PATTO ITALIA-CINA/ Un suicidio economico e politico, ecco perché

L’Italia sembra intenzionata a firmare un importante accordo con la Cina, cosa che potrebbe avere conseguenze negative per l’economia e non solo

12.03.2019 - Carlo Pelanda
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Il presidente cinese Xi Jinping con il premier Li Keqiang (LaPresse)

Luci. La produzione industriale, crollata alla fine del 2018, ha mostrato nei più recenti rilevamenti un rimbalzo che fa sperare nella tonicità muscolare dell’economia italiana e in un’inversione della tendenza recessiva. La Bce ha rinnovato una linea di prestiti a basso costo alle banche condizionati al loro impiego per il credito a famiglie – non per mutui casa, però – e imprese: ciò riduce il rischio di contrazione del credito per le piccole imprese, motore principale del sistema economico italiano e della ripresa dell’occupazione. La Germania ha annunciato un aumento sorprendentemente elevato degli stipendi nel settore pubblico: è un evidente mossa elettoralistica combinata con la priorità di contrastare la tendenza stagnante-recessiva (calo dell’export) via aumento dei consumi interni, ma promette un beneficio anche per l’export e il settore turistico italiani.

Ombre. Il Governo italiano sta conquistando il primato mondiale dell’ambiguità autolesionista. Ne è esempio la lettera del premier Conte che autorizza la società italo-francese incaricata di costruire la Tav a emettere annunci di appalti, ma senza confermare l’opera. Ma più pericolosa è l’ambiguità delle relazioni Italia-Cina. La seconda pretende da Roma una dichiarazione di convergenza geopolitica per fare affari: un ricatto. Il premier – in un’intervista alla rivista Limes di venerdì scorso – ha confermato che firmerà tale dichiarazione e che la ribadirà con una sua visita in Cina come seguito a quella di Xi Jinping tra qualche giorno in Italia.

L’America sta negoziando con la Cina una pace commerciale, ma senza cedimenti, anzi, da parte di una democrazia verso un regime autoritario e predatorio. L’Ue sta cercando un modo per fare affari con Pechino, ma senza complicità politiche. Il nostro Governo, invece, diverge dalla linea sia statunitense che europea, esponendo l’economia e la sicurezza italiane a ritorsioni gravi, anticipate da un raro tweet firmato – lo si noti – “Consiglio per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti”.

Si consideri che la clemenza con cui le agenzie di rating hanno finora valutato l’Italia dipende anche da interventi dell’America. Infatti, molti osservatori, tra cui chi scrive, si chiedono se ci sia a Roma un problema di incompetenza o di altro, opaco, e raccomandano al Governo di evitare i motivi per una tale domanda, riportando la relazione con la Cina a un interscambio solo tecnico e l’Italia nell’alleanza tra democrazie.

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