LETTERA/ “Ecco quello che ho scoperto su Alitalia e l’Airbus di Stato lavorando al ministero”

Gaetano Intrieri ha lavorato come consulente del ministro dei Trasporti e si è occupato della vicenda dell’Airbus preso in leasing per voli di Stato

24.01.2019 - Gaetano Intrieri
L'Airbus A340/500 oggetto del contratto su cui ha indagato Gaetano Intrieri (Lapresse)

Caro direttore, nel maggio del 2016 la presidenza del Consiglio del tempo, attraverso il ministero della Difesa insieme con il Segretariato della Difesa e con Armaero, stipulò un contratto di leasing operativo per avvalersi delle prestazione di un Airbus A340/500 all’interno della flotta di aerei di Stato. Il contratto venne a essere stipulato con Alitalia-Sai senza ricorrere a un bando pubblico e senza avvalersi di alcuna ricerca di mercato. L’aeromobile doveva essere uno e uno soltanto già identificato dalla stessa presidenza del Consiglio che di fatto ordinò al ministero della Difesa di prendere quell’esemplare senza neanche provare a verificare se di quel modello di aeroplano si sarebbe potuto trovare un leasing a condizioni più vantaggiose.

Nell’estate dello scorso anno mi venne chiesto da alcuni senatori del Movimento 5 Stelle di dare un contributo consulenziale per tutto quanto concerneva il settore aviazione alle politiche di governo e, dopo non pochi dubbi e perplessità, decisi di accettare l’incarico di esperto nella struttura tecnica di missione del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Sono del tutto estraneo alla politica e non sono un attivista del Movimento 5 Stelle, ma già dal 2016 iniziai a collaborare con alcuni esponenti del movimento offrendo le mie consulenze tecniche così come ho fatto per il Sindaco di Fiumicino, Sen. Esterino Montino (Pd), considerato che mi occupo e vivo di aviazione da circa 25 anni e ho la fortuna di lavorare come consulente di molti player del settore in giro per il mondo.

Dopo questa doverosa premessa, per comprendere a pieno la vicenda dell’Airbus A340/500, noleggiato dal ministero della Difesa per effettuare voli di trasferimento delle alte cariche dello Stato, su cui, come spiegano le agenzie di stampa, la Corte dei Conti sta indagando, occorre da subito contestualizzarlo all’interno del crac di Alitalia-Sai, un’insolvenza che per dimensione dello stato passivo è seconda solo a Parmalat nella storia di questo Paese. Ho avuto modo in questo ultimo anno di poter visionare migliaia di documenti economico-finanziari di Alitalia-Sai allo scopo di analizzare le cause del default e la vicenda dell’Airbus si interseca con una coerenza significativa con alcuni fatti che hanno segnato l’andamento gestionale dell’aerolinea italiana.

Com’è ormai noto, il contratto di leasing operativo dell’aeromobile presenta già una prima anomalia palese, in quanto viene a essere definito secondo una triangolazione, considerando che il vero locatario non è Alitalia-Sai, controparte del ministero della Difesa nel contratto di leasing, bensì la compagnia aerea araba Etihad. Quindi, tra l’utilizzatore finale, ovvero lo Stato italiano, e il reale locatario Etihad, vi è un soggetto terzo, Alitalia-Sai, che svolge sia il ruolo di mediatore del contratto che di prestatore di servizi necessari alla aeronavigabilità del velivolo. Ma Alitalia non ha alcuna certificazione su Airbus A340/500, per cui a sua volta acquista sempre da Etihad tali servizi previsti dal contratto: quindi di fatto è un mediatore a tutto tondo di una serie di prestazioni di servizi in realtà offerti dalla compagnia emiratina. Occorre ricordare che al tempo della firma del contratto Etihad era di fatto il proprietario di Alitalia. Infatti, pur detenendo il 49% al solo scopo di rispettare una legge europea che impone l’impossibilità a soggetti non aventi la cittadinanza europea di avere il controllo di un’aerolinea europea, in realtà Etihad gestiva Alitalia come fosse l’azionista di maggioranza assoluta, per come evidenziato dagli stessi Commissari di Alitalia nella relazione sulle cause del dissesto.

Tutto ciò premesso cerchiamo quindi di capire il contesto generale con l’aiuto della tabella allegata che ci descrive i soldi che dai conti Alitalia sono finiti sui conti di Etihad ad Abu Dhabi come corrispettivo di prestazione spesso senza alcuna attinenza con la gestione caratteristica dell’impresa nel periodo che va dall’anno 2015 sino a metà 2018.

Volendo adesso analizzare le voci più rilevanti di questa continue dazioni di denaro che hanno caratterizzato l’intera vicenda Alitalia/Etihad non possiamo intanto non rilevare che le stesse si sono protratte anche dopo la dichiarazione di insolvenza di Alitalia di Maggio 2017 e quindi anche le gestione commissariale ha continuato in questo invio di soldi ad Abu Dhabi con la differenza che in questo caso i soldi inviati sono soldi pubblici, ovvero quelli del prestito ponte elargito dai cittadini italiani a fronte dell’ennesimo default di quella che fu la nostra compagnia di bandiera.

Abbiamo quindi che in meno di 4 anni Alitalia paga ad Etihad circa 177 milioni di dollari di fatture a fronte di una moltitudine di servizi spesso inutili e a prezzi di gran lunga maggiori rispetto a quelli di mercato. Di seguito cito due esempi significativi al riguardo.

Il primo lo si può scorgere già alla prima riga della tabella e riguarda i 50 milioni riferiti ai leasing di aeromobili. Segnalo che i due Airbus A330 che Etihad ha dato in leasing ad Alitalia scontano una rata mensile pari a 500 mila dollari cadauno: un’enormità se si considera che il valore odierno di mercato riguardo la rata mensile di un leasing operativo di un macchina di quel tipo e con quegli anni di vita è pari a circa 300 mila dollari. Già nel mio primo incontro con il dott. Gubitosi ebbi modo di segnalarlo e del resto la stessa gestione commissariale incaricò Iba (International Bureau of Aviation) di periziare il valore dei leasing e quest’ultima confermò un valore di mercato del leasing pari a 313 mila dollari al mese per l’aeromobile marca I-Ejga e un valore di mercato pari a 315 mila dollari per l’aeromobile marca I-Ejgb. Ergo Alitalia pagava e continua a pagare a Etihad anche adesso, ovvero con i soldi dei contribuenti italiani, circa 200 mila dollari al mese in più del prezzo di mercato per ognuno dei due aeromobili presi in leasing da Etihad. Come se non bastasse, Alitalia paga sempre per i due aeroplani un rateo medio mensile di riserve di manutenzione e fondo accantonamento tecnico pari a circa 400 mila dollari che sono almeno il 35% in più del prezzo di mercato. Incredibilmente i commissari nulla hanno fatto per rinegoziare il contratto di leasing dei due aeromobili e questo malgrado i poteri che la legge gli attribuisce anche in tema di rescissione unilaterale del contratto.

Il secondo esempio che reputo significativo si riferisce alla voce relativa ad affitto slot (ovvero il diritto di approdo e decollo). Circa questa voce troviamo nella tabella di cui sopra che nel 2017 Alitalia riconosce a Etihad 2,5 milioni di dollari a fronte dell’affitto degli slot sull’aeroporto di Londra Heathrow. Peccato che queste sono le stesse coppie di slot che Alitalia ha venduto nel 2015 a Etihad a 12 milioni di dollari per ogni coppia a fronte di un valore medio di mercato pari a circa 70 milioni di dollari a coppia. Ora, considerando che furono vendute 5 coppie di slot per un totale di 60 milioni di dollari a fronte di un valore di mercato pari a 350 milioni di dollari possiamo concludere che il danno patrimoniale per Alitalia è stato di circa 300 milioni di dollari. Oltre il danno anche la beffa oserei dire! E la beffa è ancor più grande se si pensa che i commissari di Alitalia potevano esercitare il diritto al riacquisto entro il 30 giugno 2017 ma non lo fecero! Ma inopinatamente decisero di lasciare quei preziosismi slot a Etihad riconoscendo alla compagnia araba un corposo affitto mensile per l’utilizzo di quei diritti di approdo e decollo.

In questo scenario di flussi di denaro che dai conti correnti Alitalia sì sono diretti verso Abu Dhabi senza soluzione di continuità anche durante la gestione commissariale, una voce rilevante è quella relativa all’aeromobile di Stato Airbus A340/500.

Questo aeromobile è ben conosciuto da chi opera in aviazione come un velivolo assolutamente anti-economico, di fatto un progetto di Airbus che non ha avuto alcun riscontro nelle vendite ed è proprio per questo che dopo averne prodotti solamente una quarantina Airbus ha deciso di chiudere la produzione del velivolo di fatto dichiarando il default del progetto. Di questi 40 aeromobili prodotti meno di 10 sono ancora in servizio ed è proprio per questo che ormai l’aeromobile ha praticamente un valore di mercato molto basso. A riguardo, affinché anche i non addetti ai lavori possano comprendere con chiarezza l’enorme danno causato alle casse dello Stato da codesto contratto di leasing, la scheda allegata mostra un aeromobile dello stesso modello di quello scelto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri in configurazione VIP ovvero la stessa configurazione prevista inizialmente dal contratto di leasing e poi annullata.

Codesto aeroplano è ormai da tempo in vendita a 7,5 milioni di dollari. Quindi a fronte di un velivolo il cui valore di mercato non supera i 10 milioni lo Stato italiano ha definito un contratto con Etihad per il tramite di Alitalia che prevedeva un costo complessivo per usufruire dei servizi di quell’aeromobile e della configurazione VIP di quasi 167 milioni di euro per come evidenziato nel documento a seguire.

Dei 166.946.600 euro descritti nel documento, confrontando il contratto tra Alitalia e il ministero della Difesa con quello tra Alitalia ed Etihad, circa 7,5 milioni di dollari finiscono nelle tasche di Alitalia, il rimanente va tutto a Etihad e questo prova inequivocabilmente che Alitalia in questo leasing operativo ha agito soltanto come mero intermediario, ovvero come schermo tra gli arabi e lo Stato italiano. Inoltre, tutto questo avveniva in barba alle direttive europee in materia di aiuti di Stato alle compagnie aeree Easa considerando che i 7,5 milioni di dollari di competenza di Alitalia si possono considerare a tutti gli effetti un aiuto di Stato. Ma le sorprese non sono finite qui.

Mentre lavoravo su indicazione del ministro Toninelli per risolvere il contratto con Alitalia ho scoperto che mentre dal ministero della Difesa erano stati contabilizzati in uscita 50 milioni di euro come corrispettivo già pagato ad Alitalia per il leasing dell’aereo e i relativi servizi, Etihad in una riunione tenutasi a Roma i primi giorni di agosto mi dichiarava di avere ricevuto sino a quel momento soltanto 37 milioni di dollari. A nulla sono valse le mie insistenti domande al Capo dello Staff Commissariale Dott. Carlo Nardello. Di fatto sino alla mia dipartita dal Ministero Alitalia non ebbe a inviare le pezze giustificative di dove erano finiti i circa 15 milioni di euro di soldi pubblici.

Chiesi inoltre delucidazioni sul perché dopo soli due anni di leasing era stato pagato un corrispettivo così ingente rispetto al valore totale del contratto e dopo non pochi tentennamenti da parte di chi mi doveva rispondere venni a conoscenza che nel contratto di leasing tra Alitalia e il ministero della Difesa era previsto un pagamento anticipato di 25 milioni di euro che in realtà serviva a Etihad per riscattare la proprietà dell’aeromobile. Sbigottito informai il Ministro e gli organi inquirenti di questo ennesimo colpo di scena. Di fatto avevo scoperto che lo Stato italiano non solo aveva affittato un aeromobile pagando un corrispettivo non giustificabile dal valore di mercato dell’aereo, ma addirittura si pensò bene di farsi carico anche dei soldi che servivano a Etihad per riscattare l’aeroplano riconoscendo alla compagnia araba un anticipo sul contratto pari a quasi quattro volte il valore di mercato dell’aereo. Ogni altro commento a riguardo è del tutto superfluo.

Occorre qui dirlo con chiarezza, i documenti che sono riuscito a reperire e analizzare dimostrano inequivocabilmente che quell’aeroplano è servito esclusivamente a qualcuno per arricchire le proprie tasche a discapito del popolo italiano, tanto più che rovistando nei conti di Alitalia è molto facile individuare e verificare una strana coincidenza. Successe infatti che qualche mese prima del perfezionamento del contratto dell’Airbus A340, Etihad sottoscrisse per intero un’emissione obbligazionaria di Alitalia per un importo di 217 milioni di euro.

Tocca adesso alla Magistratura, dopo aver effettuato le dovute verifiche, porre riparo a una mega-truffa perpetrata all’interno di una serie di truffe relative al crac di Alitalia-Sai. Io ho avuto il solo torto di non farmi gli affari miei e di aver agito con l’avallo del Ministro Toninelli per costringere Alitalia a risolvere quell’efferato contratto con lo Stato a danno dei cittadini italiani. Paradossalmente gli stessi Arabi di Etihad nel loro recente ricorso al Tar contro la sospensione del contratto definiscono quel contratto lucroso per Alitalia e siccome la controparte di Alitalia è lo stato e Alitalia era solo un intermediario ammettono quindi intrinsecamente a fronte di un lucro ingiustificato l’esistenza di un danno per le casse dello Stato italiano.

Quell’aereo oggi è abbandonato da Etihad in un hangar di Fiumicino (e chi operava con me in quel periodo è buon testimone che avevo previsto anche questo), proprio perché il costo per ritirarlo e tenerlo in esercizio è ormai superiore al valore dell’aeromobile stesso. Quell’aereo è l’emblema di un crac senza precedenti nella storia dell’aviazione civile, il fallimento di quella che fu la compagnia di bandiera di questo Paese costruito e ideato a danno dei cittadini italiani e dei dipendenti Alitalia vittime sacrificali di un micidiale combinato disposto di incompetenza e fraudolenza che a mio avviso aveva come fine ultimo quello di far transitare quanti più denari possibili dai conti di Alitalia ai conti di Etihad in un paradiso fiscale come è Abu Dhabi, luogo ideale per chi vuole riciclare denaro in tangenti e corruzione.

Nella mia breve esperienza al Ministero, per me e per il Ministro Toninelli, fermare quel contratto che impegnava lo Stato italiano in una spesa assolutamente fuori da ogni logica di mercato e che aveva come unico vero risultato di causare un danno ingente alle casse dello Stato era diventata una priorità assoluta e alla fine, superando non pochi problemi e resistenze, riuscimmo a convincere il ministero della Difesa, di fronte a una situazione ormai palese di contratto capestro, a risolvere il contratto con Alitalia con un risparmio totale per lo Stato italiano di circa 117 milioni di euro. Conseguentemente anche i Commissari di Alitalia usufruendo dei poteri assegnati loro dalla legge sull’amministrazione straordinaria si videro costretti a risolvere il contratto con Etihad.

Purtroppo però, la mia ostinazione nel perseguire la cessazione del contratto a qualcuno non deve essere piaciuta e soprattutto non è piaciuto che una volta analizzati tutti i documenti in mio possesso io non abbia esitato a informare la Guardia di Finanza e la Corte dei Conti, che com’è ormai noto hanno aperto due indagini a riguardo ancora in corso. Per cui, dopo essere stato oggetto di minacce circa la mia incolumità personale, si iniziò con la macchina del fango a mezzo stampa e fu così che mi ritrovai sulle prime pagine di molti giornali dipinto come pregiudicato, “taroccatore” di curriculum e sessista a mezzo stampa. Di vero c’è solo la mia condanna per un fatto di 15 anni fa quando ero Amministratore delegato di Gandalf Airlines e rispetto alla quale pur nel rispetto delle decisioni dei giudici rifarei esattamente quello che feci. Ma siccome rispetto le decisioni della giustizia e malgrado la mia condanna venne a essere condonata nella stessa sentenza, decisi di mia volontà di risarcire le parti civili costituite a processo con tutti i soldi che possedevo raccolti in una vita di lavoro e unendo a essi anche quello che mio papà mi aveva lasciato senza che alcuna sentenza mi obbligasse a farlo, ma per mia libera scelta morale. Questo non lo troverete scritto su nessun giornale perché non fa notizia.

Infine, decisi di dimettermi dal mio incarico al Ministero proprio per poter continuare a dare il mio contributo tecnico alle indagini senza poter dare adito a speculazioni politiche sulla mia vita privata e su fatti che nulla c’entravano con quanto mi stavo occupando.

Anche il Ministro Toninelli ha pagato un prezzo altissimo per avermi dato la possibilità di lavorare su questi temi minando gli interessi di potentati economici e di uomini dello Stato infedeli. Hanno cercato e cercano costantemente di rendere ridicola la sua figura solo perché aveva sete di verità, solo perché con onestà intellettuale voleva difendere gli interessi di chi lo ha eletto e di tutti i cittadini italiani che pagano le tasse. Ripeto, non sono un militante grillino e il mio ultimo incontro con il Ministro fu in un bar, lui ed io da soli. Era triste e aveva gli occhi lucidi, sapeva che mesi passati a lavorare anche 15 ore al giorno stavano andando in fumo, sapeva che avevo rischiato e stavo rischiando seriamente anche riguardo la mia incolumità personale per perseguire un ideale e sapeva inoltre che su quell’aereo c’era in gioco molto di più dei 117 milioni di euro che grazie alla sua volontà e alla sua determinazione eravamo riusciti a far risparmiare ai contribuenti italiani.

Su quell’aereo ancora oggi c’è in gioco la dignità di un Paese minata da uomini dello Stato infedeli complici di un giro enorme di denaro pubblico a vantaggio di pochi e infine c’è in gioco il destino di quasi 12 mila anime inermi e oggi in attesa di essere vendute al miglior offerente.

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