FINANZA E POLITICA/ Quegli interessi sull’euro di cui possiamo liberarci

- Paolo Tanga

Va creata una struttura intermedia che utilizza il denaro disponibile senza emetterne di nuovo. Un’associazione che investe gli euro in mini-titoli per le spese ricorrenti

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La sede della Bce a Francoforte (LaPresse)

Premetto che la Bce, con il Sistema europeo di banche centrali (Sebc) , è l’unica autorità che ha la facoltà di emettere l’euro come valuta legale, cioè valuta che le autorità possono accettare in pagamento. Gli Stati hanno la facoltà di emettere monete nei quantitativi autorizzati dalla Bce.

L’Italia ha sempre chiesto di emettere moneta per quantitativi irrisori, anche negli ultimi anni, quando era stato fatto presente che la piccola Austria ne emetteva di più di noi.

Il quantitativo di moneta emesso dallo Stato è importantissimo, perché è l’unico denaro che viene immesso sul mercato senza prestarlo, cioè senza che ne venga richiesta la restituzione né vengano addebitati interessi. Invece, quello creato dal Sebc è dalle banche indebita e richiede la restituzione del capitale creato, ma anche degli interessi che non sono stati emessi. Per poter restituire gli interessi occorrerebbe creare tanta moneta, almeno equivalente agli interessi maturati, altrimenti sarà impossibile la restituzione del debito. Ma sono convinto che gli organi competenti dell’attuale struttura europea non siano adusi a risolvere i problemi.

Per togliersi il cappio dal collo dobbiamo pensare di creare una struttura intermedia che consenta di moltiplicare il denaro disponibile senza crearne di nuovo e quindi impedendo la maturazione degli interessi che, peraltro, riducono ulteriormente gli euro disponibili, considerato che le banche più grandi che operano in Italia sono di proprietà straniera.

La struttura intermedia è un’associazione che raccoglie tra gli associati gli euro da utilizzare per le spese ricorrenti, li investe in mini-titoli cartacei decennali emessi mensilmente a tagli frazionabili con relative cedole all’1%, titoli intestati all’associazione e utilizzati dai soci nei negozi, imprese eccetera aderenti all’associazione stessa.

Già in questa fase avremmo raddoppiato il denaro in circolazione e ridotto il debito dello Stato per interessi. La diffusione dell’intermediazione fatta dall’associazione moltiplica gli effetti positivi, ma la stessa associazione, se organizzata con rilevazioni statistiche e orientamento al futuro, rappresenta un’occasione e un volàno a favore dell’occupazione diretta e indotta e dello sviluppo economico.

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