SCUOLA/ Il nuovo volto dell’istruzione tecnica: ecco cosa cambia

- Lucia Failla

Il nuovo Regolamento dell’istruzione tecnica, approvato il 18 dicembre dal consiglio dei Ministri, era molto atteso, sia dalla scuola che dalle imprese, per il rilancio di un tipo di formazione necessario per lo sviluppo economico del nostro Paese

scuola_insegnanteR375
Insegnante con studenti

Il 2008 si è chiuso per la scuola con un atto del Governo molto importante e molto atteso: il nuovo Regolamento dell’Istruzione Tecnica, approvato il 18 dicembre dal Consiglio dei Ministri.

Importante perché ad essere interessati sono ben 1800 istituti, distribuiti sul territorio nazionale, e 873.522 studenti che rappresentano una cospicua fetta, il 34 %, degli iscritti alla secondaria superiore.

Atteso perché da tempo le principali parti interessate, Scuola e Impresa, invocavano un rilancio dell’Istruzione Tecnica, rilancio che oggi si impone con una certa urgenza anche per sostenere la ripresa economica del Paese, ma che necessariamente deve passare attraverso un cambiamento, regolamentato a livello istituzionale.

L’Istruzione Tecnica – come in più occasioni hanno affermato i vertici di Confindustria – è stata una risorsa fondamentale dagli anni della ricostruzione in poi e può anzi deve essere anche oggi il valore aggiunto per superare la congiuntura sfavorevole e contribuire allo sviluppo economico del paese. Le imprese hanno oggi bisogno di tecnici diplomati per poter incrementare la produzione e renderla più competitiva ed idonea a sostenere e contrastare la concorrenza internazionale. Ma i dati attuali rilevano un gap di 180.000 diplomati tecnici tra la domanda delle imprese e l’offerta delle scuole.

Sono gli effetti di una miope politica scolastica che in questi ultimi decenni ha progressivamente licealizzato l’istruzione secondaria superiore, cancellando la specificità degli istituti tecnici, con il risultato di un calo continuo di iscrizioni a questa tipologia di scuola.

Le risposte che il nuovo Regolamento offre alle principali istanze emerse negli ultimi anni vanno dalla conferma dell’identità degli istituti tecnici all’interno del secondo ciclo del sistema nazionale di istruzione e formazione, alla necessità di proporre ai giovani e alle famiglie un’offerta formativa fondata su percorsi chiari, distinguibili sia dai Licei sia dai Professionali, e su competenze spendibili tanto per l’inserimento nel mondo del lavoro, quanto per il passaggio ai livelli superiori di istruzione. Tutto all’insegna di una maggiore semplificazione degli indirizzi di settore che passano dagli attuali 39 a 11, due per il settore Economico e nove per il settore Tecnologico e di una maggiore efficienza nella distribuzione dei servizi ed efficacia nell’utilizzo delle risorse.

Il provvedimento è destinato ad incidere profondamente nella struttura organizzativa, e non solo, degli Istituti tecnici in quanto interviene:

Ad adeguare il carico orario annuale dalle attuali 1188 ore a 1056 ore, che si traduce nel passaggio da 36 a 32 ore settimanali;

A rafforzare l’autonomia con l’aumento delle quote di flessibilità fino al 30 % riservate alle singole scuole;

A favorire il raccordo sinergico tra scuola, territorio e mondo produttivo con la costituzione di un Comitato Tecnico Scientifico composto dal Dirigente Scolastico e, in modo paritetico, da docenti ed esperti del mondo del lavoro, delle professioni e della ricerca scientifica e tecnologica.

Non solo dunque nuovi modelli organizzativi e di gestione: il riordino degli Istituti tecnici passa anche attraverso una rivisitazione dei percorsi, definiti in termini di competenze, abilità e conoscenze in relazione alla Raccomandazione del Parlamento europeo, e che devono agganciarsi strettamente al quadro europeo delle qualifiche per l’apprendimento permanente (EQF).

Sul piano metodologico-didattico gli aspetti più innovativi riguardano:

L’incremento dello studio dell’inglese, con la possibilità di insegnamento in inglese di almeno una disciplina di indirizzo;

La valorizzazione delle discipline scientifiche attraverso la didattica delle scienze integrate;

Lo sviluppo di metodologie innovative basate sull’utilizzo dei laboratori in tutti gli ambiti disciplinari;

La diffusione più ampia di stage, alternanza scuola-lavoro e tirocini.

Il nuovo Regolamento, risultato e sintesi del lavoro di diverse commissioni di studio istituite dai governi in questi anni, e a cui ha dato il proprio contributo il nucleo Education di Confindustria, non nasce come scatola vuota, ma accoglie quanto delle migliori esperienze è stato prodotto e realizzato da alcune scuole, nell’ambito della sperimentazione dell’Autonomia e risponde alla necessità di collegare l’Offerta formativa più strettamente al territorio, alle imprese e all’Istruzione Tecnica Superiore al fine di sostenere lo sviluppo delle professioni tecniche a livello terziario.

L’applicazione del provvedimento è stata rimandata al 2010, per favorire la discussione nelle scuole e una corretta informazione alle famiglie, ma in alcune realtà regionali, come il Veneto, dove già da tempo Scuola Regione e Impresa stanno lavorando al cambiamento dell’istruzione tecnica, tutto è pronto per partire dal 2009 con una ventina di istituti, che hanno dato l’adesione, con un anticipo della riforma.

È un cambiamento che si impone, è richiesto dai tempi, dalle parti interessate, dalla difficile situazione economica che il paese deve affrontare e dall’aggressiva competitività delle nuove potenze economiche. La sfida va raccolta e fatta passare al più presto attraverso la trasformazione dell’Istruzione Tecnica, asse portante per la costruzione di competenze e professionalità necessarie alla struttura produttiva del paese.

Altri rinvii non sono più accettabili.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori