SCUOLA/ I dati diffusi sui tagli agli organici? Un gioco scorretto dei sindacati

- Gianni Rossoni

I dati diffusi in questi giorni non sono né ufficiali né definitivi. Si tratta di cifre estrapolate dai documenti di lavoro prodotti nei tavoli di confronto tra Ministero e sindacati, e renderle pubbliche è stato un atto irresponsabile. Resta comunque l’esigenza di non fare tagli lineari

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In questi giorni si è scatenata un’aspra polemica sui tagli agli organici della scuola ipotizzati dal Ministero per il prossimo anno scolastico. La riduzione di posti per docenti e personale amministrativo ci sarà, e ci sarà anche in Lombardia. D’altronde, gli obiettivi fissati dalla legge finanziaria 133 del 2008 e dal successivo piano programmatico sono noti da tempo: 8 miliardi di euro di riduzione di costo entro il 2012.

Tuttavia, i dati diffusi in questi giorni non sono né ufficiali né definitivi. Si tratta di cifre estrapolate dai documenti di lavoro prodotti nei tavoli di confronto tra Ministero e sindacati, e renderle pubbliche è stato un atto irresponsabile, perché rischia di moltiplicare inutilmente gli allarmismi. Attendiamo quindi i dati ufficiali da parte del Ministero prima di fare considerazioni puntuali sulla riduzione degli organici, anche perché Regione Lombardia ha chiesto precise garanzie sul mantenimento del tempo pieno nella scuola primaria.

Per quanto riguarda gli obiettivi della finanziaria, è invece opportuno fare alcune considerazioni. Non è vero che ridurre il costo della scuola significhi necessariamente diminuire la sua qualità. E’ ormai ampiamente dimostrato da tutte le ricerche internazionali che non c’è diretta correlazione tra il costo dell’istruzione e i risultati raggiunti dagli studenti, in termini di acquisizione di competenze e successo formativo. Il problema della scuola italiana non è la quantità di finanziamenti, in linea con i maggiori Paesi europei, ma l’uso inefficiente delle risorse a disposizione. Se da un lato è giusto difendere i lavoratori della scuola, dall’altro per troppo tempo il diritto degli studenti e le esigenze di efficienza sono state sacrificate a logiche di eccessiva tutela delle garanzie del personale. Nel corso degli anni, il costo della scuola è aumentato a dismisura, ma la sua qualità è rimasta ferma: il costo per allievo in Italia è del 20% superiore alla media OCSE, con un rapporto di 9,1 docenti ogni 100 studenti, contro i 7,5 degli altri Paesi (in Germania e Regno Unito gli insegnanti sono, rispettivamente, 6,6 e 6,9 ogni 100 studenti).

In tema di scuola abbiamo già perso troppo terreno. Occorre iniziare la corsa verso un incremento di efficienza del sistema d’istruzione italiano, senza mettere in discussione né il servizio scolastico né la sua qualità, ma provvedendo ad eliminare sprechi ed inefficienze. La Lombardia ha già fatto molto in questo senso:

Abbiamo una media di 21,32 studenti per classe contro una media nazionale di 20,78 (in alcune regioni la media scende anche a 18 alunni per classe).

Abbiamo operato, già nel 2000, una razionalizzazione delle autonomie scolastiche, accorpando in istituti comprensivi i plessi dalla scuola dell’infanzia fino alla secondaria di primo grado, con una conseguente riduzione di dirigenti scolastici e di personale amministrativo. La media è perciò di 845 studenti per scuola, contro i 600 di altre regioni, in cui nulla di tutto ciò è stato fatto.

Va da sé che i risultati dei nostri ragazzi nelle prove internazionali di valutazione non hanno per questo subito variazioni, ma si sono mantenuti al di sopra dei risultati raggiunti nel resto del Paese. La Lombardia condivide, dunque, la necessità di una razionalizzazione dei costi della scuola, ma non l’ipotesi di un taglio lineare di posti. In Italia esistono situazioni, specifiche e ben individuabili, di sprechi e sacche di generale inefficienza. È lì che bisogna colpire. Se l’azione del governo andrà in questa direzione, troverà il nostro sostegno e la nostra collaborazione. Perché una scuola più efficiente conviene prima di tutto ai nostri figli.



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