FINANZA/ Intelligenza artificiale vs cervello umano: chi vince in Borsa?

- Lorenzo Dornetti

Nel valutare un investimento conviene usare il cervello umano o farsi aiutare dall’intelligenza artificiale? La risposta non è semplice

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Nella valutazione di un investimento conviene usare il cervello umano o farsi aiutare dall’intelligenza artificiale? È una domanda enorme, per complessità e ricadute etiche. Prima di abbozzare una risposta serve fare un passo indietro. Come funziona il cervello umano quando decide sui “soldi”? Più di 20 anni di finanza comportamentale e migliaia di pubblicazioni di Neurovendita hanno dimostrato le molteplici distorsioni che il cervello umano adotta quando valuta un investimento. Gli esseri umani sono “animali a razionalità limitata”. Tendono a sottostimare o sovrastimare i rischi percepiti rispetto a quelli reali. Realizzano dinamiche imitative, indipendentemente dalle informazioni in loro possesso. Emozioni come paura e rimpianto giocano un ruolo primario, oscurando la componente razionale, quando si tratta di decisioni in ambito finanziario.

I Nobel a Kahnemann (2002) e Thaler (2017), hanno sgombrato il campo dall’idea che l’essere umano sia realmente in grado, con il suo pur potente cervello, di “massimizzare l’utilità”. In termini meno scientifici, la cronaca è piena di persone che si sono rovinate. Si può affermare, senza essere smentiti dalla ricerca neuroscientifica, che avere un supporto “artificiale” nella decisione in ambito finanziario è sicuramente utile. Le tecnologie di “robot advisory” sono utilizzate da molte società di investimento e dai più affermati consulenti finanziari del mondo già da diversi anni per analizzare il livello di rischio connesso a ogni scelta. Serve fare i conti con la limitata razionalità del cervello umano. I supporti tecnologici in grado di elaborare matematicamente molti dati fanno scegliere meglio in ambito finanziario.

A questa regola, esistono molte eccezioni. I sistemi di intelligenza artificiale sono efficaci nel differenziare gli investimenti, tuttavia predicono il futuro a partire da trend storici e algoritmi probabilistici. Cosa manca all’intelligenza artificiale? La capacità di immaginare il futuro. La visione di ciò che non esiste è una caratteristica unica del cervello umano, per nulla realizzabile da un computer quantistico. In questo senso chi investe su aziende con un orizzonte verso il futuro, non può prescindere da sensazione e immaginazione. Basti pensare a chi investe in start-up e deve valutare idee, fattibilità e reazioni del mercato a un’innovazione. Mettere soldi in aziende che stanno sviluppando servizi e prodotti, di cui oggi non visualizziamo nemmeno l’esistenza. In questi casi, l’intuizione umana resta insostituibile.

I robot advisory 10 anni fa, avrebbero investito in società, oggi le più capitalizzate in borsa, che vendono servizi e prodotti di cui non si conosceva ne immaginava l’esistenza? Con tutta probabilità, no. In questi casi solo la percezione umana di investire in qualcuno che ha un’idea che cambia il mondo determina rendimenti finanziari rilevanti. Senza qualcuno con il coraggio di finanziare idee “strampalate”, oggi non avremmo l’energia elettrica, il personal computer, i social network e molto altro che diamo per scontato nella nostra vita.

Quindi ben venga il supporto dell’intelligenza artificiale nella gestione finanziaria, senza dimenticare però che solo il cervello umano è capace di immaginare il futuro, e chi investe nella giusta visione di ciò che sarà, ottiene dal punti di vista finanziario, molto, molto di più.

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