ECONOMY OF FRANCESCO/ Un ’68 dell’economia fatto di ideali, proposte e zero ideologia

- int. Luigino Bruni

Economy of Francesco: un movimento planetario di giovani, imprenditori ed economisti, uniti da una proposta di papa Francesco. Se ne parla oggi al Meeting

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Papa Francesco (LaPresse)

Il 1° maggio 2019 Papa Francesco fece un invito ai giovani economisti e imprenditori per incontrarsi ad Assisi a riflettere sulla crisi economica e ambientale del nostro tempo. È nata così The Economy of Francesco, un movimento che sta coinvolgendo molti giovani di ogni latitudine e religione.

“In questo anno e mezzo è partito un vero e proprio movimento di giovani economisti e imprenditori che si sono mossi a partire dalla lettera iniziale del Papa e dai valori dell’economia francescana” – racconta Luigino Bruni, professore ordinario di economia politica all’Università Lumsa di Roma e direttore scientifico dell’evento The Economy of Francesco. “L’unità tra ecologia ed economia e l’attenzione agli emarginati sono i due assi cartesiani di questo percorso”. Di questo si parlerà anche al Meeting di Rimini, durante l’incontro di oggi dal titolo I giovani per una nuova economia: dall’Economy of Francesco, un io in azione, proprio con Luigino Bruni e alcuni giovani che hanno partecipato all’evento.

Che cos’è e come nasce The Economy of Francesco

Nasce su iniziativa di Papa Francesco, due anni e mezzo fa. Quando lo incontrai per parlare di economia nacque in lui l’idea di dare vita a una realtà giovanile di economisti e imprenditori che potesse rispondere alla crisi economica e ambientale del nostro tempo. Il Papa scrisse una lettera che uscì il 1° maggio 2019, un appello rivolto a tutti i giovani economisti del mondo per incontrarsi con lui nel marzo 2020 ad Assisi. L’invito ha prodotto un grande entusiasmo e abbiamo registrato più di 3.200 iscrizioni di giovani provenienti da oltre 120 paesi. Giovani che si sono iscritti a qualcosa che all’inizio non si capiva bene cosa fosse. È la tipica dimostrazione di quello che il Papa intende quando dice di attivare processi e non occupare spazi. Poi a marzo è iniziata la pandemia e sono partite diverse iniziative online. Nonostante questo ostacolo, c’è stata un’esplosione di creatività nei giovani in tutto il mondo, sia online sia offline. In questo anno e mezzo è partito un vero e proprio movimento di giovani economisti e imprenditori che si sono mossi a partire dalla lettera iniziale del Papa e dai valori dell’economia francescana. Sono nati diversi gruppi di lavoro di tipo culturale e pratico di varia natura. Il Papa ha poi fatto un bel discorso a novembre durante l’evento virtuale ad Assisi. 

Proprio nel suo discorso, Papa Francesco ha usato queste parole: “Urge una diversa narrazione economica, urge prendere atto responsabilmente del fatto che l’attuale sistema mondiale è insostenibile da diversi punti di vista”. Quali sono, secondo lei, le questioni più urgenti su cui occorre riflettere, in ambito economico e non solo? Cosa si intende per “diversa narrazione economica”?

Credo che questo tema sia molto importante. L’economia è fatta di tante cose. Una diversa narrazione economica significa presentare l’economia in un modo più ricco e articolato di come si fa normalmente. Ci sono molti modi di fare economia nel mondo e, purtroppo, ciò che nei media colpisce è sempre l’economia capitalista dei grandi interessi, affari e capitali. L’economia, invece, è fatta di tante altre cose. Ad esempio, un dirigente che crea un’impresa cooperativa per un ideale, per passione, per aiutare i poveri. Ci vuole una narrazione più pluralista, capace di mostrare i vari mondi dell’economia e non solo il volto capitalista, che è uno, ma è quello che fa più rumore. Si tratta di una narrazione che metta in luce che l’economia è altre cose oltre alla massimizzazione del profitto. Purtroppo questo non si fa abbastanza. E poi bisogna farla una nuova economia, oltre che narrarla. C’è già, infatti, un’economia che opera diversamente ma che non è narrata, che è dimenticata e che nessuno vede. Credo che il Papa si riferisca almeno a queste due dimensioni: raccontare diversamente l’economia di tutti e raccontare di più quell’economia diversa, positiva, che fa vivere, e che non arriva quasi mai nei media e nei racconti dell’economia di oggi. 

Che cosa l’ha più affascinata dei giovani che hanno preso parte alla preparazione dell’evento?

Molte cose. La loro creatività e voglia di fare, la grande generosità e gratuità. Ho visto tanti giovani pieni di vita, che non fanno calcoli. Giovani che si sono messi insieme senza conoscersi, pur lavorando due anni solo online. Nonostante questo ostacolo, hanno fatto cose stupende. Hanno lavorato su tanti temi, in modo gratuito. La gratuità è una dimensione dei giovani, sono gli adulti che diventano avari. Ho notato una grande voglia di futuro, una speranza in un mondo in cui dei giovani non si parla sempre in modo positivo. Guardando loro si capisce che questo è il tempo dei giovani, un nuovo sessantotto dell’umanità. Questa volta, però, la Chiesa non è il nemico da combattere, ma un leader di questo processo.

Qual è il messaggio principale che è partito da Assisi?

Sono più messaggi. Siccome Economy of Francesco non è un movimento centralizzato o un’azienda, non c’è un messaggio unico, ma sono tanti e diversi a seconda dei vari contesti. C’è la realtà sudamericana che ha molto a cuore la questione sociale e la povertà; quella europea che ha più a cuore le imprese; c’è un’anima più accademica e una più imprenditoriale, che sono le due realtà principali di questo movimento. Ci sono dunque voci che parlano di una nuova teoria economica e altri che costruiscono questa nuova economia creando imprese. Per sintetizzare in due punti, direi che il primo grande tema è l’unione tra ecologia ed economia. Oggi non si può fare economia senza occuparsi direttamente di ecologia. L’economia è ecologica o anti-ecologica, non può essere neutrale. C’è una forte unità tra queste due dimensioni. Il secondo, di uguale importanza, è la grande attenzione per gli esclusi, gli emarginati, i poveri e in generale le disuguaglianze. È un tema tipico dei due Francesco, quello di Assisi e il Papa. L’unità tra ecologia ed economia e l’attenzione agli emarginati sono i due assi cartesiani di questo percorso.   

Come poter dialogare con tutti a partire da questi messaggi? È possibile coinvolgere attivamente in questo percorso persone di diverse religioni e visioni economiche?

I giovani sono molto meno ideologici di noi adulti: non guardano se uno è cattolico, musulmano, protestante o ateo. Sono molto più liberi e laici. Non si pongono il problema di chiedere a chi partecipa di quale religione sia. In questo movimento sono già coinvolti giovani non cattolici, musulmani o atei, alcuni dei quali sono dei leader di questa realtà. Ad esempio, abbiamo un hub negli Emirati Arabi, a Dubai, che è molto attivo e coinvolge cristiani e musulmani insieme. C’è anche una ragazza che si sta impegnando per la difesa dei diritti di alcune ragazze disabili musulmane. I giovani sono così, vedono in Papa Francesco un leader mondiale che va ben aldilà del mondo cattolico.

Papa Francesco ha parlato di luoghi in cui si prendono decisioni “dove si gioca il destino di molte nazioni”. Come fare arrivare in questi luoghi il percorso di Economy of Francesco?

Questi ragazzi sono molto attivi. Hanno lavorato in prima persona al pre-summit della Fao a Roma, hanno organizzato un workshop insieme al Vaticano, sono coinvolti nella Piattaforma di Iniziative Laudato Si’, un grande progetto della Chiesa sull’ambiente, partecipano alla preparazione dei lavori di Copenaghen sul tema della fame. Hanno una dimensione macro, non sono legati soltanto alle piccole esperienze. I luoghi in cui si decidono le sorti delle persone non sono soltanto quelli dei grandi summit, ma anche quelli dei piccoli comuni, dei paesi, delle provincie. Non bisogna mai dimenticare che i luoghi delle decisioni non sono solo quelli della televisione: la sorte della gente si decide ogni giorno in migliaia di luoghi nel mondo. Si decide spesso a livello locale, fuori dalle telecamere. È importante che i giovani siano lì, non solo nei summit importanti. È importante che siano dappertutto. Noi a volte abbiamo la tendenza a privilegiare i luoghi importanti e a dimenticarci di tutti gli altri. Penso che una nota dell’Economy of Francesco sia di non andare dietro alle telecamere ma alla vita, alle persone e ai poveri.

Il desiderio espresso da Papa Francesco, e non solo, è che Economy of Francesco non si esaurisca con l’evento virtuale dello scorso novembre ad Assisi, ma che sia l’inizio di un processo che possa portare a cambiamenti concreti. Quali saranno i prossimi passi?

Il desiderio è esattamente questo. Il 2 ottobre ci sarà il secondo grande evento globale, ma ce ne sono stati e ce ne saranno molti altri a livello locale. Abbiamo fatto dodici webinars con premi Nobel e grandi economisti. Ci sono ormai centinaia di iniziative in tutto il mondo, partite dall’appello del Papa senza strutture e senza capitali, ma solo con la forza delle idee e dell’entusiasmo dei giovani. L’ultima di queste iniziative sarà la summer school a Gubbio con una cinquantina di giovani da tutto il mondo. È un processo, e come tale nessuno sa dove andrà a finire. La cosa più importante dei processi è lasciarli liberi e non controllarli. Se si comincia a metterci su dei cappelli, è finita. I processi sono generativi se non sono manipolati e controllati da un’élite. Noi facciamo di tutto perché questo avvenga, perché i giovani si sentano il centro, le locomotive di questo processo. Per questi giovani seguire Il Papa e San Francesco è come seguire Dio, si sentono liberi, non controllati. È anche un modo di creare un movimento dentro una società liquida, dove le cose vanno avanti con poche strutture e poche idee ma buone. I giovani si aggregano da soli, senza bisogno di appartenenze forti ma di idee forti.

(Luca Farè) 

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