DIETRO LE QUINTE/ Le accuse a Tria nascondono la vera partita di Conte e Di Maio

- int. Francesco Forte

L’incontro di ieri tra Juncker e Conte sembra confermare un cambiamento di linea del Governo nei confronti dell’Ue. Anche per convenienza

reddito di cittadinanza 2019
Giuseppe Conte e Luigi Di Maio (LaPresse)

È stato un incontro cordiale quello di ieri tra Giuseppe Conte e Jean-Claude Juncker, con quest’ultimo che ha parlato di “grande amore” tra la Commissione europea e il Governo italiano. Sembrano lontani i tempi in cui al lussemburghese e a Bruxelles erano riservati toni a dir poco ruvidi da parte degli stessi leader di Lega e Movimento 5 Stelle. Juncker si è detto preoccupato per il regresso della nostra economia, ma il premier italiano ha anche specificato che l’impalcatura del Def non cambia rispetto allo scenario concordato con la Commissione alla fine dell’anno scorso. Dunque sembra scongiurata l’ipotesi di una manovra correttiva e anzi il rallentamento economico globale, confermato anche ieri dal Fondo monetario internazionale, potrebbe aprire le porte a nuova flessibilità sui conti pubblici. “Mi sembra che Conte stia giocando due partite. Una è quella personale, importante anche per il suo futuro professionale. È vero che ha detto che intende ritirarsi dalla politica dopo questa esperienza di Governo, ma un avvocato che si occupa di cause internazionali può avere interesse a tenersi buone le strutture europee. E poi ci sono diversi incarichi tecnici internazionali, anche all’interno dell’Ue, che un ex premier può avere”, è il commento di Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitarie, all’incontro di ieri a Palazzo Chigi.

E quale sarebbe la seconda partita che Conte sta giocando?

Ormai è chiaro che non è, ammesso che lo sia mai stato veramente, un “arbitro” tra Lega e M5s, ma che rappresenta i pentastellati. Sta quindi cercando di risolvere i problemi di isolamento e di difficoltà in cui si trova M5s, che tra l’altro potrebbe essere vicino a una divisione tra una parte più moderata, capeggiata da Di Maio, e una più “ortodossa” rispetto alle idee originarie del Movimento. Mi sembra che a quest’ultima non piaccia più vedere il leader che deve subire diversi diktat da Salvini. Dunque per Di Maio, attraverso Conte, può esserci il tentativo di barcamenarsi a livello europeo, di ricucire con chi si avevano avuti dei litigi fino a poco tempo fa. Fermo restando che la sua linea è molto confusa.

In che senso è confusa?

Per esempio, è difficile simpatizzare coi cinesi e contemporaneamente con l’Ue. Senza dimenticare l’incontro con i gilet gialli, che di certo non vedono di buon occhio la Commissione europea. Inoltre, dopo aver attaccato il Congresso mondiale della famiglie di Verona e aver festeggiato, tramite il ministro Trenta, l’unione civile tra due donne appartenenti alla Marina, Di Maio se la prende con Tria perché deve trovare delle risorse per varare subito degli interventi a favore delle famiglie. Mi sembrano esempi di mosse di chi non sa dove andare. Anche se un’idea in merito ce l’ho.

Ovvero?

Credo che si prepari a un ruolo di secondo piano in un eventuale Governo salviniano dopo le europee, nel quale è disposto a rimanere anche se ci fosse una divisione nel Movimento 5 Stelle. Del resto un risultato elettorale poco soddisfacente metterebbe a rischio la sua sopravvivenza politica. Di Maio cercherà insomma il modo migliore per stare sul carro del vincitore.

Ma se il Movimento 5 Stelle si dividerà, chi sosterrà il Governo al posto dei pentastellati “ortodossi”?

Fratelli d’Italia. Di Maio potrebbe rappresentare l’ala moderata, europeista, di questa maggioranza. Meloni e Salvini sarebbero sicuramente più sovranisti, nazionalisti. Senza dimenticare che la Lega ancora non ha una linea chiara sull’Europa che vorrebbe. Nemmeno su come vorrebbe riformare i Trattati. Non mi stupisce che chi si presenta alle elezioni per rivoluzionare le cose, una volta al potere, poi si barcameni per tenersi la poltrona. Mi sembra che, per usare un termine marxista, siamo di fronte all’imborghesimento di questi “rivoluzionari”.

Di Maio si porterebbe dietro Casaleggio e la piattaforma Rousseau in questo processo di scissione e sostegno a un Governo con Salvini e Meloni?

Io penso il contrario, cioè che sia Casaleggio che sta guidando Di Maio in questo processo. Del resto se i 5 Stelle perdono tutto il potere che hanno ora, che cosa fa Casaleggio? Che tipo di attività economica svolge? Il più interessato a tenere i piedi a Palazzo Chigi è Casaleggio Jr.

Al di là dei 5 Stelle, non conviene anche alla Lega un’Europa che, complice il rallentamento economico generale, non chiede manovre restrittive e non si impunta sui conti?

Certo che sì. In questo modo ci potrebbe essere una sorta di scambio di favori: un occhio chiuso sul deficit da parte di Bruxelles ed evitare di fare la guerra all’Ue da parte del Carroccio. Si avvicinano le europee e Salvini potrebbe avere avuto l’impressione che dopo la vittoria in Slovacchia di Zuzana Capotova per i sovranisti non ci sia molto spazio a livello di Parlamento europeo. Potrebbe anche pensare di accodarsi al Ppe. In cambio avrebbe una posizione non rigida dell’Ue sulle spese fatte per Quota 100. Sicuramente poi a Salvini fa gioco che Juncker abbia detto che bisogna fare la Tav. Su questo mi lasci dire che non ho sentito proteste di Di Maio. Il che conferma quello che dicevo prima circa i continui cambi di direzione del leader M5s.

Professore, alla fine, considerando anche il rallentamento dell’economia, evidenziato anche dal Fmi, l’Italia avrà gioco facile a chiedere flessibilità a Bruxelles. Cos’è cambiato allora rispetto a quanto avveniva con Padoan?

Mi sembra che in effetti ci sia una continuità di politica economica, che io mi spiego con il fatto che in entrambi i casi abbiamo a che fare con dei post-comunisti. Di fatto in cambio di un po’ di distribuzione, che siano gli 80 euro piuttosto che il reddito di cittadinanza e Quota 100, si è disposti a stare buoni. La linea di politica economica è la stessa, quella della spesa corrente. Non dobbiamo poi dimenticare che anche l’ultima Legge di bilancio di Padoan era stata messa in discussione da Bruxelles e anche allora si parlava di una manovra correttiva che alla fine non c’è stata: stessa tattica, stesso copione.

Non è cambiato quindi nemmeno il rapporto tra Italia e Ue…

No, non è cambiato, è lo stesso di prima. La musica è sempre uguale. Prima si richiama il rispetto delle regole, si litiga, poi si fa un po’ di trattativa. Come ai tempi di Padoan, con la differenza che mentre l’ex ministro era protagonista di tutta questa “commedia”, Tria non ama questo tipo di situazione.

(Lorenzo Torrisi)

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