SCUOLA/ Ecco perché il “sistema Gelmini” è l’unica soluzione per docenti e ATA precari

- Gianni Bocchieri

Il capo della segreteria tecnica del ministro Mariastella Gelmini, GIANNI BOCCHIERI, spiega nel dettaglio i punti del decreto legge “salva precari” che rappresentano un indubbio vantaggio per tutti i docenti e il personale non docente in attesa di una collocazione professionale definitiva

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Con la pubblicazione del decreto legge n. 134/2009 contenente “disposizioni urgenti per la continuità del servizio scolastico ed educativo per l’anno 2009/2010″, si completa il quadro degli strumenti normativi ed amministrativi adottati dal Ministro Gelmini per assicurare la migliore continuità lavorativa per gli insegnanti iscritti nelle graduatorie ad esaurimento ed al personale ATA iscritto nelle graduatorie permanenti, già titolari di un incarico annuale nel precedente anno scolastico 2008/2009. Il decreto legge n. 134/2009 si affianca alla convenzione stipulata con l’INPS per la gestione dell’attivazione e della cessazione dell’indennità di disoccupazione, attraverso una procedura informatica, che mette in collegamento tutte le Scuole con la banca dati dell’INPS.

Inoltre, il comma 3, dell’articolo 1 del decreto legge sancisce in via legislativa la possibilità per le amministrazioni scolastiche di stipulare accordi con le Regioni, che prevedano attività di carattere straordinario, anche ai fini dell’assolvimento dell’obbligo di istruzione, in cui coinvolgere la stessa platea di insegnanti iscritti nelle graduatorie ad esaurimento ed ATA iscritti nelle graduatorie permanenti. Si tratta di quei progetti di rafforzamento dell’offerta formativa ordinariamente già previsti e realizzati dalle singole Regioni, a valere sui fondi FSE di Programmazione Ordinaria a titolarità regionale. La norma prevede che il personale insegnante ed ATA, coinvolto in questi progetti, conservino l’indennità di disoccupazione a cui aggiungere ulteriori indennità di partecipazione al progetto, fino a copertura del 100% della retribuzione ordinariamente percepita secondo il relativo CCNL di comparto.

In questo modo, salvo opportuni aggiornamenti alla luce della novità legislativa, trovano implicita ratifica quegli accordi già conclusi tra il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e le Regioni Sardegna, Sicilia, Campania, Lombardia, Molise, Veneto e Puglia, che per le Regioni dell’obiettivo 1 (Sicilia, Puglia e Campania) contengono inoltre una virtuosa combinazione tra risorse di Programmazione Ordinaria a titolarità regionale (POR/FSE 2007-2013) e risorse di Programmazione Ordinaria a titolarità ministeriale (PON/FSE 2007-2013).

Nel solco delle politiche anti-crisi del Governo mirate a trasformare politiche passive di carattere assistenziale in politiche attive, per i lavoratori più prossimi al lavoro, il sistema realizzato dal Ministro Gelmini con il decreto legge, con la convenzione con l’INPS e con gli accordi regionali, realizza la migliore politica attiva nell’organizzazione scolastica in quanto prevede di destinare agli insegnanti precari, abilitati, iscritti nelle graduatorie ad esaurimento e che abbiano avuto solo supplenze annuali nello scorso anno scolastico 2008/2009, tutte le occasioni di supplenze temporanee. In questo modo, la spesa previdenziale dell’indennità di disoccupazione dell’INPS si trasforma nell’integrazione al reddito per i periodi di non lavoro, tra una supplenza breve ed un’altra.

 

Inoltre, qualora la supplenza temporanea venga rifiutata immotivatamente, ovvero senza giustificato e comprovato motivo, oltre alla perdita dell’indennità di disoccupazione, l’insegnante precario viene escluso dalla graduatoria dalla graduatoria provinciale delle supplenze temporanee, così da evitare la rinuncia di una supplenza breve preferendo rimanere non nominato (e quindi “passivo”) per percepire l’indennità disoccupazione.

In questo senso, seppure la disciplina generale della disoccupazione ordinaria non sia stata modificata, l’indennità di disoccupazione diventa una sorta di indennità di disponibilità che consente ai supplenti non rinominati per l’intero anno scolastico 2009/2010 di realizzare una continuità di reddito anche a fronte di un’eventuale discontinuità lavorativa, purché vi sia appunto la disponibilità (appunto) ad accettare tutte le occasioni di supplenza temporanea ovvero di essere coinvolti nei progetti speciali di rafforzamento dell’offerta formativa delle Regioni.

Come già detto, i destinatari della proposta sono i supplenti annuali del 2008/2009 che nell’anno scolastico 2009/2010 non avranno la stessa nomina per l’intero anno scolastico. Oltre che per la loro prossimità al lavoro nell’organizzazione scolastica, in quanto si tratta di personale che ha lavorato per l’intero anno scolastico o fino al termine delle lezioni in diversi anni scolastici precedenti, la scelta di questa platea è inoltre giustificata dal fatto che nell’anno scolastico prossimo, vale a dire il 2010/2011, le dinamiche del turn over netto (ovvero la differenza tra pensionamenti e riduzioni delle cattedre) conseguente all’attuazione del piano programmatico di riorganizzazione scolastica della legge 133/2008 sono destinate a mutare radicalmente, consentendo a coloro che, nel 2009/2010 sono stati destinatari di supplenza per l’intero anno, di essere rinominati, nel prossimo anno scolastico 2010/2011.

Il comma 4, dello stesso articolo 1 del decreto legge in commento prevede che al personale coinvolto nei progetti con le Regioni e al personale che non rifiuti le occasioni di supplenze temporanee venga riconosciuta la valutazione dell’intero anno ai fini dell’attribuzione del punteggio nelle graduatorie ad esaurimento, per gli insegnanti e nelle graduatorie permanenti per gli ATA.

Sono evidenti i vantaggi del descritto sistema realizzato dal Ministro Gelmini.

Oltre che a promuovere l’attiva partecipazione del lavoratore, la destinazione prioritaria di tutte le supplenze temporanee agli insegnanti ed ATA, che erano titolari di supplenza annuale, trasforma una politica passiva di erogazione dell’indennità di disoccupazione in politica attiva di integrazione al reddito, a fronte di accettazione di occasioni di impiego.

La convenzione INPS evita al personale insegnante ed ATA di recarsi all’INPS o al Centro per l’Impiego, per chiedere l’indennità di disoccupazione o per comunicare l’inizio di un nuovo rapporto di lavoro, oltre che a rendere fluida l’attivazione dell’indennità di disoccupazione, quale integrazione al reddito, in caso di mancanza di occasioni di impiego.

Infine, con il decreto legge, gli accordi con le Regioni combinano fruttuosamente e virtuosamente risorse nazionali e comunitarie di cui ai POR e PON, per la migliore risposta alle esigenze di miglioramento della qualità dell’offerta formativa e alle esigenze di miglioramento dell’organizzazione del lavoro nell’amministrazione scolastica.

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