I NUMERI/ Tasse e deficit, le brutte sorprese in arrivo nel 2019

Arrivano nuovi segnali negativi per l’economia europea. E l’Italia potrebbe vedere saltare il deficit/Pil e aumentare la pressione fiscale

09.01.2019 - int. Marco Fortis
Operaio al lavoro in un cantiere della Torino-Lione (LaPresse)

Arrivano nuovi segnali negativi per l’economia europea. La Commissione Ue ha infatti segnalato che la fiducia nelle prospettive economiche dell’Eurozona è sceso a dicembre a 107,3 punti rispetto ai 109,5 di novembre e ai 109,7 di ottobre. Inoltre, l’Eurozone economic outlook prevede che nei primi due trimestri del 2019 ci sarà una crescita del Pil pari allo 0,3% (dato che si dovrebbe vedere anche nell’ultimo trimestre del 2018). Numeri che non fanno ben sperare per la nostra economia, come spiega Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison.

Cosa pensa di questo calo dell’indice di fiducia?

Anzitutto vediamo che si è indebolito in tutte e cinque le principali economie dell’Eurozona: -3 punti in Spagna, -2 in Francia, -1,9 in Germania, -1,4 in Italia e 0,3 in Olanda. Se però guardiamo alle variazioni di tutto il 2019 vediamo che per il nostro Paese il dato era pari a 110,1 a gennaio ed è sceso a 104,5 a dicembre. Quel che è più preoccupante è che l’indice relativo all’industria, settore per noi molto importante, a gennaio era a 5 ed è sceso a -1,5 a dicembre. C’è stato quindi un deterioramento molto marcato, che riguarda tra l’altro tutti gli indicatori di questo settore: le aspettative di produzione sono scese da 17,4 a 9,3, gli ordini complessivi da 1,8 a -9,7, il trend osservato della produzione nei mesi recenti da 2,6 a -6,1, gli ordini dell’export da -1,1 a -12, le aspettative di occupazione da 6,9 a 3. Si è anche più che dimezzato l’indice relativo ai servizi, sceso da 9,8 a 4,2.

E cosa ci dicono invece le previsioni dell’Eurozone economic outlook?

Le previsioni di Pil sono mantenute su un profilo di crescita molto basso. Si nota la caduta degli investimenti, che a livello tendenziale nell’ultimo trimestre 2018 sono visti a +2,3%, ma passerebbero a +1,5% nel secondo trimestre 2019. Purtroppo l’Italia, che aveva negli investimenti il suo asso nella manica, è riuscita a “spegnere” questo motore: il piano Industria 4.0 è stato svuotato di entusiasmo, oltre che di sostegni.

Stanti anche questi dati, cosa dobbiamo aspettarci dall’economia italiana per questo 2019?

Nelle ultime previsioni macroeconomiche della Commissione europea, diffuse a novembre, il Pil dell’Italia nel 2019 era visto in crescita dell’1,2%. A dicembre il Governo ha stimato un aumento dell’1%, mentre Prometeia parla dello 0,5%. Se guardiamo le componenti di crescita, gli investimenti in macchinari – che nel 2017 avevano fatto segnare una crescita record dell’8,8%, ben sopra il +3,7% della Germania – secondo la Commissione nel 2018 dovrebbero crescere del 9,7% e nel 2019 del 2,6%. Per Prometeia, invece, faranno segnare un -1%. Dunque, come dicevo prima, è stato spento un motore importante per la nostra economia. E anche un altro dà segni di rallentamento.

Quale?

I consumi delle famiglie per la Commissione europa cresceranno dell’1,1%, per Prometeia dello 0,6%. Quindi si stanno fermando due importanti motori dell’economia. Anche la spinta che potrebbe arrivare dalla spesa pubblica viene impiegata più per la redistribuzione che non per la crescita.

La situazione non è buona per tutta l’Europa. Questi dati potrebbero dare anche una scossa alla politica per la formulazione di proposte comunitarie importanti in vista delle elezioni di maggio?

L’Europa che si avvicina alle elezioni è sicuramente scossa da questo deterioramento del quadro economico, che però come sempre va visto in relazione alla resistenza delle diverse economie. Chi parte in alto e ha un deterioramento, rimane comunque in crescita. Chi parte in basso come l’Italia si ritrova con previsioni, come quelle di Prometeia, che stima un Pil in crescita dello 0,5% nel 2019. Inutile dire che se la stima trovasse conferma salterebbero tutti i valori di finanza pubblica e sarebbe davvero improbabile centrare il 2,04% del deficit/Pil. Non parliamo poi della pressione fiscale.

In che senso?

Già è prevista in rialzo e con lo sblocco delle aliquote delle imposte locali varato dal Governo non potrà certo diminuire. Vedremo però solo dopo le elezioni l’impatto. Tornando alla domanda di prima, per l’Eurozona ci sarà un rallentamento. Altrove potranno aumentare la spesa pubblica o utilizzare il settore delle costruzioni, noi no. Vedremo quindi ampliarsi il divario tra la nostra crescita e quella europea. Il rischio della recessione per noi è concreto. Non so se l’Europa avrà la necessità di inventarsi un intervento per rilanciare l’economia. Anche perché ci vorrà del tempo prima che la nuova Commissione riesca a insediarsi e a produrre un piano. Non mi sembra possibile immaginare che l’Italia possa aggrapparsi all’Europa. Il 2019 sarà purtroppo l’anno del duro ritorno alla realtà per l’economia.

(Lorenzo Torrisi)

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