ALITALIA/ Fincantieri e China East, i nuovi nomi per il futuro della compagnia

- Guido Gazzoli

Sembra che nel futuro di Alitalia possano giocare un ruolo anche Fincantieri e China East, oltre che Ferrovie dello Stato e Delta

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Alitalia-Fs, piano industriale a gennaio (LaPresse)

Nella questione Alitalia mancava un tocco decisamente orientale, visto che ormai se sommiamo tutti i dichiarati pretendenti si può fare il giro del mondo. E così dopo le Ferrovie dello Stato e l’Americana Delta ecco apparire, sulla Via della Seta, la prevista entrata di China East tra i soci componenti della nuova Alitalia. Secondo i “ben informati”, l’annuncio sarebbe imminente, ma in tutto questo mosaico, nella sua nuova proprietà, un tocco “marino” poteva mancare? Certamente no. Ed ecco che le gloriose Ferrovie saranno affiancate nientepopodimenoche da Fincantieri.

Si prevede un aumento della quota di FS in modo da far superare il 40% della società e creare con la potenza della cantieristica mondiale (uno dei pochi marchi globali che ancora abbiamo nel nostro Paese) quello zoccolo duro “statale” che dovrebbe garantire in modo pesante l’italianità della situazione, mentre le due compagnie aeree dovrebbero spartirsi quote ancora sconosciute, ma visto che ambedue fanno parte dell’alleanza Skyteam, dove Alitalia partecipa da anni, il cerchio si chiuderebbe in maniera perfetta.

Resta da capire la cosa principale, ossia chi condurrà l’orchestra: con 787 aeromobili in flotta (sì, avete capito bene), un fatturato di 93 miliardi di dollari, 103 milioni di passeggeri annui e ben 257 destinazioni in 35 paesi del mondo, China East è una delle tre maggiori compagnie aeree cinesi, ha base a Shanghai e una rete che copre 4 dei 5 continenti, mancando rotte sull’Africa. Di certo un gigante in piena espansione che mira a conquistare il mercato italiano e credo faccia parte dell’accordo sottoscritto da questo Governo con il Dragone cinese. Ma cosa c’azzecca la presenza dell’americana Delta a questo punto rimane un po’ difficile da capire, visto che quello statunitense è un altro colosso mondiale con 883 velivoli (sì, avete capito bene pure questa volta) e 41 miliardi di dollari di fatturato. La presenza di due giganti di questa fattispecie fa pensare, visto il loro indubbio know-how, a come si possano inserire in un contesto tutto sommato modesto (visti i numeri di Alitalia come compagnia) ma con un mercato sicuramente interessante come quello italiano, in pratica il secondo a livello europeo e con tassi di crescita costanti.

Alitalia ha rappresentato un’eccellenza italiana per decenni e il suo declino ha coinciso con quello del nostro Paese come potenza economica, ma indubbiamente la nostra gloriosa ex compagnia di bandiera ha ancora il suo fascino. La sua “resurrezione”, a mio parere, poteva essere raggiunta anche con un totale impegno italiano, visto che Alitalia dispone ancora di personale altamente qualificato, ma la sua crescita, che dovrebbe coincidere con quella della nostra economia e in particolare del turismo, ha un enorme bisogno di un vettore che ne difenda gli interessi.

Ora bisogna avere le idee chiarissime su cosa si voglia fare nella situazione che probabilmente si sta creando: non è più possibile amalgamare forze di indubbia importanza, ma anche di interessi che potrebbero diventare concorrenziali. Insomma, la politica deve dimostrare questa volta almeno di voler creare un sistema con i massimi vantaggi per l’Italia. Perché il rischio è che, se mal guidata, tutta l’operazione possa concludersi in un arco di tempo in una colonizzazione che avrebbe come complice i rappresentanti di un intero Paese.

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