FINANZA/ Ecco i veri “padroni” che possono togliere l’Italia dai guai

L’Italia è sempre più dipendente dalla Bce e dall’Europa, avendo di fatto perso la sovranità sul suo debito e sulle grandezze che contano veramente

09.02.2019 - Paolo Annoni
Lapresse

Mentre lo “spread” sale ci si interroga sulle ultime evoluzioni politiche come se queste vicende potessero spiegare questi movimenti. L’unico metro per prevedere e leggere questa evoluzione è da molti anni solo uno e cioè la Banca centrale europea, i suoi acquisti di titoli di stato e il rapporto con le banche italiane. Chi a gennaio si vantava dei successi del Btp sbaglia o mente esattamente come chi puntava l’indice a ottobre o novembre. Chi pensa che il debito di un’economia come l’Italia, o la Francia o gli Stati Uniti, si muova sulle decisioni di governi che forse dureranno cinque anni o forse cinque mesi dovrebbe cambiare mestiere. Queste sono vicende su cui si intrecciano temi di lungo o lunghissimo periodo come la forza o la traiettoria di un’economia o la geopolitica; non è che improvvisamente, per esempio, qualche mese fa il “mercato” si è accorto degli squilibri dell’economia turca.

Lo spread a gennaio è sceso perché è intervenuta la Bce esattamente come a ottobre saliva perché non si trovava un accordo tra Governo italiano ed Europa; e oggi sale per un banalissimo effetto del ritmo degli acquisti della Bce. Il resto non conta. O meglio, conta nella misura in cui l’Italia trovi un accordo diverso o non lo trovi più con la Bce.

Mentre scriviamo di queste cose ci viene in mente un piccolo “grande” scoop circolato sui mercati verso la fine del 2014. La Reuters ci segnalava che dopo una cena in un ristorante di New York con Bernanke, uno dei fortunati ospiti lasciava il tavolo con l’impressione che il governatore della Fed non si aspettasse di vedere ancora, finché in vita, il tasso della Fed ai livelli “normali” del 4%. In pratica la bolla mostruosa di debiti e liquidità creata dopo il 2008 avrebbe reso impossibile una normalizzazione per almeno una generazione. L’esplosione dei debiti statali non è una questione sul tavolo, ma la questione sul tavolo per la finanza globale.

Allora ci chiediamo come mai l’Italia sia così osservata e scrutinata quando l’America, per esempio, viaggia con un deficit sul Pil al 5% e un debito già adesso ampiamente sopra il 100%. Un esempio tra i tanti. Infatti, molti economisti di diversissima estrazione, inclusi ex funzionari di banche centrali, a novembre si chiedevano cosa avesse fatto l’Italia di male per essere obbligata in questa fase di recessione a un deficit del 2%. Se lo chiedevano perché era chiaro a tutti che così si preparava un’altra recessione.

La questione italiana è tutto sommato semplice. L’Italia ha le banche messe molto male come è ovvio che sia dopo due recessioni paurose in meno di cinque anni, l’economia mezza devastata e in più, ed è il vero dato, si è capito che non ha più alcuna sovranità sul suo debito e sulle grandezze che contano veramente. Lo si è capito nel 2011 quando lo spread è schizzato a 550 per mesi senza che la Bce facesse nulla; e quindi è diventato chiaro a tutti che l’Italia, con le sue banche scassate e due decenni di declino, era ed è completamente dipendente dalla Bce, in una posizione subordinata e obbligata a rispettare “deficit”, per esempio, molto inferiori di quelli francesi. Ora, noi non crediamo che Di Maio sia un genio, per usare un eufemismo, però nella polemica con la Francia non sappiamo proprio chi scegliere. Perché che la Francia rinfacci all’Italia la recessione dopo essere stata tenuta a galla da deficit fuori controllo e dai soldi dei tedeschi è comico.

Questo rapporto malato, tra un’Italia sfasciata e sempre più dipendente dalla liquidità della Bce e l’Europa con le sue regole asimmetriche, è uno dei problemi dell’Italia se non il problema dell’Italia. Che l’Italia si sia ficcata in questa situazione con le sue mani tra un’ideologia europeista che nessun altro in Europa si è mai sognato e vere e proprie svendite sull’asse Roma-Parigi è una questione interessante, ma che oggi ci importa relativamente poco. Se qualcuno pensa che l’Italia possa uscire dalla crisi con politiche fiscalmente restrittive e le banche che tagliano i crediti del 5% o del 10% perché bisogna comprare i bond statali che il mercato non compra, perché l’Italia non è più sovrana ed è scassata, e la Bce compra solo con le politiche restrittive di cui sopra o non sa nulla di economia oppure ci tocca pensare alla malafede. E questo sarebbe vero anche con il vostro personale Governo dei sogni a meno che questo vostro personale Governo dei sogni non riesca a uscire da questo vicolo cieco che non può non passare per un altro rapporto con “l’Europa”.

Sempre ammesso che l’Unione europea, spesso così superficialmente sovrapposta all’Europa, non diventi una vittima “collaterale” della “nuova” America e della sua lotta, scomposta, per la conservazione della leadership globale.

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