VISTO DAL SUD/ La Campania apripista nel rilanciare il dialogo Italia-Russia

- Marco Tedesco

A Napoli si è svolto il V seminario italo-russo. Dopo cinque anni di sanzioni ora “serve un cambio di passo”. Anche nella prospettiva del progetto Nuova Via della seta

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Il porto di Napoli (LaPresse)

Dopo cinque anni di sanzioni e di misure restrittive ora “serve un cambio di passo” per “ripartire dal dialogo” e “riaffermare la cooperazione tra due Paesi storicamente amici e strategicamente complementari”. Nel 2018, infatti, l’interscambio Italia-Russia ha registrato un incremento positivo del 5,5% anno su anno, superando i 21,4 miliardi di euro, grazie all’incremento del 12% delle importazioni (13,8 miliardi di euro). In flessione, invece, le esportazioni italiane verso Mosca, che si sono fermate a 7,6 miliardi di euro, il 4,5% in meno rispetto al 2017. La contrazione dell’export e i livelli di interscambio, che restano ancora lontani da quelli antecedenti al 2014, confermano le difficoltà legate al regime di sanzioni e controsanzioni tra la Ue e la Russia.

L’occasione per fare il punto sui rapporti tra Italia e Russia è stato il V seminario italo-russo, organizzato dall’Associazione Conoscere Eurasia, Roscongress e Forum economico internazionale di San Pietroburgo, in collaborazione con Intesa Sanpaolo e Banca Intesa Russia. E non a caso è stata scelta come sede Napoli, a testimoniare che in questa volontà di ricucire un rapporto di fiducia il Mezzogiorno, e la Campania in particolare, vuole giocare un ruolo trainante.

Secondo i dati Istat elaborati da Conoscere Eurasia, l’interscambio commerciale tra Campania e Russia nel 2018 ha raggiunto quota 128 milioni di euro. Il risultato da solo vale quasi un quarto degli scambi del Meridione verso la Federazione Russa, ma patisce un calo del 15% sui valori del 2017, soprattutto per la contrazione delle importazioni da Mosca (50,2 milioni di euro, -26% sul 2017). In diminuzione, ma con un trend migliore della media del Sud Italia (-24,4%), anche l’export campano verso la Russia, fermo a poco più di 78,2 milioni di euro, -5,6%, sui 12 mesi 2017.

A determinare il segno negativo delle vendite è stato soprattutto l’arresto del tessile, che pesa 31 milioni di euro (-11%), dei mezzi di trasporto, che sfiorano i 6,9 milioni di euro (-33%), e dei metalli, che valgono 6,3 milioni di euro (-13%). Valori negativi, questi, non sufficientemente compensati dalle buone performance degli alimentari, che segnano 16,6 milioni di euro (+8%), e dei macchinari, che valgono 10,2 milioni di euro (+30%).

Segnali positivi arrivano dal turismo. Tra il 2015 e il 2018, infatti, l’interesse dei russi per l’Italia si è rafforzato, facendo registrare un incremento delle presenze del 67% ed eleggendo la Campania a prima meta turistica del Mezzogiorno.

Sul fronte dell’analisi dei dati economici regionali, con una quota pari al 65% delle esportazioni e al 46% delle importazioni, Napoli si conferma la provincia più dinamica nei rapporti con la Federazione Russa, seguita da Salerno sul fronte dell’export e da Avellino per l’import, mentre Caserta occupa il terzo posto in entrambe le voci della bilancia commerciale. Anche il capoluogo di regione registra, però, una decisa battuta d’arresto nell’interscambio (-23%), con vendite e acquisti da Mosca in calo rispettivamente del 10,3% e del 41,3%. Saldo negativo anche per gli scambi russi con Caserta (-40,8%) e Benevento (-8,9%), mentre crescono quelli con Avellino (+164,2%) e Salerno (8,5%).

“Nonostante la contrazione dell’export italiano verso la Russia – ha ricordato, in apertura dei lavori, Antonio Fallico, presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia e di Banca Intesa Russia – le relazioni tra Italia e Federazione Russa restano fondamentali e salde. In un contesto geopolitico ancora pervaso da un clima di sfiducia del business derivato anche dalle sanzioni, diviene ancora più importante supportare la ripresa delle relazioni economiche commerciali sia a livello nazionale che regionale. La Campania rappresenta la regione apripista per i rapporti commerciali tra il Sud Italia e la Russia. È quindi strategico rafforzare l’asse tra i due Paesi per favorire una forte cooperazione dalla quale possono nascere e svilupparsi eccellenti possibilità imprenditoriali”.

“Le sanzioni – ha aggiunto Fallico – non saranno rimosse nel breve termine. È necessario, quindi, porre le basi per nuovi modelli di business, ma soprattutto occorre rinsaldare una fiducia che nell’ultimo anno ha minato la capacità del made in Italy di posizionarsi sul mercato russo”.

Ciò che è mancato, infatti, è soprattutto un atteggiamento pragmatico e fiducioso da parte della comunità imprenditoriale. Eppure, secondo lo stesso Fallico, “la stabilità del più grande Paese eurasiatico non è in discussione. Per questo, serve tornare a intercettare la domanda russa e, nel contempo, riconsiderare il ruolo di ponte della Russia verso l’Eurasia e verso la Cina, anche in prospettiva ‘One belt, One road’, perché proprio la Nuova Via della seta rappresenta una tra le grandi opportunità da utilizzare, anche per il business italiano”.

Ripartire dal dialogo, quindi, è una priorità, anche in chiave di sviluppo economico, non solo italiano, ma europeo. “Il 15 marzo scorso – ha ricordato Fallico – l’Associazione Conoscere Eurasia ha promosso a Bruxelles il primo “Connecting Eurasia Dialogue – from the Atlantic to the Pacific”: un forum che ha registrato un successo oltre le aspettative. Al confronto tra i direttori generali della Commissione europea con gli omologhi eurasiatici hanno partecipato oltre 300 aziende, provenienti da 29 Paesi, soprattutto da Belgio, Germania e Francia. Mentre gli imprenditori italiani hanno reagito timidamente a questo evento, che ha reso evidente la necessità di un dialogo permanente tra Unione europea e Unione economica eurasiatica”.

A conclusione dei lavori, Amedeo Lepore, ordinario di Storia economica all’Università della Campania Luigi Vanvitelli e membro della presidenza Svimez, ha sottolineato come le relazioni italo-russe si debbano giocare su tre direttrici: quella commerciale, quella industriale/produttiva e quella legata all’innovazione, a partire dalle occasioni offerte dalla bioeconomia.

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