FINANZA/ Il vicolo cieco in cui ci stanno cacciando Europa e Bce

- Giovanni Passali

Una crisi sembra alle porte e a differenza del passato è difficile sperare nella Bce, che anzi potrebbe peggiorare la situazione

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La sede della Bce a Francoforte (LaPresse)

Eccoci qua, sull’orlo di una crisi paragonabile a quella del 2010, quando l’onda lunga della crisi finanziaria iniziò a colpire gli Stati. Gli ultimi dati parlano chiaro, purtroppo. Produzione industriale in calo del 5,5% e i giornaloni e tutti i media usano toni a dir poco prudenti e soporiferi. Invece di parlare di “crollo” hanno usato termini come “flessione”, “calo”, “diminuzione”. Ma non è solo un problema italiano, perché pure in Germania si soffre. E questo lascia capire perché i media non abbiano calcato la mano su questi dati in funzione antigovernativa: c’era poco spazio per attaccare il Governo e c’era il pericolo di fomentare il sentimento anti-Ue in vista delle prossime elezioni europee.

Dalla crisi finanziaria del 2007, poi diventata crisi dei debiti pubblici del 2010, le istituzioni europee non hanno fatto praticamente nulla, a parte nascondere la polvere sotto il tappeto delle norme Ue (per violarle) e stampare moneta per non far crollare il sistema. Ma il piccolo difetto della banale stampa di moneta è quello di aver dato ancora più vigore alle forze della speculazione originarie del problema. In altre parole, la liquidità fornita allora si è diffusa grazie a un progressivo abbassamento dei tassi di interesse. Ora, insieme all’uscita dal Qe, con i primi accenni di ripresa si stava pianificando il rialzo di tali tassi, anche per recuperare la liquidità prima diffusa. Ma la semplice stampa di moneta, come chiunque può ben capire, non crea reale ricchezza e sviluppo; è un concetto banale più volte confermato dalla storia, ma che alla Bce hanno dimenticato.

La ripresa accennata è stata in realtà un classico falso segnale, sicuramente indotto dalla maggiore liquidità in circolazione. In altre parole, la stessa Bce con la stampa di moneta ha distorto il sistema economico e finanziario e ha ricevuto e accolto il falso segnale, come se fosse un segnale vero. Ma di vero c’è solo la totale incompetenza di questi signori. Il grosso problema ora è che l’economia reale sta affondando, ma la Bce ha ben poco spazio per abbassare i tassi di interesse, già ridotti ai minimi termini. Lo stesso vale per la Fed. Cosa si inventeranno stavolta?

L’unica soluzione sono i tassi negativi. Ma a quel punto si affacceranno altri due grossi problemi. Il primo è che con i tassi negativi il sistema bancario non ci guadagna nulla. Per la precisione, ci potrebbe guadagnare se la gente prendesse denaro a prestito e il suo guadagno sarebbe la differenza tra i tassi pagati alla banca centrale e quelli ricevuti dalla clientela. Ma se l’economia non gira nessuno prende a prestito e il sistema bancario va in affanno. E questa non è solo una facile previsione, è invece proprio quello che sta già accadendo in Italia, è già accaduto nel 2018 e solo ora il fatto si riverbera sulla produzione industriale.

Da “Il giornale delle PMI” veniamo a sapere che “i prestiti delle banche alle imprese, nel corso dell’ultimo anno, sono calati di quasi 36 miliardi di euro (-4,89%) nonostante l’aumento di 2,6 miliardi dei finanziamenti a medio termine. A pesare sul calo è la diminuzione di 18 miliardi dei finanziamenti a breve e di 20 miliardi di quelli di lungo periodo. In aumento di 1,3 miliardi, invece, i prestiti alle famiglie, spinti dal credito al consumo (+6,9 miliardi) e dai mutui (+4,9 miliardi), comparti che hanno compensato il pesante calo registrato sul fronte dei prestiti personali (-10,3 miliardi). In totale, lo stock di impieghi al settore privato è diminuito di 34 miliardi, passando da 1.357 miliardi a 1.323 miliardi: in media quasi 3 miliardi al mese tagliati ad aziende e cittadini”.

Il secondo problema è che l’obiettivo dell’inflazione prossima al 2% diventa una chimera. Un obbiettivo insufficiente per la crescita economica, ma pur essendo l’unico obiettivo dichiarato della Bce diventerà comunque irraggiungibile. E la Bce perderà completamente la sua già traballante credibilità. Ancora peggio, la mostruosa liquidità immessa amplierà le differenze (già oggi eccessive e insostenibili) tra i diversi paesi. La prova più evidente è data da un recente articolo apparso sul Sole 24 Ore, dove si apprende che l’85% della liquidità è finita nei paesi del centro nord Europa (Germania, Francia, Olanda, Belgio, Austria, Lussemburgo). Chiara la distorsione? Con questa, vacilleranno anche le banche centrali nazionali, messe già ora in discussione per un’incapacità di sorveglianza ormai manifesta.

C’è chi ha iniziato a levare la voce per ribadire l’indipendenza delle banche centrali dalla politica, ma hanno risposto a tono sia Stefano Fassina (ex Pd) “Sinistra a difesa indipendenza è consapevole che indipendenza è pilastro liberista…?” e l’economista Nino Galloni “La Banca d’Italia ha ricordato la propria indipendenza dalla politica, ma si ricordi anche la propria indipendenza dalle banche che dovrebbe controllare e non viceversa”.

Si avvicina una tempesta, ma i poteri finanziari e monetari europei ci hanno fatto chiudere gli ombrelli (imponendoci un deficit al 2%, mentre chiudono il Quantitative easing), come se fosse in arrivo una giornata di sole. Intanto, al grido di “Frexit” la protesta dei gillet gialli in Francia prosegue. E iniziano le proteste popolari in Spagna contro il Governo e contro la cessione di sovranità. I popoli si muovono e temo che i poteri finanziari, che hanno dichiarato loro guerra, non rimarranno a guardare.

Eccoci qua, sull’orlo di una crisi paragonabile a quella del 2010, quando l’onda lunga della crisi finanziaria iniziò a colpire gli Stati. Gli ultimi dati parlano chiaro, purtroppo. Produzione industriale in calo del 5,5% e i giornaloni e tutti i media usano toni a dir poco prudenti e soporiferi. Invece di parlare di “crollo” hanno usato termini come “flessione”, “calo”, “diminuzione”. Ma non è solo un problema italiano, perché pure in Germania si soffre. E questo lascia capire perché i media non abbiano calcato la mano su questi dati in funzione antigovernativa: c’era poco spazio per attaccare il Governo e c’era il pericolo di fomentare il sentimento anti-Ue in vista delle prossime elezioni europee.

Dalla crisi finanziaria del 2007, poi diventata crisi dei debiti pubblici del 2010, le istituzioni europee non hanno fatto praticamente nulla, a parte nascondere la polvere sotto il tappeto delle norme Ue (per violarle) e stampare moneta per non far crollare il sistema. Ma il piccolo difetto della banale stampa di moneta è quello di aver dato ancora più vigore alle forze della speculazione originarie del problema. In altre parole, la liquidità fornita allora si è diffusa grazie a un progressivo abbassamento dei tassi di interesse. Ora, insieme all’uscita dal Qe, con i primi accenni di ripresa si stava pianificando il rialzo di tali tassi, anche per recuperare la liquidità prima diffusa. Ma la semplice stampa di moneta, come chiunque può ben capire, non crea reale ricchezza e sviluppo; è un concetto banale più volte confermato dalla storia, ma che alla Bce hanno dimenticato.

La ripresa accennata è stata in realtà un classico falso segnale, sicuramente indotto dalla maggiore liquidità in circolazione. In altre parole, la stessa Bce con la stampa di moneta ha distorto il sistema economico e finanziario e ha ricevuto e accolto il falso segnale, come se fosse un segnale vero. Ma di vero c’è solo la totale incompetenza di questi signori. Il grosso problema ora è che l’economia reale sta affondando, ma la Bce ha ben poco spazio per abbassare i tassi di interesse, già ridotti ai minimi termini. Lo stesso vale per la Fed. Cosa si inventeranno stavolta?

L’unica soluzione sono i tassi negativi. Ma a quel punto si affacceranno altri due grossi problemi. Il primo è che con i tassi negativi il sistema bancario non ci guadagna nulla. Per la precisione, ci potrebbe guadagnare se la gente prendesse denaro a prestito e il suo guadagno sarebbe la differenza tra i tassi pagati alla banca centrale e quelli ricevuti dalla clientela. Ma se l’economia non gira nessuno prende a prestito e il sistema bancario va in affanno. E questa non è solo una facile previsione, è invece proprio quello che sta già accadendo in Italia, è già accaduto nel 2018 e solo ora il fatto si riverbera sulla produzione industriale.

Da “Il giornale delle PMI” veniamo a sapere che “i prestiti delle banche alle imprese, nel corso dell’ultimo anno, sono calati di quasi 36 miliardi di euro (-4,89%) nonostante l’aumento di 2,6 miliardi dei finanziamenti a medio termine. A pesare sul calo è la diminuzione di 18 miliardi dei finanziamenti a breve e di 20 miliardi di quelli di lungo periodo. In aumento di 1,3 miliardi, invece, i prestiti alle famiglie, spinti dal credito al consumo (+6,9 miliardi) e dai mutui (+4,9 miliardi), comparti che hanno compensato il pesante calo registrato sul fronte dei prestiti personali (-10,3 miliardi). In totale, lo stock di impieghi al settore privato è diminuito di 34 miliardi, passando da 1.357 miliardi a 1.323 miliardi: in media quasi 3 miliardi al mese tagliati ad aziende e cittadini”.

Il secondo problema è che l’obiettivo dell’inflazione prossima al 2% diventa una chimera. Un obbiettivo insufficiente per la crescita economica, ma pur essendo l’unico obiettivo dichiarato della Bce diventerà comunque irraggiungibile. E la Bce perderà completamente la sua già traballante credibilità. Ancora peggio, la mostruosa liquidità immessa amplierà le differenze (già oggi eccessive e insostenibili) tra i diversi paesi. La prova più evidente è data da un recente articolo apparso sul Sole 24 Ore, dove si apprende che l’85% della liquidità è finita nei paesi del centro nord Europa (Germania, Francia, Olanda, Belgio, Austria, Lussemburgo). Chiara la distorsione? Con questa, vacilleranno anche le banche centrali nazionali, messe già ora in discussione per un’incapacità di sorveglianza ormai manifesta.

C’è chi ha iniziato a levare la voce per ribadire l’indipendenza delle banche centrali dalla politica, ma hanno risposto a tono sia Stefano Fassina (ex Pd) “Sinistra a difesa indipendenza è consapevole che indipendenza è pilastro liberista…?” e l’economista Nino Galloni “La Banca d’Italia ha ricordato la propria indipendenza dalla politica, ma si ricordi anche la propria indipendenza dalle banche che dovrebbe controllare e non viceversa”.

Si avvicina una tempesta, ma i poteri finanziari e monetari europei ci hanno fatto chiudere gli ombrelli (imponendoci un deficit al 2%, mentre chiudono il Quantitative easing), come se fosse in arrivo una giornata di sole. Intanto, al grido di “Frexit” la protesta dei gillet gialli in Francia prosegue. E iniziano le proteste popolari in Spagna contro il Governo e contro la cessione di sovranità. I popoli si muovono e temo che i poteri finanziari, che hanno dichiarato loro guerra, non rimarranno a guardare.

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