RIPRESA E POLITICA/ Le carte rimaste al Governo per evitare la recessione

- Carlo Pelanda

Le previsioni economiche per l’Italia non sono rosee. Il Governo dovrà quindi cercare di mettere in campo provvedimenti efficaci, anche dopo le europee

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Per mesi il Governo ha recitato la profezia di un magnifico 2019 economico. Ora il più delle proiezioni tecniche stima come scenario migliore per il 2019 una crescita dello 0,4% con rischi crescenti di andare sottozero. Infatti, il Governo non sta più usando tale profezia e sembra, finalmente, cercare di accelerare quelle misure stimolative che potrebbero attutire la recessione e accelerare il rimbalzo.

Il premier Conte ha preso il coordinamento diretto di quella parte di misure economiche che potrebbero avere effetti stimolativi, in particolare lo sblocco dei cantieri. Probabilmente tale fatto anticipa lo sblocco della Tav e di altri lavori pubblici bloccati dalla divergenza tra Lega e M5s, permettendo al secondo di scaricare su palazzo Chigi la responsabilità di una scelta che lo spacca. Sul piano della razionalità economica sarebbe un’ottima notizia. Da un lato, lo sblocco dei cantieri e l’immissione di svariati miliardi nel settore delle costruzioni non avrebbe effetti immediati. Dall’altro, gli attori di mercato riceverebbero il segnale che il Governo sta imparando, pur con grave ritardo, a convergere con la realtà economica, portandoli a prevedere un miglioramento nel 2020 e quindi a tornare a investire nelle aziende.

Infatti, parte della tendenza recessiva è imputabile alla sospensione degli investimenti causata dalla sfiducia nei confronti di un’azione economica del Governo irrazionale e solo elettorale. L’altra parte dipende dall’incertezza globale che ha ridotto l’export e gli investimenti connessi, ma questa sembra ridursi. In sintesi, c’è la possibilità di evitare il peggio. Per spingere l’economia verso il meglio, il fattore chiave sarebbe la proposta della Lega di ridurre al 20% le tasse sulle imprese e di un tot rilevante quelle sulle persone.

Da un lato, questa è l’unica misura – se fatta bene – che ha senso economico finanziare in deficit perché tende ad aumentare la crescita e il gettito pur a tasse ridotte. Dall’altro, con un debito che ha raggiunto il massimo storico del 132% del Pil, un ulteriore indebitamento, euroregole a parte, sarebbe punito in modi devastanti dal mercato finanziario internazionale. Infatti, sarebbe stato realistico prima detassare e poi permettere i (costosi) pensionamenti anticipati, ma la logica elettoralistica è opposta. Pertanto bisognerà aspettare il dopo elezioni europee per vedere una più forte convergenza tra politica economica e realismo, sperando che non sia troppo tardi.

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