FINANZA E POLITICA/ Le elezioni anticipate affonderebbero la nostra economia

- int. Marco Fortis

Dati e previsioni sull’economia italiana non lasciano presagire il meglio, specie se il Paese dovesse affrontare un voto anticipato dopo le europee

operaio_cuffie_lapresse
Lapresse

La Germania, a differenza dell’Italia, ha evitato di un soffio la recessione. Dopo il terzo trimestre 2018 chiuso con un Pil in calo dello 0,2%, il quarto ha fatto registrare una crescita zero. La giornata di ieri ha visto anche la diffusione di altri dati economici interessanti, come l’andamento del Pil in tutta Europa, dove risultiamo essere la “maglia nera”, e si è anche saputo che Moody’s taglierà le stime di crescita 2019 dell’Italia dall’1,3% previsto a novembre a un valore tra lo 0% e lo 0,5%, come ha spiegato Kathrin Muehlbronner, senior vice president sovereign risk group di Moody’s. L’agenzia di rating vede anche “un significativo rischio di elezioni anticipate” nel nostro Paese, probabilmente dopo le europee. Abbiamo fatto un punto con Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison.

Professore, partiamo dal dato dell’economia tedesca, sicuramente importante anche per la nostra.

Anche il quarto trimestre è stato caratterizzato da una frenata dell’economia tedesca sostanzialmente determinata dall’export, perché tutte le componenti della domanda interna sono cresciute, soprattutto la spesa pubblica. La Germania è quindi riuscita a evitare per un pelo la recessione tecnica, ma il suo rallentamento (-0,2% nel terzo trimestre e 0% nel quarto) è stato unicamente determinato dalla crisi mondiale del commercio, dalla crisi dell’auto. È una situazione completamente opposta alla nostra.

Perché?

Perché il nostro Pil è stato frenato non dalla domanda estera, ma da quella interna. Solo a marzo, con i dati definitivi sul quarto trimestre, avremo tutti gli elementi per capire quali sono state le componenti che sono scese di più. Tuttavia in quell’occasione temo che possa esserci una revisione al ribasso di quel -0,1%, visto che c’è stato un forte calo della produzione industriale alla fine del 2018. Avere staccato la spina della fiducia delle imprese e allo stesso tempo non aver infilato la spina degli investimenti pubblici infrastrutturali ha determinato un blackout della nostra economia: considerando anche i consumi a terra, non c’è più nessun fattore di crescita.

Secondo le previsioni di Confcommercio, a febbraio il Pil avrà una variazione congiunturale nulla: una stima simile a quella di gennaio. L’anno sembra quindi iniziato con una crescita piatta…

Bisogna vedere queste variazioni nulle rispetto a cosa sono, perché se abbiamo avuto un quarto trimestre peggiore di quello inizialmente stimato potrebbe anche venire fuori che siamo entrati senza saperlo nel 2019 con una crescita ereditata peggiore rispetto a quella preventivata. Mi sembrano in questo senso preoccupanti i dati Eurostat.

Che ci vedono all’ultimo posto tra tutti i paesi europei…

Non solo, la cosa più sconfortante è che siamo l’unico Paese con una crescita negativa nel quarto trimestre. Hai voglia a dire che stiamo importando la recessione dall’estero, semmai siamo noi che stiamo procurando ad altri in questo momento, con il crollo di consumi e investimenti, un calo della produzione!

Meno sconfortanti sembrano le stime di Moody’s: il deficit/Pil dell’Italia, sia nel 2019 che nel 2020, sarebbe destinato ad arrivare al 2,5% e a restare quindi “contenuto”.

Credo che queste stime siano da guardare con prudenza, perché nell’Aggiornamento del quadro macroeconomico e di finanza pubblica di fine dicembre il Mef stima che, sulla base della crescita reale dell’1%, il Pil nominale crescerà nel 2019 del 2,3%, con un contributo dell’1,4% del deflatore. Su questa base viene il dubbio che Moody’s – fortunatamente aggiungerei, se no forse ci declasserebbe – non sappia fare bene i conti, perché non so come come faremo ad arrivare a un deficit/Pil del 2,5% con un Pil nominale che rischia di arrivare al massimo all’1,5%. Sicuramente non ci sarà il calo del debito/Pil dal 131,7% al 130,7% previsto dal Mef.

Secondo Moody’s c’è il rischio di elezioni anticipate in Italia. Questo potrebbe avere ripercussioni sull’economia?

Non mi azzardo a fare previsioni sul terreno politico, ma credo che l’eventualità di elezioni anticipate dipenderà anche dal risultato delle europee. È in ogni caso evidente che una prolungata instabilità genererebbe il più lungo periodo di interregno senza politiche economiche degli ultimi anni, perché è dalla finanziaria di fine 2017, in cui per il 2018 fortunatamente sono state riproposte tutte le misure in favore degli investimenti delle imprese, che non si è deciso più nulla di serio per l’economia. L’unica cosa che si è vista nel 2018, oltre all’aumento dello spread per via dello scontro con Bruxelles, è sostanzialmente il varo del Decreto dignità, che è un fallimento totale.

Perché ritiene sia una misura fallimentare?

Non mi sembra che abbia comportato una grande valorizzazione dei posti di lavoro a tempo indeterminato, visto che questi sono diminuiti di oltre 120.000 unità tra giugno e dicembre. Il 2019 è cominciato nel segno di reddito di cittadinanza e Quota 100 e ho l’impressione che se si andasse a elezioni anticipate fino alla fine dell’anno non verrebbe presa nessun altra misura economica rilevante. È come se per due anni non avessimo avuto nessuno al volante dell’economia. Le misure che sono state tanto contestate non sono state sostituite da provvedimenti per la crescita e l’Italia si ritroverebbe abbandonata per un biennio. Un Paese solido come il nostro in queste condizioni rischia di bloccarsi. Non c’è neanche la componente demografica ad aiutarci, a far aumentare cioè il numero di consumatori ogni anno, anzi gli italiani diminuiscono.

(Lorenzo Torrisi)

© RIPRODUZIONE RISERVATA