GOVERNO vs BANKITALIA/ Il vero obiettivo dell’assalto di Lega e M5s a Palazzo Koch

- Giuseppe Sabella

Lega e M5s sembrano voler mettere le mani sulla Banca d’Italia. Il perché di questa mossa l’ha spiegato indirettamente Paul Krugman

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L’oro di Bankitalia per sterilizzare l’Iva e pagare reddito di cittadinanza e quota 100. È così? Questo, almeno, è ciò che si dice da qualche giorno. Ma le ragioni di fondo della vicenda sono altre. Ripercorriamo però alcuni passaggi, al di là dei duri attacchi del Governo verso un’autorità indipendente: 1) è scaduto in queste ore il mandato del vicedirettore generale Luigi Federico Signorini, senza che questo sia stato rinnovato; 2) il rinnovo di tale mandato compete al Consiglio Superiore e va deliberato dal Presidente della Repubblica; 3) il M5S (dal blog delle stelle) dice che “Banca d’Italia è nelle mani sbagliate e chi non vuole il cambiamento si rifugia dietro la loro indipendenza”; 4) la Lega, invece, per bocca del presidente della commissione Bilancio alla Camera Claudio Borghi (Salvini dice di chiedere a lui…), ha dichiarato a La Stampa che “manca una norma che dica chiaramente di chi sono le riserve auree, nessuno le vuole toccare ma è aberrante che non abbiamo ancora un’interpretazione autentica”.

Come al solito, M5S e Lega giocano a confondere l’opinione pubblica, ma la loro volontà è chiara. Perché vogliono mettere le mani sulla Banca d’Italia?

Spostiamoci per un attimo a Dubai. La settimana scorsa si è svolto il settimo vertice del governo mondiale. Domenica è intervenuto Paul Krugman – già premio Nobel per l’economia – che ha dichiarato di aspettarsi una recessione globale e ha aggiunto che le economie avanzate non sono preparate per fronteggiarla. Il professore emerito dell’Università di Princeton – noto non solo per il Nobel, ma anche per aver previsto la crisi del 2008 – alla domanda se c’è da aspettarsi di vedere una recessione nei prossimi mesi, ha risposto che “ci sono buone possibilità che avremo una recessione mondiale a fine anno o l’anno prossimo” e che “l’area più vicina alla recessione è l’Europa”.

Certo, Krugman potrebbe sbagliarsi. Ricordiamo però due cose: in primis, in Europa si sta registrando un significativo rallentamento della produzione industriale; in secondo luogo, la Commissione europea ha di recente ridimensionato significativamente le sue previsioni per la crescita economica della zona euro: nel 2019, +1,3% anziché +1,9% e, nel 2020, +1,6% anziché +1,7%. Naturalmente, l’economia cresce se cresce la fiducia, perché solo sulla base della fiducia nei mercati si registrano gli investimenti.

Tutto questo avviene mentre il Governo italiano non fa nulla per la crescita e lo sviluppo – anzi minaccia di fermare le grandi opere – e riduce il suo intervento “espansivo” alla spesa corrente. E mentre Krugman parla di recessione in arrivo, il SuperMinistro del lavoro e dello sviluppo Luigi Di Maio dice “siamo alla vigilia di un boom economico”. Chi ha ragione?

Al di là del fatto che l’accostamento è impietoso, la domanda ci conduce dritti alla vicenda di Bankitalia. Al Governo piacerebbe molto che la Banca d’Italia possa comunicare – nelle sue stime sul Pil – che l’Italia non è in recessione. Con una Banca d’Italia meno indipendente, naturalmente ciò è più facile e permetterebbe a Di Maio e Salvini di dire che è tutto merito del reddito di cittadinanza e di quota 100. Difficile, tuttavia, che Bankitalia possa confermare la previsione di Di Maio. Ma, da qualche tempo, in Italia la realtà supera l’immaginazione.

La vicenda è emblematica e, per parafrasare le parole di un noto commentatore, l’intolleranza verso le autorità indipendenti qualifica una maggioranza arrogante e inadeguata. In democrazia, chi vince le elezioni ha il compito di governare. Ma non può fare tutto ciò che vuole.

Twitter: @sabella_thinkin

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