindi ce li terremo per altri quattro anni. Per quattro anni avremo le navi dei migranti lontane dalla penisola, mentre i problemi dell’economia resteranno assolutamente intonsi.

Siamo in una situazione migliore o peggiore rispetto all’esperienza dei Governi Renzi e Gentiloni?

Mettiamo le cose in prospettiva. Il Governo Monti-Letta-Renzi-Gentiloni, chiamiamolo con il suo nome, ha lasciato un Def ad aprile dove chiedeva di abbattere il deficit all’1% aumentando l’Iva. Quindi rispetto a tale esercizio di sadismo puro sulle persone, questo esecutivo ha quanto meno raggiunto l’obiettivo di non alzare l’Iva. È quindi un Governo di coraggiosi se paragonato a quello dei quattro predecessori. Tuttavia è meglio definirli meno timorosi: era facile con un’Europa così debole ottenere di più. Chiaramente se alla fine il deficit/Pil dovesse essere portato al 3%, avrei un parere totalmente diverso. È giusto dirlo. Se il deficit fosse invece all’1,6% come viene detto in questi giorni, allora confermo quello che ho detto.

Anche se fosse del 2%?

Sì, perché si riuscirebbe solo a lasciare ferma l’Iva. La situazione è purtroppo sconfortante. Prendiamo il crollo del ponte di Genova, simbolo perfetto della carenza di investimenti fatti in questo Paese negli ultimi anni: dopo un mese di finte promesse sugli investimenti infrastrutturali, questi sembrano spariti nel nulla, si parla solo di flat tax, reddito di cittadinanza e pensioni. L’unica cosa che genera posti di lavoro per i più deboli e maggiore produttività per le nostre aziende è sparita dai radar. Con il deficit al 3% e la spending review c’erano tutte le risorse per fare gli investimenti e le misure del contratto di Governo. Spero sempre di poter essere smentito, ma purtroppo siamo di fronte a una manovra gattopardesca: bisogna che tutto cambi perché nulla cambi.

(Lorenzo Torrisi)

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