SPILLO/ L’Italia si arrovella sul Def e non vede le crepe dell’euro

- Paolo Annoni

In Italia si discute di Def, ma fuori dall’Europa ci si fanno domande sul futuro dell’Ue che dovrebbero far riflettere chiunque

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LaPresse

Mentre si discute di Def, ciò che colpisce è la differenza tra quello che si dice e si fa fuori dall’Europa e quello che si sente in Europa, e in particolare nel nostro Paese, al punto che riproporre in Italia analisi “normalissime” suscita sconcerto in un dibattito dominato dalla follia di ricette economiche che hanno distrutto mezza Europa, Francia inclusa, e che hanno prodotto squilibri insostenibili. A tutti è evidente che in una fase di recessione, soprattutto se provocata da fattori esogeni, Lehman Brothers piuttosto che le politiche “protezionistiche”, si risponde abbassando le tasse e aumentando la spesa buona e che non c’è “spending review” che possa sostituire nei tempi necessari il debito. Abbiamo un elenco molto lungo di economisti veri in posizioni apicali in diverse banche centrali del primo mondo che non si spiegano la follia europea. Non si capacitano di un continente che vanta stati con disoccupazione molto vicina alla doppia cifra, la Francia, o molto superiori in cui il “debito” sia considerato un tabù e in cui le regole impediscano qualsiasi politica anticiclica vera.

Appena si mette fuori la testa dall’approccio tedesco e degli alleati del nord Europa tutti sollevano tre questioni. La prima è che la Bce oggi è l’unica istituzione europea che sta provando a contrastare gli effetti del declino globale in Europa soprattutto nei Paesi più deboli a cui si sta aggiungendo la Francia. Il corollario è cosa succederà in Europa quando Draghi lascerà il posto a Weidmann che non solo non ha studiato da banchiere centrale, ma in più di un’occasione ha esposto teorie bizzarre e che vorrebbe, in questa fase e con metà continente messo male o molto male, alzare i tassi.

La seconda questione è come sia possibile che un’area economica con moltissime regole e vincoli comuni non abbia o non renda possibile una vera politica anticiclica per questi Paesi: Francia, Italia, Spagna, Portogallo e Grecia. Si va da una disoccupazione dell’8,8% al 18%. l’Italia può fare due cose: tagliare un po’ di spesa pubblica cattiva e soprattutto sburocratizzare e efficientare la macchina pubblica inclusa, come ci ricordano le agenzie di rating, la giustizia. Questo è un compito titanico in un Paese dove si pensa che mettere più regole significa combattere il malaffare e in cui un sistema burocratico impazzito e irresponsabile ha proprio per questo un potere immenso. Tutto utile e da fare, ma inadeguato rispetto alla devastazione imposta in Europa con l’austerity e alle sfide poste dal riequilibrio dei commerci mondiali.

La terza questione è fino a che punto la Germania possa difendere il suo surplus commerciale interno ed esterno impazzito. Ci si chiede come mai Francia, Spagna, Italia, ecc. non protestino contro il surplus commerciale interno, in violazione delle regole europee, della Germania e ci si chiede fino a che punto si possa tenere insieme un’unione minacciata dai debiti dei mediterranei tanto quanto dal surplus commerciale interno tedesco. Il secondo impedisce il meccanismo di riequilibrio per eccellenza che era stato pensato per far funzionare l’unione. Ci si chiede poi come possa pensare la Germania di difendere il suo surplus commerciale esterno all’Ue, soprattutto in questa fase, nei consessi che contano come G20 e G7. Noi pensiamo che questo “fenomeno” sia un prodotto della superiorità della razza ariana o del fatto che i tedeschi “sono più bravi”. In America, in Cina e in Giappone invece pensano che la Germania bari con una moneta svalutata e in uno schema che sopravvive a spese di Francia, Italia, ecc.

Dalle case di ricerca di Londra fino agli economisti della Fed o della Ivy League, tutti si fanno queste domande interrogandosi sul buco mostruoso di domanda che ha creato l’Europa nell’economia globale. La Cina imparerà a fare i beni che oggi compra dalla Germania combattendo quel surplus commerciale mostruoso che fa perdere posti di lavoro fuori dall’Europa. Noi ci facciamo queste domande e ne aggiungiamo da italiani ed europei “mediterranei” un’altra. La quarta questione è cosa succederà ai “mediterranei” se si proverà a tenere in vita questo sistema con queste regole in un mondo molto diverso da quello degli ultimi 20 anni. Perché per tenere in piedi quel modello nel nuovo mondo si deve essere ancora più cattivi con ancora più austerity in Francia, Italia, ecc.

Oggi parliamo di Def ed è giusto. Ci preoccupiamo che nessuno osi rompere il tabù di una burocrazia impazzita. Ma il quadro generale è più ampio.

P.S.: Qualcuno si diverte e calciare il cane morto greco con le sue banche “decotte”. Non c’è nessuna banca, almeno in questo sistema solare, che non esca a pezzi da una recessione che sega il 30 % de Pil. Una banca raccoglie risparmio e lo presta alle aziende. Se le aziende falliscono, la banca fallisce. E non c’è alcuna banca per quanto ben gestita che possa sopravvivere; ce lo dimostra Deutsche Bank, investita sui mercati, ma colpita e affondata nel 2008 da Lehman Brothers e che dopo dieci anni ancora si aggira come uno zombie sui mercati verso l’unico approdo possibile: il salvataggio pubblico con i soldi dei contribuenti.

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