FINANZA & UE/ La via d’uscita per l’Italia dopo le mosse di Francia e Germania

- Carlo Pelanda

Dopo il Trattato di Aquisgrana è importante riuscire a farsi spazio tra Francia e Germania. L’Italia può farlo mettendo prima in ordine il suo debito

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Giuseppe Conte con Angela Merkel (Lapresse)

La frammentazione dell’Ue crea rischi politici ed economici gravi per l’Italia. Le linee di frattura sono molteplici. Inizialmente la divisione tra le 19 nazioni dell’Eurozona e le altre 8 (senza Londra) parte dell’Ue, ma fuori dall’euro, sembrava temporanea. Ora le seconde non mostrano alcuna volontà di aderire all’Eurozona perché temono che la sua architettura depressiva ne blocchi lo sviluppo. Da qualche giorno, inoltre, i governi europei sono sotto shock per il modo con cui è stato confezionato e comunicato il Trattato di Aquisgrana, aggiornamento di quello dell’Eliseo del 1963, tra Francia e Germania: conduzione diarchica dell’Ue senza alcun pudore diplomatico. Ciò svela che la cessione di sovranità monetaria e di bilancio non è a un ente europeo che garantisca tutte le nazioni, ma a Berlino e a Parigi.

Molti europeisti, dappertutto, infatti si stanno chiedendo come faranno a sostenere la convergenza verso un’Ue ora svelata come dominio franco-tedesco. Perché un tale errore diplomatico, mai fatto da quando la diarchia è stata formata nel 1963? La Francia ha colto l’opportunità della Brexit per ergersi a potere nucleare singolo dell’Ue e francesizzare la difesa e l’industria militare europee per ottenere da tale atto più risorse dirette e indirette per finanziare un’economia interna in crisi perenne. La Germania, persa la sponda britannica e ricattata dall’America, ha dovuto rinnovare (malvolentieri) l’alleanza diarchica con la Francia per mantenere rilevanza nel mondo.

Le nazioni nordiche non vogliono allinearsi all’asse franco-tedesco, né farsi contaminare dal disordine meridionale. La Spagna si è allineata con Francia e Germania per togliere all’Italia lo status di terzo potere europeo. La Francia persegue l’acquisizione dell’industria militare e tecnologica italiana, questa peraltro connessa con quella britannica e statunitense.

Il debito italiano tiene Roma sotto scacco. Infatti, il Governo, spiazzato, oscilla tra euro-conformismo, contrasto alla Francia, coalizione con gli europei orientali, tattica di insinuarsi tra Francia e Germania, rafforzamento dell’alleanza con l’America. Non è una critica perché la situazione è difficile e fluida. Ma il Governo sarebbe criticabile se non capisse che per attuare una qualsiasi strategia bisogna ricostruire la credibilità internazionale dell’Italia, ottenibile solo tagliando il debito e stimolando più crescita, attivando un progetto nazionale inclusivo con tale scopo.

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