QUEBEC/ L’ora di religione sostituita dall’insegnamento dell’etica di Stato

- John Zucchi

In Unione Sovietica l’ateismo scientifico era materia imposta nell’orario scolastico. Un regime totalitario tramontato proprio a causa dei suoi rigidi dettami. L’ideologia relativista moderna sembra invece più sottile: facendo silenziosamente leva sul “politically correct” elimina le origini culturali degli individui nell’indifferenza generale

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Da quest’anno il ministero dell’educazione della provincia canadese del Quebec ha imposto una nuova materia di studio dalla prima elementare alla fine delle scuola superiore: Etica e Cultura Religiosa. Il programma, secondo il ministero, rimpiazza i vecchi programmi di istruzione religiosa cattolica e protestante.

Fino al 1998, le scuole pubbliche nel Quebec erano cattoliche, e le scuole protestanti erano sostenute con fondi pubblici. Era garantita ai genitori, secondo la Carta dei Diritti del Quebec, l’educazione dei loro figli nella loro religione. La Carta è stata modificata in modo molto discreto, senza alcun dibattito, due anni fa, per inserire il nuovo programma. L’ECR parte dal punto teorico del “pluralismo normativo”, una prospettiva che punta sul dialogo per gestire la diversità. Dato che in una società plurale, i ragazzi provengono da varie tradizioni, l’idea sarebbe quella di introdurli ad altre religioni offrendo loro una base etica.

Il programma, però è carente e inaccettabile in alcuni punti fondamentali.

Prima di tutto, la religione è insegnata solo come espressione culturale e praticamente ridotta a puro folklorismo. L’esperienza è lasciata da parte, così un ragazzo studia la religione non come un avvenimento a cui partecipare, ma con il distacco di una scienza sociale, però a un livello molto elementare (figuriamoci, che in una classe di seconda elementare, i bambini sono stati invitati a modellare con la plastilina dei piccoli buddha, per esempio).

Il ministero non lo afferma pubblicamente, ma i suoi rappresentanti, in riunioni, dicono esplicitamente che i professori non devono comunicare la loro prospettiva ai bambini e ai ragazzi in questi corsi.

Un rabbino non deve insegnare la religione ebraica, un imam non deve insegnare quella musulmana, e un prete non deve insegnare quella cattolica. Il corso di etica è fondato sul relativismo.

Anche se il programma vuole essere “obiettivo”, si capisce, dando un’occhiata ai primi libri di testo, che il terreno è ben preparato per fare fuori una posizione religiosa, soprattutto quella cristiana. Il libro della Genesi è un mito come tutti gli altri.

Nella sezione sull’aborto, si parla del medico canadese che ha spinto lo stato a introdurre l’aborto legale in Canada come uno dei grandi difensori dei diritti umani, insieme al Mahatma Ghandi e a Martin Luther King. Il manuale nota come questo medico ha salvato la vita a tante donne che avrebbero subito dei guai o anche la morte attraverso un intervento illegale. Dopo qualche pagina, chiedono al ragazzo di formulare ed esprimere la sua opinione sull’eticità dell’aborto. Questo sarebbe un programma che rispetta la diversità.

Peggio ancora: tutte le scuole devono offrire il programma, anche quelle religiose private. La scuola o anche un singolo genitore possono chiedere l’esenzione, ma il ministero non ne ha ancora concessa neanche una. Alcuni casi in merito stanno per arrivare al tribunale.

Perché lo stato ha deciso di insegnare la cultura religiosa insieme all’etica?

In fondo non dà ragioni. Quello che uno può intravedere è che lo stato vuole appropriarsi del campo religioso per ridurre l’esperienza religiosa a cultura folklorica e poi a etica. Infatti uno può anche chiedersi come mai questo è l’unico corso per cui il ministero detta non soltanto il contenuto ma anche il metodo (unico!) di insegnamento.

È il trionfo di Kant e dello statalismo.

Religione ridotta a etica. Ogni autentica esperienza religiosa è ridotta a civil religion.

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