Scuola, chi ha interesse a creare i precari a vita

- Giorgio Vittadini

Chi perpetua reclutamenti di insegnanti ope legis, senza alcun criterio di merito, per puri scopi di potere, chi li sostiene con il suo tacito assenso, si chieda se con queste operazioni non contribuisce al fatto che certe zone del Paese continuano ad essere, sotto il profilo della qualità della scuola, le peggiori dell’Ocse

E’ strano che certi commentatori, noti per la loro eroica difesa dello Stato contro la rapacità dei “privati”, non si scandalizzino del fatto che, nella trattativa per il rinnovo del contratto degli statali, “alcuni” si rifiutino sdegnosamente di legare, almeno in parte, l’aumento di 101 euro mensili a miglioramenti di produttività.
La sorpresa cresce, quando ci si accorge che passa quasi sotto silenzio anche l’accordo tra governo e sindacati della scuola, per l’immissione in ruolo nel prossimo anno scolastico di 60.000 precari (50.000 docenti, 10.000 personale ATA). Invece questo provvedimento, previsto in finanziaria (piano triennale di assunzioni per 150.000 posti docenti e 20.000 posti ATA), fa nascere molte inquietanti domande in chi è veramente indipendente da condizionamenti di potere.
Innanzitutto, a riguardo della sua pretesa di eliminare definitivamente il precariato, quando contemporaneamente se ne allunga la coda dando per l’ultima volta ai precari la possibilità di aggiornare la loro posizione e ai giovani insegnanti di iscriversi nelle graduatorie permanenti, trasformate in graduatorie ad esaurimento nel 2011. Come si può credere a questa solenne affermazione quando, negli anni scorsi, la pressione e la minaccia di certe frange dei sindacati della scuola ha spinto sia i governi di centro destra che quelli di centro sinistra ad assumere a intervalli di impressionante regolarità nel tempo, masse di precari senza concorso? Come si può pensare che s’intenda davvero cambiare rotta, quando non si è stabilito quale sistema sostituirà nel 2011 l’attuale e quando non c’è alcuna intenzione nella maggior parte delle forze politiche di opporsi al corporativismo e alla protervia di tali frange sindacali? E ancora: perché mai molti insegnanti, dopo avere frequentato le SSIS, si sono dovuti sottoporre a regolari concorsi per entrare in ruolo? Dove è mai l’uguaglianza di trattamento di tutti di fronte alla legge spesso invocata in molti campi della vita pubblica? E ancora, a riguardo della qualità, qual è il criterio di merito in queste assunzioni?
Di fatto fino al 2011 si perpetua un sistema di reclutamento che premia l’insegnante che sa scalare la graduatoria raccogliendo punti, senza nessuna garanzia che a questa abilità corrisponda un’effettiva capacità di insegnare. Si rinuncia a qualunque verifica della qualità di insegnamento perché sono le graduatorie a scorrimento a stabilirla. Basta avere un incarico e andare in classe senza un giorno di interruzione per sapere insegnare? Basta aver frequentato le SSIS, alquanto diseguali fra loro, in alcuni casi luoghi di vuoti esercizi accademici del tutto estranei alle questioni reali dell’insegnamento? E infine che dire del fatto che i giovani che oggi stanno ancora studiando per abilitarsi all’insegnamento non potranno entrare in graduatoria nella scuola stabilmente prima del 2011 e ad oggi non sanno come sarà il sistema di reclutamento cui dovranno sottoporsi? Con che faccia si pensa di incoraggiare i giovani a intraprendere la strada dell’insegnamento? Chi perpetua reclutamenti di insegnanti ope legis, senza alcun criterio di merito, per puri scopi di potere, chi li sostiene con il suo tacito assenso, si chieda se con queste operazioni non contribuisce al fatto che certe zone del Paese continuano ad essere, sotto il profilo della qualità della scuola, le peggiori dell’Ocse.

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