SCUOLA/ Il funzionamento degli istituti statali in crisi: i presidi scrivono alla Gelmini

- Roberto Pellegatta

Dopo le scuole paritarie ora tocca alle istituzioni scolastiche statali. I presidi dell’associazione DiSAL hanno scritto al ministro lamentando voragini finanziarie e organizzative, che mettono a dura prova le migliori intenzioni di buon funzionamento

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Dopo le scuole paritarie ora tocca alle istituzioni scolastiche statali. Prima il tentativo, poi in parte rientrato, di eliminare i fondi ordinariamente previsti dalle convenzioni con le scuole paritarie. Tentativo che, dopo il rimedio, pur mette ancora a rischio di sopravvivenza molte scuole libere cattoliche, come ha recentemente e autorevolmente ricordato anche il card. Bagnasco.

Ora tocca alle statali. Ma il problema non è nuovo.

Si trascina fin dallo sterile dibattito tra presidi ed il Ministro Fioroni, che rimproverava alle scuole di spendere troppo in supplenze, dimenticando che le supplenze sono solo la garanzia di copertura dei docenti assenti o dei posti sui quali l’Amministrazione non ha fatto nessuna nomina.

Ora la situazione precipita. E i presidi stanno scrivendo al Ministro.

Ha iniziato la loro associazione nazionale DiSAL ieri ed a tutt’oggi a centinaia stanno piovendo le adesioni.

Proprio in questi giorni si stanno svolgendo gli scrutini anche nelle scuole superiori, dove, a fronte dell’obbligo di prevedere corsi di recupero per studenti che hanno carenze di preparazione, nessuna comunicazione è arrivata alle scuole sui fondi per pagare questi corsi. I presidi dovranno quindi o attendere ad avviare i corsi o nominare utilizzando (dove ci sono) le poche economie dello scorso anno.

Sempre in questi giorni (anzi a dire il vero già dallo scorso ottobre per legge) i presidi debbono predisporre il Bilancio di previsione 2009: ma si tratta di una “mission impossible” perché dal Ministero e dalle Direzioni Regionali non è arrivata nessuna indicazione sulla cifra da prevedere per il normale funzionamento delle scuole. È giunta una sola Nota dove si dice che questa cifra (non nota) comunque verrà ridotta del 50%!

A questo si aggiungono buchi di crediti (residui, si chiamano in gergo) che le scuole vantano da anni verso l’Amministrazione centrale e che coprono con economie, fondi propri (alle superiori i contributi delle famiglie) o che non coprono proprio. Si tratta di crediti di due o tre anni per gli esami di stato già pagati, di supplenze già retribuite e cosi via.

Per le supplenze la situazione è drammatica nella scuola primaria, dove non c’è più un euro per pagarle, mentre ovviamente il dirigente scolastico è obbligato a far funzionare la scuola.

Questo aspetto finanziario è solo uno dei problemi di crisi del funzionamento organizzativo delle scuole statali. Ora se n’è aggiunto uno nuovo: oltre un terzo delle scuole statali dovranno avviare il carosello del personale supplente delle segreterie e degli aiutanti tecnici, oltre che dei bidelli. Questo perché con mesi di ritardo solo da pochi giorni sono uscite le graduatorie di istituto del personale non docente. E i presidi a metà anno scolastico si vedranno cambiare persone che hanno lavorato nelle segreterie o hanno affiancato i docenti nei laboratori, per vedere arrivare altre che non sanno nulla del lavoro fatto da settembre. Queste voragini finanziarie e organizzative mettono a dura prova le migliori intenzioni di buon funzionamento.

Il tutto mentre oggi leggiamo sui giornali che il neopresidente Obama ha stanziato 145 miliardi di dollari (avete lette giusto!) per il rilancio della scuola americana.

Non è una novità fuori dall’Italia: lo avevano già fatto Blair e Sarkozy all’avvio dei loro mandati. Da noi ci accapigliamo sui tagli.



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