SCUOLA/ Riforma delle superiori: più coraggio per archiviare il centralismo

- Luigi Boscolo

LUIGI BOSCOLO insieme a un nutrito gruppo di presidi e dirigenti scolastici enuncia quali sono le perplessità e i punti di forza rilevati in seno alla riforma Gelmini delle scuole secondarie

startR375_30ago09

L’iter dei lavori

Il parere solo parzialmente positivo della Conferenza Unificata Stato-Regioni di giovedì 29 ottobre sugli Schemi di regolamento concernenti il riordino degli istituti tecnici, degli istituti professionali e dei licei rappresenta, di fatto, lo sblocco della riforma della scuola secondaria di II grado: si tratta, infatti, di un parere non vincolante, ma significativo, frutto di uno scambio politico realistico. Sulla riforma delle superiori è emerso un netto contrasto tra il presidente della Conferenza Errani («la riforma è stata bocciata dalla maggioranza delle Regioni, fatta eccezione per Lombardia, Molise e Veneto») e il ministro Gelmini («la riforma si farà dal 2010»). In realtà, le pagelle sui regolamenti Gelmini sono state differenti: sì ai nuovi istituti tecnici, alcuni rilievi sull’istruzione professionale (che il governo ha detto di accettare) e parere negativo sui licei. 

Appare però obbiettivamente difficile pensare ad una scuola secondaria superiore a più velocità o, peggio ancora, a canali diversamente ritoccati: o tutto o niente.  

Questo spiega la determinazione del ministro che, dopo avere varato la riforma dell’università, intende procedere con l’ultimo livello del II ciclo scolastico.

A favore dei tempi previsti dal governo gioca ad ogni modo il favore bipartisan che incontra il riordino degli istituti tecnici che si appresterebbero a divenire l’asse di tipo scientifico e tecnologico della istruzione del Paese.

Per queste ragioni il ministro Gelmini ha accelerato la richiesta di parere (obbligatorio) da parte delle Commissioni Cultura del Senato e della Camera, che hanno iniziato le audizioni il 5 novembre, in vista della formulazione del previsto parere sulla riforma dei licei, degli istituti tecnici e professionali. Tra i primi ad essere ascoltati sono stati i sindacati: insieme alle richieste di rinvio della riforma (Flc-Cgil in testa e Gilda degli insegnanti) ci sono le semplici richieste di modifica (Cisl scuola, Snals e Uil scuola). Poi è la volta delle associazioni professionali tra cui la DiSAL, l’associazione dei Dirigenti Scuole Libere ed Autonome, che è intervenuta con i propri rappresentanti il 10 novembre al Senato ed il 12 novembre alla Camera.

 

Il parere dei presidi

 

Interessante leggere le osservazioni presentate alle Commissioni da DISAL sui tre Regolamenti (tecnici, professionali e licei) che, con i rispettivi documenti allegati (Piani di studio e Profili generali) meriterebbero considerazioni separate.

Degli schemi di regolamento sono condivisibili:

La scelta di ridurre gli indirizzi di studi ed, in alcuni casi (con la felice marcia indietro sul liceo classico) anche gli orari settimanali;

L’aumento della percentuale di flessibilità curricolare, non più applicata alla singola disciplina ma al monte ore complessivo;

Il timido tentativo di fare i conti con i forti mutamenti culturali, scientifici, tecnologici ed economici con cui ‘registrare’ l’impianto delle discipline della secondaria superiore;

La scelta di diversificare l’impianto culturale tra licei, tecnici e professionali che può dare futuro ad una scuola che prepari al mondo dell’impresa e delle professioni, garantendo dignità culturale al lavoro, contro anni di impero dell’intellettualismo e dell’astrazione;

Il riferimento, almeno come prospettiva, ad una “scuola delle competenze” e l’istituzione dei dipartimenti disciplinari a supporto di questa indicazione.

 

 

Riforma “incompiuta”

 

Inutile negare che ad ognuna delle valutazioni positive sopra espresse dall’Associazione corrispondono tracce di riforme “incompiute”, quando non forti limiti, che sinteticamente riguardano:

La riduzione di indirizzi e orari, che si traduce in un aggiustamento dell’esistente, senza il respiro di una vera riforma;

La flessibilità curricolare che non garantisce una vera autonomia in quanto si realizza solo aumentando discipline e opera in un contesto totalmente bloccato di governance delle istituzioni scolastiche. A questo si aggiunge il vincolo centralistico dell’elenco nazionale di discipline per tecnici e professionali, solo nel quale le scuole potranno scegliere;

Indirizzi di studio e scelte disciplinari nei quali non si sono fatte scelte coraggiose di caratterizzazione (bastavano quattro licei, mentre diverse materie non appartengono alle competenze essenziali perseguite da un curricolo). Vada fra tutti un liceo delle scienze umane non significativo, la trascuratezza per la preparazione scientifica, unitamente alla povertà della formazione artistico-musicale;

Una “scuola delle competenze” nella quale non sono garantiti reali spazi di personalizzazione dei curricoli per il forte permanere dell’impianto disciplinare e della rigidezza delle classi di concorso.

Nell’insieme, poi, la lettura dei Regolamenti non chiarisce 3 punti essenziali per l’attuarsi di una vera riforma:

La scelta di abbandonare il doppio canale per creare di fatto quattro ordini di studi non potrà non pesare sul futuro federalismo scolastico e sull’intenzione di una offerta formativa essenziale;

L’autonomia delle scuole, ben più ampia nella proposta Moratti, e qui ridotta per salvaguardare classi di concorso, organici e condizionamenti del Ministero delle Finanze;

Un’uscita a 19 anni che penalizza i nostri giovani in Europa e nei paesi occidentali.

 

 

Un motore avviato

 

Nell’insieme, dunque, la sensazione è quella (specie nei licei) di un riforma “timida” che, tuttavia, a questo punto, dopo decenni di attesa, vale la pena di essere perseguita e varata tenendo presenti, almeno, i seguenti ulteriori interventi di miglioramento:

Avviare l’introduzione delle riforme nell’a.s. 2010/2011 per tutti gli ordini di scuola solo nelle classi prime, al fine di consentirne una graduale applicazione. I cambiamenti nella scuola hanno bisogno di tempo perché siano reali e non formali;

Introdurre spazi almeno pari al 15% (160 ore annuali) di opzioni disciplinari lasciate alle scelte delle istituzioni scolastiche;

Garantire che l’introduzione di un Ufficio tecnico negli istituti tecnici e professionali sia accompagnato da finanziamenti per l’innovazione tecnologica ed il sostegno di percorsi di raccordo scuola – impresa;

Eliminare il persistere del blocco di bilancio, dei tagli e dell’impossibilità di spesa scegliendo con coraggio la strada perseguita dalle nazioni più sviluppate di investire nell’istruzione ed educazione dei giovani;

-valutare meccanismi di reale autonomia scolastica che consentano, da subito, di non perdere o di utilizzare al meglio le risorse di istituto, anche attraverso la determinazione di organici funzionali di istituto.

 

Il criterio per la valutazione della bontà delle riforme non potrà non essere lo spazio reale di autonomia funzionale, organizzativa, finanziaria che esse introdurranno, a servizio delle istituzioni scolastiche e dei soggetti coinvolti.

Il motore è avviato: speriamo nella ripresa.

 

(Luigi Boscolo, Ezio Delfino)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori