PIL SOTTO ZERO/ “Senza Tav e investimenti l’Italia muore”

Secondo l’Ocse l’Italia nel 2019 vedrà il suo Pil finire in negativo dello 0,2%. Bisognerebbe puntare sugli investimenti pubblici per evitare il peggio

07.03.2019, agg. alle 12:03 - int. Mario Deaglio
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Nuova mazzata per l’economia italiana. L’Ocse prevede infatti che il nostro Pil nel 2019 scenderà dello 0,2%: un taglio pari all’1,1% rispetto alle precedenti stime dell’organizzazione di Parigi diffuse a novembre. Oltre all’Italia, solo Turchia (-1,8%) e Argentina (-1,5%), tra i paesi Ocse, vedranno un Pil sotto zero. Tagliate anche le stime di crescita della Germania (da +1,6% a +0,7%) e dell’intera Eurozona (da +1,8% a +1%). “Quando la Cina è in rallentamento si mette in moto una catena che poi ci tocca direttamente, tramite il nostro export, ma soprattutto indirettamente mediante le esportazioni tedesche che hanno un forte contenuto di prodotto italiano”, spiega Mario Deaglio, professore di Economia internazionale all’Università di Torino.

Sembra però che più il tempo passa, più le previsioni che si susseguono sulla nostra economia peggiorano, tanto che adesso siamo arrivati a un Pil negativo.

Il nostro è il Paese più debole in Europa ed è molto dipendente dalle esportazioni. Quindi se c’è una discesa dell’export, la prospettiva è che la domanda interna, in un Paese appunto debole, non riesca a compensarla. Se poi teniamo conto che l’investimento pubblico è la medicina che fa effetto nel più breve tempo possibile, ma in Italia non la si vuole usare, non solo per quanto riguarda la Tav, che pure è finanziata dall’Ue, il quadro che emerge non può che essere negativo. Se poi avremo dei guizzi di ingegno italico, si vedrà.

Le previsioni dell’Ocse sono arrivate alla vigilia della riunione odierna del board della Bce. Secondo lei indurranno in qualche modo l’Eurotower a prendere misure particolari per contrastare un rallentamento generale dell’economia dell’Eurozona?

La Bce ha senza dubbio in mano una serie di elementi che noi non abbiamo, quindi una risposta alla sua domanda non può che essere di tipo probabilistico e io mi sento di rispondere di no. In parte perché la Bce ha già fatto tanto a livello di immissione di liquidità, quindi dovrebbe riuscire a immetterla in maniera mirata, per esempio concedendola alle banche solo se danno credito alle imprese. Il problema è che occorre anche che le imprese vogliano investire e torniamo alla nota metafora che se il cavallo non ha sete non beve, anche se c’è l’acqua. Purtroppo la sete si è molto ridotta, non solo in Italia. Non va inoltre trascurato il fatto che in queste ore è in atto un attacco durissimo alle banche europee da parte di Bloomberg.

Ci può spiegare di che cosa si tratta?

È stata ripresa una cosa che già si sapeva, cioè che alcune banche scandinave avrebbero riciclato soldi russi trasformandoli in dollari e poi investendoli. Nell’arco di 7-8 anni si tratterebbe di qualcosa come 200 miliardi di euro. Si tratta, come detto, di una notizia non nuova, ma che ha capeggiato tra le news per molte ore. Sia chiaro: non è che questo sia un elemento decisivo, ma in questo quadro incerto può avere peso. Meglio quindi stare fermi per il momento e aspettare che siano i governi a varare politiche di reazione: non possono soltanto sempre basarsi sulla Bce.

E secondo lei cosa dovrebbe fare il Governo italiano?

Dovrebbe prendere delle decisioni positive sui grandi investimenti pubblici, a cominciare da quelli che sono finanziati dalla Bei o dall’Ue. Questo è il modo più rapido per mettere in circolazione soldi e avviare il ciclo produttivo. Noto invece che si prendono misure poco sagge: mentre la domanda di auto scende, si vara l’ecotassa, che in questo momento è come mettere il sale sulle ferite.

Il reddito di cittadinanza non aiuterebbe quindi a migliorare la situazione?

Non credo che la liquidità immessa dal reddito di cittadinanza possa cambiare le cose. Un po’ perché la cifra erogata non è alta, un po’ perché chi ha poco compra principalmente prodotti che costano poco e che spesso provengono dall’estero, non aiutando così ad aumentare il valore aggiunto italiano.

Se avremo un Pil a -0,2% come stima l’Ocse, i nostri indicatori di finanza pubblica andranno fuori controllo…

Sì e la finanza internazionale ne prenderà atto in maniera negativa. Certo anche gli altri paesi non andranno bene, ma avendo noi infranto, al ribasso, la barriera dello zero, saremo forse più in difficoltà.

L’eventualità di una manovra correttiva torna quindi prepotentemente sul tavolo.

Sì, la situazione sarà in questo senso più difficile e dovrebbe indurre il Governo a dire di aver sbagliato. Lo dico senza polemiche, faccio solo analisi tecnica: l’esecutivo potrebbe spiegare che le condizioni sono cambiate, che quello si pensava potesse indurre a un aumento del reddito in realtà non si è verificato, perché l’economia mondiale è in rallentamento. Questo vuol dire anche che, visto che non siamo solo noi ad andare male, l’Europa dovrà intervenire. Dopo le elezioni bisognerà fare qualcosa.

Cosa si potrebbe fare?

Si possono studiare vari tipi di soluzione, ben sapendo che nessuna sarebbe miracolistica, ma potrebbe contrastare questa tendenza europea che porta alla crescita zero. Il problema è che adesso è già partita la campagna elettorale, poi arriverà l’estate e questo non ci aiuta: avremo una sorta di semestre fiacco di incertezza. L’unica cosa che ci può aiutare un poco è l’ottimismo della gente, che non è più sceso. Almeno in questo il reddito di cittadinanza può dare un piccolo aiuto, perché può creare un minimo di quadro più roseo per gli italiani. Se abbiamo l’idea che il Paese tutto sommato va, nonostante quello che dicono le cifre, magari facciamo andare meglio anche le cifre.

Un’ultima domanda: sta facendo discutere l’eventuale adesione dell’Italia al progetto cinese della Via della Seta. Cosa ne pensa?

Noi abbiamo una forte industria di grandi costruzioni: se in Italia non la fanno lavorare, da qualche parte bisogna pure che lavori. Direi comunque che questo dovrebbe essere un tema europeo. Bisognerebbe che ci fosse una proposta cinese e bisognerebbe che la risposta fosse complessiva, da parte di tutti i paesi europei. Anche questo lo metterei sul tavolo del prossimo Parlamento europeo.

(Lorenzo Torrisi)

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