I NUMERI/ Le due brutte sorprese nei consumi di energia elettrica

Sono stati diffusi i dati relativi ai consumi elettrici nel nostro Paese, che ci dicono almeno due cose interessanti sull’Italia dell’energia

21.01.2019 - Patrizia Feletig
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Il consumo elettrico va letto come un indicatore del quadro economico del Paese. E quello italiano relativo al 2018 è più rassicurante degli ultimi dati sulla produzione industriale o dell’indice di fiducia dei consumatori. La domanda di kilowattora sulla rete elettrica nazionale, seppure di poco, cresce a 322,2 TWh pari a un aumento del 0,6% sull’anno precedente secondo i dati rilasciati da Entso-E l’associazione europea dei gestori delle infrastrutture elettriche a cui aderisce Terna. In sintesi: aumentano le rinnovabili che tornano ai fasti di due anni fa e coprono il 34,2% dei consumi; mentre si accresce la nostra dipendenza verso l’estero (+9%) e parallelamente crolla l’export (-36%) che porta a un aumento del 16% del saldo negativo della bolletta con l’estero.

C’è un incremento significativo (+6,4%) delle fonti rinnovabili, ma una lettura del dettaglio per fonte smorza ogni eccessivo entusiasmo. Il risultato è trainato soprattutto dall’idroelettrico (+32,1%) con 49,6TWh, mentre delude la performance del fotovoltaico che, dopo il record del 2017 con il picco di 25 TWh, è retrocesso a quota 22,9 TWh con una perdita del 7,7% piazzandosi praticamente ai livelli del 2015. Male in generale le altre rinnovabili. In testa le biomasse che accusano il cedimento del 13,1% con 7,6TWh e quasi altrettanto le bioenergie con un -11,2% e 7,3 TWh e i rifiuti che generano 2,1 TWh perdendo il 12,7%. Quasi stabile l’eolico che perde l’1,2% producendo 1,7 TWh, mentre i 5,7 TWh della geotermia riflettono una contrazione dell’1,3%.

L’apporto incrementale delle rinnovabili nella produzione elettrica ha beneficiato, oltre al buon andamento dell’idroelettrico, degli effetti delle politiche di transizione energetica che spinge fuori mercato l’uso delle fonti fossili più dannose: come il carbone (-19,1%), l’olio combustibile (-12,6%) e il gas derivato dal carbone (-22%).

Nello scambio con i paesi confinanti, principalmente Francia e Svizzera, non di rado la triangolazione fa transitare sugli elettrodotti transfrontalieri svizzeri i kilowattora prodotti dalle centrali nucleari francesi, il bilancio del 2018 si caratterizza per un’accresciuta dipendenza verso l’estero. La domanda soddisfatta all’88,5% dalla produzione nazionale è diminuita rispetto al 2017 (-1,6%). In aumento del 9% l’energia importata pari a 47,2 TWh, mentre crolla l’export del 36% a 3,3 TWh. Complessivamente lo sbilanciamento porta a un aumento del 16% del saldo negativo della bolletta con l’estero, pari a 43,9 TWh.

Infine, un’indicazione dei costi: dall’ultima nota di sintesi del Gestore dei mercati Gme, il prezzo medio di acquisto dell’energia sulla borsa elettrica nel 2018 è tornato, dopo 4 anni, a superare i 60 euro/MWh e chiudendo in dicembre con quotazioni a 67,40 euro/MWh. Si prospettano ulteriori rialzi nel 2019.

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