SCUOLA/ Il ministro Gelmini presenta il piano di razionalizzazione: ecco le linee essenziali

- Giovanni Cominelli

Presentato alla Commissione cultura della Camera lo scorso 6 novembre, il piano permette di fare chiarezza sull’azione del governo per la razionalizzazione delle spese scolastiche. Ma per il prossimo anno le regioni hanno ottenuto un’ulteriore proroga in materia di dimensionamento

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Sollecitato dal massiccio sciopero della scuola, dalla continuazione delle occupazioni/autogestioni, da una ritrovata forza “fisica” (quella delle idee langue!) dell’opposizione, il governo ha presentato alla Commissione cultura della Camera del 6 novembre scorso una relazione intitolata “Piano programmatico di interventi volti alla razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse umane e strumentali del sistema scolastico”.

È un atto di chiarezza, che dissolve la nebbia di una comunicazione insufficiente e confusa da parte del governo e il fumo ideologico e le menzogne da terrorismo psicologico dell’opposizione.

Quanto al “dimensionamento delle istituzioni scolastiche”, si assume come riferimento il DPR n. 233 del 1998 relativo alle scuole autonome e il DM n. 331 del 1998 relativo ai plessi scolastici. Era Ministro Luigi Berlinguer. Il Decreto ministeriale fissava tra i 500 e i 1000 alunni i confini per ogni istituzione scolastica con diritto di avere un dirigente. Il limite inferiore era ridotto a 300 per le scuole di montagna e piccole isole. I minimi per il numero degli iscritti di ogni scuola-punto di offerta erano fissati a 50 bambini nella scuola di base, 45 nella scuola media, 100 nelle superiori, con deroghe per le scuole di montagna. Con tutta evidenza non è ridotta l’ampiezza dell’offerta, ma solo le dirigenze. Le regioni e gli Enti locali hanno competenza esclusiva in materia di dimensionamento. Peraltro, nell’ultima riunione della Conferenza Stato-Regioni hanno chiesto e ottenuto di poter dilazionare ulteriormente di un anno un’operazione che avrebbero dovuto fare già dal 1999! Ora si lamentano con il governo per i “tagli” bruschi e ultimativi, ma sono anche le loro lunghe e non sanzionate inadempienze che hanno portato all’attuale emergenza finanziaria nella spesa scolastica. Il che la dice lunga sul cosiddetto “federalismo” di molte Regioni, oggi quasi tutte in mano all’opposizione: a loro basta che lo Stato paghi a piè di lista. Tanto più che si avvicinano le elezioni regionali del 2010. Così le Regioni si comportano come centri di spesa irresponsabili.

Quanto ai profili ordinamentali delle scuole di ogni ordine e grado, la situazione si prospetta nel modo seguente: nessuna riduzione di posti nella scuola dell’infanzia. Quanto alla scuola primaria, gli insegnamenti e le attività didattiche saranno assicurati solo da docenti interni. I modelli possibili sono quattro: 24 ore (con docente unico), 27 ore, 30 ore, 40 ore. Il tempo pieno, oggi usufruito da 34.270 classi su 136.964, sarà confermato. Il sostegno non subisce riduzioni: tendenzialmente 1 docente ogni due alunni disabili. È previsto un aumento di 1 o 2 alunni per classe. Per la secondaria di primo grado si passa dalle 32 ore attuali alle 30 ore: scompaiono le materie facoltative. Sono previsti sei Licei: l’abbassamento è a 30 ore settimanali, eccetto l’Artistico che ne avrà 34 nel biennio e 35 nel triennio e quello Musicale e Coreutico, che ne avrà 32. Complessivamente viene confermato l’impianto della riforma Moratti, che Fioroni aveva sospeso, eccetto che per la soppressione dei Licei economico e tecnologico, che tornano a far parte dell’Istruzione tecnica.

Il riordino degli istituti tecnici procederà in base alla legge Fioroni n. 40 del 2007 (è, in realtà, il Decreto legge Bersani sulle liberalizzazioni, cui Fioroni agganciò la materia del tutto estranea del riordino dell’Istruzione tecnica). Gli indirizzi sono ridotti da 39 a 11. Il monte-ore scende a 32 ore settimanali contro le 35-36 attuali.

Il risparmio di posti è di 87.400 per i docenti e di 44.500 per il personale ATA. Risparmio significa, in primo luogo, che non vi saranno nuove assunzioni, che sarà accelerato il turn over (nei prossimi 10 anni sono in uscita circa 300.000 per pensionamento) e che gli insegnanti perdenti cattedra saranno utilizzati in altro modo dall’Amministrazione scolastica e da quella pubblica. Insomma: chi è attualmente in servizio non perderà lo stipendio. E i precari? Si chiude crudelmente sulla loro pelle una storia di illusioni alimentate irresponsabilmente dal Ministero dell’istruzione, dai sindacati, dalle Università, dai politici. Una laurea non dà automaticamente diritto a un posto di lavoro nella scuola. Il diritto al lavoro non equivale al diritto al posto. Perciò questi “risparmi” obbligano non solo alla scioglimento rapido delle graduatorie permanenti, che Fioroni aveva rinviato al 2011, in coincidenza con la fine naturale della legislatura incominciata nel 2006; ma anche a istituire da subito nuove modalità di formazione e reclutamento dei nuovi insegnanti. Se non sarà fatto, inevitabilmente si riprodurranno nuovi precari.



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